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Michael Stipe, il nuovo singolo ‘Your Capricious Soul’ non delude (e fa bene al pianeta)

L'ex frontman dei R.E.M. ha finalmente pubblicato il suo primo singolo ufficiale dopo otto anni, un brano scaricabile dal suo sito con una donazione benefica alla causa ambientalista

Michael Stipe

Qualunque persona assennata ha sentito la mancanza di Michael Stipe nella scena musicale internazionale, in tutti questi anni. Ben otto di lunga e pressoché totale assenza, se si escludono una manciata di esibizioni dal vivo. È stato quindi inevitabile sussultare alla notizia di un ritorno – okay, da solista senza i R.E.M., non si può avere tutto dalla vita – con nuove canzoni, come trapelato qualche mese fa. Poi ce ne siamo andati in vacanza e dio solo sa quante faccende interne ci hanno distratti qui dalle nostre parti, per cui rieccoci di nuovo a sussultare alla notizia dell’uscita del primo singolo solista, pubblicato a valle di un weekend di uscite discografiche piuttosto intenso.

Your Capricious Soul è stata diffusa alla maniera che ci si aspetta da Michael Stipe, ovvero: in download sul suo sito ufficiale, gratuitamente o a fronte di una donazione a partire da 77 centesimi di dollaro al movimento attivista di sensibilizzazione verso il cambiamento climatico Extincion Rebellion, nato ufficialmente nel 2018 nel Regno Unito e parte attiva delle proteste ambientaliste globali, assieme a quelle giovanili dei Friday For Future sostenuti da Greta Thunberg. Il download a pagamento comprende la versione master della canzone in formato aif, il testo del pezzo, il video diretto da Sam Taylor-Johnson, un poster della canzone in pdf, uno stencil in formato png, una galleria in gif e mov contenente 73 autoritratti del cantante. L’opzione gratuita permette di scaricare il pezzo in m4a.

Your Capricious Soul – Michael Stipe from JMSPROJ on Vimeo.

Composta e interpretata da Stipe con Andy LeMaster, che ha già collaborato in passato col cantante, Your Capricious Soul regge il peso delle aspettative, al netto del fatto che si tratta di un solo brano e che non siamo più nel 1983 di Murmur e forse non vogliamo nemmeno starci. Eppure, dietro alle palesi intenzioni di condividere un brano con la fisionomia e la metrica dell’inno trasversale e multi-generazionale contemporaneo – «How to serve your body? How to serve your mind, searching your capricious soul?» –, si nascondono tracce altrettanto evidenti del timbro inconfondibile dei R.E.M., per la felicità dei fan più nostalgici e orfani della band di Athens.

Sopra alla scorza dura del basso sintetico che sorregge la struttura del pezzo, Michael Stipe ricama una linea vocale che ha tutte le caratteristiche del marchio di fabbrica, ancora ben riconoscibile seppure senza il supporto di quell’altro marchio di fabbrica: le chitarre Peter Buck. Da una parte è strano e triste, dall’altra ci fa entrare più facilmente in questo nuovo capitolo della carriera di un artista di cui abbiamo particolarmente bisogno al giorno d’oggi e che siamo davvero felici di poter riascoltare.

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