Nel mulino che vorrei c’è Bianconi (con Baby K) | Rolling Stone Italia
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Nel mulino che vorrei c’è Bianconi (con Baby K)

Il cantautore ha inciso 'Playa' con la regina delle hit estive: il risultato è sorprendente (e ora ci aspettiamo l'operazione inversa)

Sono abbastanza grande per ricordarmi, e a volte anche per aver apprezzato, alcuni dei duetti più strambi degli ultimi anni. I Linea 77 con Tiziano Ferro, Ozzy Osbourne con Jessica Simpson, Pavarotti con gli Aqua e purtroppo pure i virologi Bassetti, Crisanti e Pregliasco alle prese con la canzone sui vaccini. Insomma, ne abbiamo viste.

Mai però, devo dirlo, avrei pensato di trovarmi davanti alla canzone che ho ascoltato poche ore fa. Sarà che in pandemia, oltre che a fare il pane — no, non è vero, lo vendono più buono: perché dovrei? — ho lavorato sull’importanza di continuare a stupirsi, chi lo sa. Per chi non lo sapesse comunque Francesco Bianconi, cantautore, musicista, scrittore e frontman dei Baustelle (citiamo Wikipedia, spero lui, Bastreghi e Brasini non vengano alle mani per definire la leadership), ha fatto un duetto con Baby K. Sì.

Lui che non ha di certo l’aspetto di uno che manda in shuffle la playlist ‘Ritmo caliente’ su Spotify. Lui che quando gli altri sono in spiaggia a ballare reggaeton me lo immagino in montagna, all’ombra. Ma tant’è. Un giorno, mentre era in macchina con la figlia, Bianconi ha acceso l’autoradio ed è rimasto folgorato. Il voltaggio non c’entra, parliamo di musica. Sulle frequenze parte Playa di Baby K. È subito amore.

«La melodia, le parole, l’armonia, l’interprete: tutto mi intrigava, tutto sembrava chiamarmi, come le Sirene di Ulisse. Da subito la canzone mi ha emozionato e da subito ho cominciato a pensarla, dimezzata, in tempo di ballad». Ballad che era arrivata qualche mese fa, durante il lockdown (probabilmente neanche Bianconi fa il pane), e che ora è tra noi anche in versione duetto, proprio con chi quella canzone l’ha interpretata ma pure scritta insieme a Federica Abbate e Davide Petrella. «Fa ridere che adesso la si può ballare comunque, anche d’inverno», scrive lui su Instagram. «È incredibile cosa può succedere quando la musica ha una tale forza da riuscire ad abbattere categorie, generi, che servono ad altri per poterci definire», dice lei.


Il risultato è sorprendente. Sulla carta, perché mai avremmo immaginato la fattibilità di questo duetto, ma pure per le orecchie. Playa, rallentata e con un arrangiamento acustico, diventa la colonna sonora perfetta di un film in cui si piange. «Prendo uno spicchio di luna e lo metto nella sangria» passa da aperitivo a ritratto struggente, «e allora dimmi com’è che si fa a nuotare se ho bisogno di te in questo mare» da probabile ballo di gruppo a grido malinconico.

La voce di Bianconi rende Playa intimista, quasi sacra. «Ho cercato di cantarla in una maniera che sta fra il distacco e una specie di gioia disperata, come fosse l’ultimo giorno del mondo», ci aveva detto. Che lui potesse cantare tutto e renderlo bianconiano lo sapevamo già, sentire la voce di Baby K orfana di percussioni invece era tra la lista delle esperienze da provare almeno una volta nella vita. «Ascoltando questo pezzo ho capito Hegel», cita un commento sotto al video. «Sembra Gassman che legge il menù», dice un altro. Comunque sia, operazione riuscita. Ora però ci aspettiamo il contrario: che i due scelgano un pezzo di Bianconi (una canzone, non un brandello) e lo trasformino in un reggaeton. Yo, Bianconi!

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