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Ligabue ha fatto un altro video nel deserto

Nel nuovo video, "Luci d'America" c'è una critica sterile a una realtà virtuale senza colpe. Poteva essere la buona occasione per dire qualcosa di scomodo, e invece è l'ennesimo video à la Ramazzotti nel deserto.

È uscito il nuovo video di Luciano Ligabue. Si chiama Luci d’America ed è anche il primo singolo di Start, dodicesimo album in studio che dovrebbe uscire in un giorno ancora non precisato di marzo.

Ora, questa breve riflessione non vuole essere una critica diretta al Ligabue cantante. Lui potrà piacere o meno, e quella che per molti è una qualità vocale unica, per tanti altri è fastidio allo stato brado. La sua voce piace o no, non ci sono vie di mezzo, e al riguardo non potremmo argomentare né meglio né peggio di quanto si sia già scritto oppure discusso al bar. Sarebbe inutile.

Ma mentre non possiamo (o non vogliamo) cercare di convincere le decine di migliaia di fan che gli riempiono gli stadi sotto il naso riguardo a questioni come timbro della voce, forma della canzone, arrangiamenti, possiamo però ragionare su quello che di fatto Luciano dice o meglio non dice nelle canzoni. Perché questo infinito, consunto topic dell’America onestamente ci ha prosciugato anche l’ultima lacrima.

È l’eterno ritorno di uno dei capisaldi del rock all’italiana, un mito post-bellico che parte da Fred Buscaglione e arriva al più classico dei video di Eros Ramazzotti o di Max Pezzali ambientati in qualche deserto fra il Nevada e il Nuovo Messico. Ma se Buscaglione ai suoi tempi era perfettamente attuale e i peccati di Ramazzotti e Pezzali nel deserto glieli perdoniamo perché ancora accettabili in un contesto pop anni 90, Ligabue non ha più scuse. E basta con questi video nel deserto, basta col qualunquismo pop e basta soprattutto con questo guardare all’America come qualcosa di cool. L’America è un paese in recessione dove sta impazzando una silenziosa guerra civile sociale ed economica. È lo spettro di una ex potenza che pur di rivedere un briciolo di antichi fasti è arrivata a eleggere un personaggio televisivo al grido di “Make America Great Again”, e che ora sta facendo i conti con uno dei periodi di crisi economica più grandi dai tempi del 1929, anche per colpa di una strategia inesistente.

Fra video e singolo, è abbastanza evidente che una critica ci sia, un ditino di rimprovero sventolato verso la realtà virtuale che è bella e luccicante ma in realtà il mondo là fuori è brutto e va a rotoli. Il Liga vede “fumo sulle macerie”, mentre invece la ragazza coi visori guarda “nello stesso punto” e sorride, perché schiava di una realtà sintetica e accecante. Tralasciando che nessuno va in giro con dei visori addosso, tantomeno su una macchina in movimento, se il mondo va a rotoli non è di certo colpa di una realtà virtuale, di un paio di visori che ti regalano per 20 minuti al giorno un’esperienza ludica.

Semmai, se possiamo avanzare un’ipotesi, il mondo va a rotoli anche per colpa di chi non ha mai preso posizioni, di chi potrebbe sfruttare la propria posizione in mezzo a uno stadio per dire qualcosa di davvero utile, di capovolgente e scomodo, ma non l’ha mai fatto. E probabilmente mai lo farà perché è più comodo accentrare l’attenzione altrove.

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