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Lo dicono i numeri: lo streaming funziona solo per l’1% degli artisti

Piattaforme come Spotify avrebbero dovuto democratizzare l'ascolto. Non è successo e oggi i big si spartiscono quasi tutta la torta, mentre il 99% di band e cantanti annaspa e non riesce ad emergere

Foto: Mohammed Elshamy/Anadolu Agency/Getty Images

C’è stato un tempo in cui lo streaming era considerato una piccola utopia, un ecosistema musicale in cui qualunque artista avrebbe avuto accesso al pubblico, un mare infinito di possibilità di ascoltare dischi underground diversi dai soliti successi.

E invece il mondo dello streaming somiglia alla vecchia industria discografica. Oggi come allora, solo un gruppo ristretto di artisti gode di gran parte dell’attenzione degli utenti. Anzi, praticamente di tutta. Lo streaming non ha colmato il gap che separava grandi e piccole produzioni, lo ha anzi allargato. Un’analisi degli streaming audio e video condotta da Alpha Data tra il 18 gennaio 2019 e il 17 luglio 2020 rivela che l’1% degli artisti monopolizza il 90% degli stream.

Se invece guardiamo alle vendite degli album, l’83% del totale è appannaggio dell’1% degli artisti. Il quadro è leggermente più equo per quanto riguarda le copie fisiche: l’1% ha il 54% del totale delle vendite (sempre nel periodo gennaio 2019-luglio 2020). Con lo streaming, se non altro, va meglio che in radio, dove l’1% degli artisti riceve praticamente tutti i passaggi, il 99,996% per la precisione.

Tornando allo streaming, il 10% degli artisti raccoglie l’attenzione di quasi tutto il pubblico, mentre il restante 90% è ascoltato dallo 0,6% degli utenti. Quasi metà degli artisti totalizza meno di 100 stream per la musica pubblicata. Sul fronte delle copie fisiche e dei passaggi radiofonici, il 10% totalizza rispettivamente il 92% e il 100%. Spiegare la discrepanza tra vendite e streaming è semplice: sulle piattaforme c’è molta più musica disponibile rispetto ai negozi di dischi.

Daniel Ek, fondatore e CEO di Spotify. Foto: Antoine Antoniol/Getty Images

Lo scorso anno, il CEO di Spotify Daniel Ek ha stimato che ogni giorno vengono caricate sulla piattaforma qualcosa come 40 mila canzoni. Per gli artisti è sempre più difficile farsi notare tant’è che alcuni pagano società specializzare nel far arrivare la propria musica sulle playlist della piattaforma. «Qualunque cosa tu faccia, finirai per soccombere», dice Jason Grishkoff, che guida una di queste aziende, SubmitHub. «Non invidio gli artisti».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.