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Nuovo Cinema Guè

In 'Gvesvs' il rapper è regista e attore d'un film sul narcisismo consapevole dei gangster metropolitani. È il maschio in croce in un mondo dove anche i malandrini fanno i conti col politicamente corretto

Guè

Foto press

L’ultimo noto a tirare in ballo l’iconografia di Gesù era stato Kanye West, tra deliri di onnipotenza, svolte mistiche e complottismi social. Per fortuna non c’è nulla di tutto questo in Gvesvs, a partire della cover che ricorda più il Gesù di Nazareth di Zeffirelli che Yeezus, ma la missione di Cosimo Fini è altrettanto ambiziosa: ridisegnare i confini del rap game italiano, di cui da anni è uno dei leader indiscussi, dandogli una nuova dignità.

Se molta della scena attuale mette sullo stesso piano credibilità artistica e di strada, mixando al flow la fedina penale, Guè prende la via della fiction diventando regista e attore di un inedito film di genere, che paga debito di riconoscenza tanto allo spaghetti western quanto ai gangsta movie. Il racconto della realtà diventa nelle sue rime una sceneggiatura more than real, a cui non è necessario credere, ma è altrettanto facile immedesimarsi, proprio come al cinema.

L’immaginario filmico permea tutta questa nuova produzione. Già nelle stories pubblicate prima dell’uscita del disco vediamo Guè in ville con piscina alle prese con l’atto creativo, come uno sceneggiatore hollywoodiano – tra Californication e Somewhere di Sofia Coppola – che, sguardo al tramonto, appunta sullo smartphone il profilo del personaggio protagonista: un uomo ricco, famoso, ambizioso, mediamente tormentato, con una patologia all’occhio sinistro, e nato il 25 dicembre. Sarebbe piaciuto a Sergio Leone, lo avrebbe fatto interpretare a Giuliano Gemma.

Da lì alla creazione dell’immaginario guercesco “che ha ispirato generazioni” – come ricorda nella prima traccia del disco – il passo è breve: vacanze a Ibiza, Rolex Daytona al polso, donne sulla Lamborghini, champagne possono essere il set tanto di un film d’azione (come nel suo recente mixtape Fast Life 4) quanto di un dramma ritmato e lirico come Gvesvs.

La differenza sta nella scrittura per fotogrammi, oggi sempre più “conscious e introspettiva” come commenta Franco126 (su Esse Magazine), uno dei featuring migliori dell’album. Ci sono dettagli come “il silenzio rotto dalle unghie sul suo telefonino” (in Gangster of Love), primi piani come “ho pesato sempre solo droghe, invece che le azioni e le parole” (Senza sogni), campi lunghi tipo “la puzza di fama, eau de parfume della mia gente” (Lunedì blu) e mezzo campo come “ho fatto così tardi che è diventato presto” (Fredda, triste, pericolosa).

Senza contare le ore di girato in soggettiva, in cui il regista Cosimo Fini indaga – portando in superficie, nel flow e nelle massicce punchline, la sua profondità – lo stato dell’arte del maschio etero quarantenne papà da pochi giorni, quell'”animale che mi porto dentro” (cit. Battiato, ma pure Francesco Piccolo) che il dibattito contemporaneo sta via via rottamando: dal ritornello di Futura ex “nasco solo, muoio solo” al racconto di una relazione tossica in Veleno (“la mia vita è andata a pezzi e se li rimetti insieme parleranno solo di me e di te”) fino al “sono Nessuno, nell’abisso Nettuno” del pezzo con Coez.

Non troppo lontano dalla psicanalisi rap che si fa antropologia pop del collega Marracash, Guè veste col gessato dei gangster metropolitani il narcisismo consapevole – tanto da essere finalmente ironico e spaccone (Piango sulla Lambo è una hit in partenza) – e il romanticismo sofferente, che torna essere sexy dopo l’abbuffata di dolcificante delle ultime annate di indie italiano.

Gvesvs è il maschio in croce, ferito, alle prese con un mondo nuovo dove anche i malandrini fanno i conti col politicamente corretto, e le espressioni volgari sono al minimo storico della sua discografia. Ma la corona di spine che si porta in testa Guè luccica più che mai, non si può più parlare di disco della maturità, siamo oltre, sempre dentro al rap game, che poi non è altro che un lungo campionato dove l’esperienza, lo stile e la musica sono l’unica cosa che conta per vincere sia dischi di platino che rispetto, la “famosa” street credibility. Grazie anche al prezioso contributo di fini esploratori di sound e beat come Shablo, Night Skinny, 2nd Roof, dj Shocca e l’onnipresente Sixpm, Gvesvs è la conferma di come Guè sia uno dei pochi in grado di coniugare ricerca e intrattenimento nell’hip hop italiano, garantendo così un elisir di lunga vita al genere e un esempio di qualità alle generazioni rap più giovani.

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