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‘Machete Mixtape 4’, il ritorno alle origini (di culto) di Salmo e compagni

A 4 anni dall'ultimo disco collettivo, esce a sorpresa il nuovo lavoro della crew nata in Sardegna. Che riunisce la scena (da Ghali e Massimo Pericolo a Marra) per rappare sui suoi beat elettronici. Una boccata d'ossigeno

Quando si raggiunge un successo spaventoso ci sono due opzioni: surfare l’onda per cercare di accumularne ancora di più, oppure sfruttarlo per fare quello che più ti piace e più ti rappresenta. Ancora una volta sceglie la seconda Salmo, che, ad appena 8 mesi da Playlist – che nel frattempo non accenna a uscire dalle classifiche e a riscuotere dischi d’oro – e nel mezzo di tour particolarmente impegnativo – con tanto di ginocchio a pezzi sul palco e di festival in mezzo al mare – ha trovato il tempo di fare un salto nel passato, per riportarlo nel futuro.

Ne saranno contenti i fan storici del rapper di Olbia, quelli che ne hanno sempre apprezzato l’attitudine hardcore e l’adesione sentimentale alla fase con le pezze al culo dell’hip hop italiano. Da oggi, infatti, si ritrovano tra le mani il quarto Machete Mixtape, forse l’ultimo grande culto del rap di casa nostra ormai entrato da un pezzo nella dimensione mainstream (se non nella fase di saturazione). 

Il primo episodio della saga Machete, la crew hip hop più longeva d’Italia con 10 anni di barre e beat sul gobbone, risale al 2012, l’anno della svolta per mister Lebon. Negli anni il volume – ancora decisamente artigianale – è diventato un superclassico, grazie alle sue sonorità martellanti e inconfondibili, alle rime aggressive e a un pezzo generazionale come King’s Supreme, con cui nuovi talenti come Gemitaiz o Rocco Hunt si impongono sulla scena. 

L’anno dopo arriva il numero due e il giro si allarga, con collaborazioni di primo piano a impreziosire il lavoro di Salmo e compagni. Ancora 12 mesi e viene rilasciato il terzo capitolo, il primo ad essere distribuito da un major e a raggiungere il disco d’oro (fisico!). L’anima del progetto è la stessa, come dimostra un pezzo come Battle Royale (per citare un altro brano entrato con il tempo in una specie di dimensione liturgica), ma ormai i macheteros giocano in un altro campionato.

Un simile discorso vale a maggior ragione ora, nel momento in cui l’uomo immagine della cricca ha assunto i connotati del re Mida del rap italiano. Ma Salmo, invece che diventare testimonial di una compagnia telefonica – e alla faccia del refrain sulla sua volontà di prendersi una pausa dalla musica -, ha un modo tutto suo di vivere i trionfi, e così a maggio ha riunito per una ventina di giorni i compagni nella sua isola e in poco più di un mese il disco era pronto. Piccola nota a margine: non era semplice mantenere l’operazione riservata, la comunicazione a sorpresa degli ultimi giorni è stata la solita mossa di marketing da applausi. 

Nel Machete Mixtape 4 si trovano tutti i membri della crew, che oggi è composta da Salmo, Slait, Hell Raton (la supervisione di tutto il progetto è a cura dei tre), Nitro, Dani Faiv e Jack The Smoker. Assieme a loro gli esponenti dell’etichetta “sorella” 333 Mob, cioè Low Kidd (fondatore con Slait) e Lazza, cui si sommano tha Supreme e Beba, che da anni fanno parte del team da “esterni”. Il feat di quest’ultima in Io può rappresenta la prima volta di una donna in un MM ed è un’intrigante novità che ci dice che forse qualcosa sta cambiando per davvero (e non solo a livello di hype social-mediatico) nella galassia hip hop italiana.

La voce di Salmo, che ritorna in parecchie delle 18 tracce, è il trait d’union dell’album assieme ai beat elettronici che lo caratterizzano, un chiaro rimando alla fase pionieristica di Machete e all’epoca delle rime sulla dubstep. Sulle basi, in cui spesso i bassi superano la soglia d’allarme, si alternano gli MC, e sono veramente tanti. Nell’epoca della musica liquida e della rincorsa alla hit a tutti i costi, siamo di fronte a un disco come quelli di una volta: tutte le tracce sono mixate tra loro e non di rado si fatica a scorgere la fine di un brano e l’inizio di quello che segue. 

Machete Mixtape 4 è pensato per un viaggio in macchina – senza figli né mogli, a meno che non siano a loro agio a sentire uomini parlare ripetutamente di sperma – che fila via senza accorgersene, o per chi per lavoro può concedersi il lusso dell’autismo selettivo. L’album richiede più di qualche ascolto, se si vuole passare a un livello successivo nei testi è pure meglio abbondare.

Le barre sono rap purissimo, senza tagli. Emergono i trascorsi nel freestyle di molti macheteros: ci sono mamme puttane (chi lo avrebbe mai detto?!), costanti rivendicazioni di talento vs. “suckeritudine”, c’è la costruzione di un universo di riferimento fatto di film e cartoon (Star Wars, Dragon Ball, Ken Shiro) e qualche passaggio – interessante, da riascoltare bene – più politico (bella per Dani Faiv che ritorna sul tema decisivo sollevato da Salmo in 90 minuti: il razzismo di chi ascolta hip hop senza conoscerne storie e orizzonti).

Qualche indulgenza trap si avverte, ma è sommersa dalle sberle in faccia che rifilano Slait e soci. E poi i tributi all’old school che affiorano qua e là, dagli skit à la Sangue Misto al freestyle registrato con il telefonino della traccia numero 14. Come? Non abbiamo parlato dei featuring? Si parte forte con Lazza e Salmo, che, dopo aver infilato una hit dopo l’altra (senza cercarle) nel suo ultimo disco, dimostra di non temere rivali quando si possono scollegare tutti i freni.

Man mano entrano in scena gli altri padroni di casa della crew – menzione speciale per Nitro, ma non è una novità -, e per tha Supreme, classe 2001 che cura anche un paio di produzioni. Farsi “cantera” per il rap italiano è una delle ambizioni di questo mixtape, così come dei tre esemplari che l’hanno preceduto: ecco allora spuntare tra le tracce Young Miles, produttore di 17 anni conosciuto dai “vecchi” di Machete nella realtà parallela del gaming, e Shiva, vent’anni e un flow super spontaneo.

E poi i già citati Dani Faiv e Beba. E Massimo Pericolo, immancabile se si vuole restituire un’istantanea del meglio del rap nazionale contemporaneo. Anche gli ex pischelli dell’ondata trap sono ben rappresentati, con Izi, Tedua e persino Ghali a passarsi il microfono. Fanno cose che non sono le loro, ma sono parecchio bravi ad adattarsi ad atmosfere altrui. Magari non sono cresciuti con Enter the WuTang e Odio pieno, però hanno studiato e si sente.

Si arriva ai nomi storici, con l’esordio nei mixtape di Marracash, e poi Fibra e Gemitaiz a chiudere. C’è parecchio ricambio anche tra i produttori, con l’extra lavoro di Low Kidd a cui si aggiungono Strage, lo stesso Salmo, Sick Luke, Mace, Kanesh e Dade, nella sua nuova vita oltre i Linea 77. Insomma, se non siete tipi da tormentoni un ascolto per l’estate ora ce l’avete. Con Machete Mixtape 4 vi garantirete un salto indietro nel tempo, quando l’hip hop era qualcosa di meno accessibile, imbrillocato e comunitario. 

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