Home Opinioni Opinioni Musica

Paul McCartney rende favoloso pure l’autotune

'Get Enough' è una dimostrazione tangibile del valore dell’effetto vocale per chi, nel 2019, crede ancora che sia esclusivamente un escamotage per ‘cantare intonati fregando il pubblico’

Paul McCartney

Foto: Mike Coppola/Getty Images

Nella grande diatriba tra Lennon e McCartney ho sempre tifato per Macca. Forse perché era meno considerato, forse perché la prima canzone che la mia insegnante di canto mi fece preparare (non presi molte lezioni, sigh!) fu Here, There and Everywhere, una stupenda traccia di Revolver nonché unico brano per cui John Lennon si congratulò con il suo compagno di band, forse perché non credo nell’idolatria infinita e intoccabile degli artisti che abbiamo perso lungo la via. Preferisco Paul perché la sua carriera da solista è una montagna russa di errori, tentativi, esperimenti più o meno riusciti. Perché Lennon se ne è andato mentre Macca ha perso Linda e ha continuato a sorriderci. Perché McCartney è un mito, ma non sarà mai il MITO come Lennon, e per questo gli voglio un gran bene.

Quindi, con un ritardo di cui faccio mea culpa, quando ho scoperto Get Enough, il suo ultimo singolo, sono rimasto senza fiato. Una ballata con un pianoforte profondissimo che sfocia nel climax di una apertura beatlesiana per un amore adulto. La voce di Macca inizia roca, consumata come un cantautore stanco e ferito, prima di deformarsi in maniera insolita e venire proiettata dentro l’autotune. E qui Paul ci mostra tutta la sua grazia. Presa lezione dalla collaborazione con Kanye West, Paul rende l’autotune uno strumento d’incredibile efficacia, emozionante, educato e moderno. È il futuro che si scrive nel presente raccontando di un amore passato. È la fotografia di un tempo storico. Più che Kanye West, più che Bon Iver. Oltre tutto, per testo, interpretazione, scrittura.

Get Enough è una dimostrazione tangibile del valore dell’autotune per chi, nel 2019, crede ancora che sia esclusivamente un escamotage per ‘cantare intonati fregando il pubblico’. Paul ci dimostra, con classe esemplare, cosa significa utilizzare un effetto vocale e renderlo magia. Con la stessa spiccata voglia di sperimentare con cui i Beatles rivoluzionarono il lavoro in studio, con la stessa potentissima capacità di scrivere semplici canzoni d’amore, con quella voglia di non smettere mai, Paul scrive una canzone bellissima che sicuramente si andrà a disperdere nel nulla, oscurata da qualche hit pronta a banalizzare le possibilità artistiche dell’autotune.

Sir Paul è stato chiaro, ‘diranno Paul McCartney con l’autotune? Ma dove siamo arrivati?! Ma vi dico questo: se lo avessimo avuto ai tempi dei Beatles, lo avremmo usato tantissimo’. E noi non possiamo che credergli perché, ricordiamoci, stiamo parlando della storia vivente della musica leggera. Paul, rimani il mio beatle preferito. I can’t get enough of you.

Leggi anche