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L’Italia odia le canzoni di Natale?

Mentre le canzoni delle feste sono in alta classifica in tutta Europa, in Italia l'unica è quella sul "Natale di merda" di Salmo. Numeri e riflessioni su una disaffezione che ci fa sembrare una nazione orgogliosamente laica

Un'immagine dal video di 'CHARLES MANSON (BUON NATALE2)' di Salmo

La magia del Natale? Per gli italiani è nel cibo, nei regali, nel cibo, nelle lucine, nel cibo, nei film e, ci sentiamo di aggiungere, ancora nel cibo – ma non nelle canzoni. Nessun singolo natalizio è in top 10, nessun album natalizio tra i primi 50. E del resto, quest’anno praticamente nessun nome di primo piano ha inciso un discopanettone. A suo modo, è affascinante che un popolo che vota i peggio gaglioffi purché sventolino un rosario, non senta un canto nel cuore quando si avvicina il compleanno di Gesù bambino. Ci sono canzoni natalizie in alta classifica in Germania, in Francia, nel Regno Unito e immancabilmente negli USA. Ma non in Italia.

Oddio, UNA ci sarebbe: è Charles Manson (Buon Natale 2), attualmente al n.10 tra i singoli: un pezzo che Salmo apre con l’augurio “Buone feste del cazzo, buon Natale di merda“, per poi fare a gara con Nitro, Dani Faiv e Lazza nel massacrare la santa ricorrenza. E molto probabilmente hanno colto una grande verità sulla composizione del Natale italiano: 10% cristianità, 20% ipocrisia, 69% stress. Rimane un 1% che come al solito, è da rubricare alla voce nostalgia – dell’infanzia, di quando c’erano più soldi, dei film dei Vanzina, di… Boh, vai a sapere.

Comunque, il confronto è impietoso: il 20 dicembre, guardando le classifiche degli altri, sembriamo un Paese orgogliosamente laico. Tra le prime 50 canzoni abbiamo giusto Mariah Carey con All I Want for Christmas Is You al n.13 e Last Christmas degli Wham! al n.23, e solo due titoli nella top 100 degli album natalizi: The Christmas present di Robbie Williams al n.17, e Mariah Carey al n.50.

Molto più festosi gli Stati Uniti, nella cui top ten dei singoli troviamo Mariah Carey al n.1, Rockin’ Around the Christmas Tree di Brenda Lee al n.3 e A Holly Jolly Christmas di Burl Ives al n.10. Tra gli album, Michael Bublè è al n.8 con il suo album Christmas del 2011, mentre A Pentatonix Christmas è al n.9. Nel Regno unito, in top 20 ci sono Last Christmas al n.5, All I Want for Christmas al n.8, e tra l’undicesimo e il ventesimo posto Fairytale of New York (Pogues/Kirsty McColl), Merry Christmas Everyone (Shakin’ Stevens), Do They Know It’s Christmas Time? (Band Aid) e Step into Christmas (Elton John). Quanto agli album, Robbie Williams è in discesa, ma regge al n.7, appena davanti all’immancabile Michael Bublè.

Robbie va benone invece in Germania, dove è appena sceso dal n.1 al n.2 tra gli album, mentre tra i singoli fanno il loro dovere Mariah Carey al n.5, e gli Wham! al n.10. Il paese che ci somiglia di più – ah, destino – è la Francia, anche se la classifica su cui ci basiamo è solo del 14 dicembre; e in ogni caso anche Oltralpe secondo i dati SNEP non manca un classico natalizio al n.3, e (sorpresa!) è All I Want for Christmas.

Ora, non è che avere il presepe nelle charts ci provochi un’angoscia enorme. Però ammettiamolo, è curioso. È vero che gli anglosassoni hanno un fervore nei canti di Natale che noi magari non abbiamo, e che persino Tu scendi dalle stelle ormai se la ricordano in pochi, soppiantata da brani anche mediocri (chi scrive è indeciso se trovare più irritante Jingle Bells o Jingle Bell Rock. Nessuna delle quali, peraltro, nomina MAI il Natale).

Ma prima di gettarci in discorsi alla Mariuccio Giordano sulle nostre belle canzoni ITALIANE, c’è da dire che il declino degli album natalizi tricolori ha varie ragioni: la mancanza di materiale non sembra nemmeno il principale, altrimenti nel passato anche recente non si sarebbero cimentati col genere tanti nostri artisti. Forse invece è uno dei segni della mutazione in atto nel nostro pop. Perché è vero che hanno fatto album natalizi anche Bob Dylan, Annie Lennox e Tracey Thorn, ma i migliori risultati di norma li ottengono gli intrattenitori con una certa autoironia disincantata come Robbie Williams, Sia, John Legend o Kylie Minogue. E da noi forse non se ne trovano più.

Ammettendo che i rapper debbano mantenere la loro attitudine incazzosa (…malgrado tutto quel fumo), con J-Ax unico candidato immaginabile per l’intrapresa, alla fine è dalle popstar che ci si aspetta questo tipo di progetti – e infatti gli anni scorsi questo avveniva, con nomi come Mina o Irene Grandi, Claudio Baglioni o Laura Pausini. E altri che hanno cantato in modo meno strutturato la loro fascinazione per il Natale (anche alcuni insospettabili come Francesco De Gregori o Elio & le Storie Tese). Ma che ci vogliamo fare, le popstar di questa fase decisamente pensano più alla loro adorazione che a quella dei Magi.

Ma il nodo centrale rimane il disinteresse del pubblico italiano. Se Irene Grandi era andata al n.2 nel 2008 e Mario Biondi aveva ottenuto un doppio platino nel 2013, dopo il doppio platino di Laura Pausini del 2016 è come se nessuno avesse voluto rischiare. Nel 2017 e 2018 le uscite principali sono state quelle di due che non fanno i cantanti a tempo pieno e sono decisamente adult-oriented: Christian De Sica (n.17) e Raffaella Carrà (n.3, ma niente disco d’oro). Nel 2019, niente. E anche tra quelli che gli anni scorsi hanno risposto alla chiamata della cometa, nessuno ha la sapienza di ricordarsi di promuovere il proprio lavoro ogni anno successivo come fa la professionista del Natale, Mariah, che il 1 novembre ha usato una story per ricordare al mondo che da Halloween in poi si entra nel SUO territorio.

Eppure, è difficile credere che in Italia non ci sia una domanda. Ma l’offerta è così poca che il pubblico ha adottato come classico natalizio moderno A Natale puoi, scritta da Francesco Vitaloni e cantata da sua figlia Alicia. Canzone notoriamente nata per un marchio dolciario. Ma dotata di buona volontà.

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