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‘Murder Most Foul’ è la canzone di Bob Dylan di cui avevamo bisogno

Il primo brano del cantautore dal 2012 arriva al momento giusto e ci spiega che la musica può darci conforto durante un trauma collettivo

Ovunque in questo momento ci sono persone spaventate, smarrite e in lutto. La crisi del coronavirus ha trasformato la nostra vita a velocità scioccante e Bob Dylan vuole dirci che sente il nostro dolore.

Come potremmo altrimenti spiegare l’uscita di Murder Most Foul, una scarna ballata di 17 minuti che racconta alla perfezione quello che sta accadendo? Inizia come un brano storico, un resoconto poetico e dettagliato dei “giorni oscuri a Dallas, novembre ’63”, quando John F. Kennedy è stato assassinato. È un momento centrale nella carriera di Dylan, e per un momento sembra che possa tornare alla scrittura politica per cui era conosciuto ai tempi – storie di ingiustizia violenta, come The Lonesome Death of Hattie Carroll, oppure sull’anima di una nazione, come With God on Our Side (gli storici del folk noteranno che Kennedy è descritto come “l’agnello sacrificale”, un parallelismo con la metafora di Crucifixion, capolavoro scritto nel 1966 dal collega Phil Ochs).

Ma è a questo punto che Dylan fa un salto nel tempo verso la Beatlemania, Woodstock e oltre. Ci sono battute macabre (“You got me dizzy, Miss Lizzy / You filled me with lead”) e dichiarazioni minacciose sulla fine del mondo. Dylan canta con una voce fuori dal tempo, come il fantasma sardonico che galleggia sul relitto del 20esimo secolo in Desolation Row. Torna diverse volte ai fatti di quella giornata a Dallas. Più di ogni cosa, però, chiede di ascoltare delle canzoni – si rivolge al grande DJ Wolfman Jack, o a chiunque sia in ascolto, per mettere su gli Eagles, Billy Joel, Fleetwood Mac, i Queen, Nina Simone, Thelonious Monk, Beethoven. Canzoni folk, canzoni blues, canzoni gospel, canzoni rock. “All that junk, and all that jazz”. Le richieste continuano, un amore lungo una vita per la musica popolare raccontato come un’ultima disperata preghiera.

Qualcuno potrebbe pensare che il senso di Murder Most Foul si diluisca in quell’elenco così lungo di titoli e nomi, ma non è così. Diventa più potente. Questa, in fondo, non è una canzone sull’omicidio di Kennedy come Tempest lo era sull’affondamento del Titanic o Roll On John sull’assassinio di John Lennon – due canzoni di Tempest, album del 2012 che condivide più di una somiglianza con quest’ultimo pezzo, ma che non era altrettanto profondo.

Murder Most Foul, in realtà, parla di come la musica può darci conforto durante un trauma collettivo. Quando tutto nel mondo sembra sbagliato, una canzone può essere l’unica cosa che ha senso. La persona che canta questo pezzo vuole solo ascoltare qualcosa che parli al dolore e alla confusione del suo cuore. Per noi che torniamo da Dylan per chiedere la stessa cosa, Murder Most Foul è arrivata al momento giusto.

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