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Michael Stipe, ‘Drive to the Ocean’ è una potente profezia ambientalista

Nel giorno del sessantesimo compleanno, il cantante dei R.E.M. ha pubblicato un inno ecologista intenso e pieno di immagini forti

C’è una cosa in cui Michael Stipe è bravo. Riesce a suggerire cose senza dire granché, trasmette sensazioni accostando parole in modo singolare, costruisce senso attraverso l’uso del nonsenso, usa immagini potenti per congegnare narrazioni enigmatiche. Succede anche in Drive to the Ocean, il pezzo che il cantante dei R.E.M. ha pubblicato in occasione del sessantesimo compleanno. È una sorta di profezia ambientalista, un viaggio verso l’oceano che si svolge in un ambiente musicale irreale.

La musica è cupa e tesa, è come se si stesse aspettando un disastro imminente – o forse è già avvenuto. Beat e suoni elettronici sono abbinati a quello che sembra uno strumento a corda orientaleggiante e a un potente coro maschile. I protagonisti, cui il cantante dà voce, sono attratti da una forza invisibile verso l’oceano. In questo percorso gioca un ruolo la radio, elemento ricorrente nel repertorio di Stipe. I protagonisti finiscono per trovarsi di fronte al mare con “tutte le creature del signore che si sono radunate in unità”.

Che cosa vuol dirci Stipe? La canzone è ambientata in un mondo che ha superato la soglia di non ritorno dei cambiamenti climatici e cerca nell’oceano un’estrema e impossibile via di fuga? O forse è il racconto allegorico di una presa di coscienza globale? O magari è una riflessione sul luogo in cui ci ha condotti un progresso senza regole? “Siamo venuti qui per esplorare”, canta Stipe con voce ancora magnificamente magnetica. A metà canzone, quando sembra aver detto tutto, il pezzo riparte. L’atmosfera si fa più leggera, è come se il tempo si rischiarasse. È una nota di speranza, forse di ottimismo in una canzone che descrive l’umanità che contempla i propri fallimenti.

Drive to the Ocean è acquistabile presso il sito ufficiale del cantante. La donazione minima di 77 centesimi di dollaro (0,72 euro) dà diritto a 50 download da effettuare entro il 2 luglio comprendenti varie versioni audio della canzone (FLAC, AAC Master, m4a), copertina, testo scritto a mano, sei wallpaper per computer, telefono e tablet, lyric video e video ufficiale. Quest’ultimo, diretto da Stipe, mostra tre giovani che si trovano su una spiaggia a fissare il mare col vento in faccia, in un’atmosfera resa irreale dal colore giallo che tinge ogni cosa.

Per 365 giorni, i ricavi di vendite e sincronizzazioni della canzone andranno a Pathway to Paris, organizzazione non profit fondata da Jesse Paris Smith (la figlia di Patti Smith) e Rebecca Foon. Tramite iniziative pubbliche ed eventi culturali, Pathway to Paris mira a sensibilizzare il pubblico circa l’importanza dell’Accordo di Parigi per il clima sottoscritto nel 2016 dagli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite. Drive to the Ocean dialoga in qualche modo con Legacies, la canzone per ukulele e sintetizzatore che la stessa Jesse Paris Smith ha pubblicato quattro giorni fa e che riflette sulle nostre responsabilità nella gestione del pianeta nel decennio appena passato.

Stipe ha presentato per la prima volta Drive to the Ocean durante un evento organizzato da Pathway to Paris, nell’aprile 2019 al Museo di Storia Naturale di New York. “Penso pressoché da sempre che in quanto esseri umani progrediamo solo quando siamo in grado di risolvere i problemi. Il nostro obiettivo più nobile è incoraggiare e garantire l’uso di fonti di energia sostenibile; e di sostenere – più che sminuire – Gaia, la casa che condividiamo con specie, energie e forze vitali. In quanto a Pathway, mi piace vedere una generazione più giovane della mia che affronta questi problemi con rinnovato vigore e interesse, ispirando a sua volta ognuno di noi a incrementare il suo impegno e a muoversi con determinazione verso un futuro migliore per tutti”. Tre mesi fa Stipe aveva pubblicato un altro singolo benefico, Your Capricious Soul, i cui proventi vanno a Extinction Rebellion, movimento che usa la disobbedienza civile nonviolenta per sensibilizzare il pubblico circa l’allarme lanciato dalla comunità scientifica.

Otto anni dopo la scioglimento dei R.E.M., Michael Stipe usa la sua (residua) popolarità per supportare cause in cui crede. Drive to the Ocean è un gran bel pezzo, ma non c’è niente di sensazionale, né di clamoroso nell’attuale attività di Stipe, né è dato sapere se pubblicherà altre canzoni o se un giorno stanno raccolte in un album – lui invita a non trattenere il fiato e spiega che “ho appena ritrovato il piacere di scrivere canzoni, godetevi il viaggio insieme a me”. Le sue cose soliste non entreranno nel grande canone pop, però testimoniano la volontà dell’uomo di vivere il suo tempo. Ribadiscono l’idea che il cambiamento deve partire anche da piccoli gesti inseguiti con determinazione. Forse, forzandone un po’ il senso, Drive to the Ocean dice proprio questo: scegli un obiettivo e cerca di perseguirlo come se stessi seguendo una profezia.

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