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L’itpop canta De André, ma dimentica le donne

'Faber Nostrum', la compilation tributo dell'indie alle canzoni di De André, non è solo un disco. È un cantiere aperto per portare Faber alle orecchie dei più giovani, ma che non può prescindere dalla voce delle donne

Prima venne The André a far cantare alla voce di De André la trap, con un’imitazione capolavoro, oltreché una trovata simpatica e geniale, poi arrivò Faber Nostrum, la compilation tributo che fa cantare all’itpop le canzoni di De André.

Insomma Fabrizio De André è più attuale che mai e anzi «ha il diritto di essere superato, seppur con grande rispetto, perché si può ancora fare buona musica, nonostante i mostri sacri» dicono gli Ex Otago che «da genovesi abbiamo sentito un richiamo forte, anche se al tempo stesso è difficile rifare De André, almeno tanto quanto per il figlio di Maradona è difficile mettersi a giocare a calcio». La band di Genova è una dei tanti ospiti che hanno inciso le quindici tracce che compongono il disco e che sono presenti al release party che si è tenuto al Mercato Centrale di Roma. La location nuova di zecca, vicino a Termini, anzi proprio dentro la struttura della stazione – una specie di astronave fatta di design all’ultima moda, piena di ristorantini gourmet e con una cura dei dettagli impeccabile – è in totale antitesi con il caos che c’è attorno, il traffico, la merda, i clochard che dormono a tutti gli angoli delle strade attorno e i treni che sputano persone nell’inferno di Roma. Anche Dori Ghezzi è della stessa idea degli Ex-Otago, e dice «è giusto che siano gli altri ad andare avanti, Fabrizio ha cantato temi che purtroppo sono ancora attuali, ma mi auguro che prima o poi diventi anacronistico» e prosegue «questo è un progetto che è stato fatto per amore della musica, è stato un piacere vedere come ogni artista abbia fatto il proprio viaggio nella canzone che hanno deciso di rifare».

Ma Faber Nostrum non è solo un disco «è un progetto che rimane aperto, è un hub. Abbiamo chiesto agli artisti più rappresentativi dell’attuale scena attuale di rifare alcune canzoni, ma speriamo che possano aggiungersene altri» a tal proposito, l’uscita del disco è stata seguita da una polemica che purtroppo non è certo nuova quando si parla di musica in Italia, e anche se tutti ci girano intorno, è un elefante nella stanza troppo grande da ignorare: possibile che non ci sia neanche una donna tra le tantissime che fanno musica in Italia oggi a cantare De André? «Tra i molti artisti che hanno scelto di non partecipare a questo progetto, per vari motivi che vanno dagli impegni personali al non sentirsela di misurarsi con De André, ci sono anche tre donne che hanno rifiutato. Ma onestamente quando si pensa a un progetto artistico non si pensa ai generi, questo è un progetto aperto a tutti».

Come tutti gli sforzi di questo tipo, in termini strettamente musicali Faber Nostrum non è di certo un capolavoro assoluto. Non tutte le ciambelle escono sono uscite con il buco, alcuni titoli in tracklist sono più deboli degli altri o semplicemente meno credibili. E se a qualcuno questi due mondi dovessero sembrare troppo distanti, Stefano Patara risponde: «Spesso si dice che non ci sono contenuti impegnati nelle nuove canzoni. È una bufala, vengono solo declinati in maniera diversa, ma c’è un fil rouge che li collega con De André». Di certo c’è un bell’entusiasmo e tutti gli altri artisti presenti si sentono parte di un progetto che contribuisce a portare De André alle orecchie dei più giovani, molti condivideranno anche il palco del Primo Maggio e giacché sono qui, tra un prosecchino e l’altro, si cimentano in strimpellate e si dilungano in chiacchiere con i presenti. Ci sono gli Zen Circus tutti sorridenti come sempre, The Leading Guy che si impappina sul testo di Se ti tagliassero a pezzetti, i Canova alle prese con Il suonatore Jones, c’è Colapesce, i Pinguini Tattici Nucleari, arriva anche Motta che ha rifatto Verranno a chiederti del nostro amore, sicuramente uno dei tentativi meglio riusciti assieme a Smisurata Preghiera di Vasco Brondi.

«Il cantautorato italiano è stato il migliore del mondo, per chi è venuto dopo è una fortuna e al tempo stesso una sfiga. Ma io credo molto in una nuova rivoluzione musicale», dice. 
Speriamo che a questa rivoluzione parteciperanno anche le donne, non in forma di quota rosa eticamente corretta, ma per puro e semplice senso della realtà, visto che sono tantissime e sono ovunque, ma sui palchi e nelle tracklist se ne vedono ancora troppo poche.

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