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Lettera semiseria ai deliri di Simone Cristicchi

Il cantante si è paragonato a San Francesco d'Assisi dicendo che «la mia canzone è un "Cantico delle creature" 2.0». Insomma, qualcuno deve fermarlo

Simone Cristicchi. Foto via Facebook

Simone Cristicchi. Foto via Facebook

Simone Cristicchi come San Francesco D’Assisi. Il paragone vi parrà certamente azzardato, eppure: «la mia canzone è un Cantico delle creature 2.0». A dirlo è stato lui stesso il quale, modestia decisamente a parte, se l’è cantata e pure suonata.

Il Premio Sergio Endrigo per la miglior interpretazione e quello per la miglior composizione musicale – inoltre – non gli sono bastati. Pare. Ed eccolo l’ingordo Cristicchi che, sulla scia dei colleghi delusi, Ultimo e Loredana Bertè (rispettivamente classificati secondo e quarta), se l’è presa col giudizio d’onore della poco onorata giuria presieduta da Mauro Pagani che, stando a quanto riportato dal riccioluto cantautore al quotidiano di Maurizio Belpietro lo avrebbe penalizzato. «Ero primo venerdì, sabato mi hanno sbattuto al 12° posto». Simone, Simone.

Passi Ultimo che di anni ne ha appena fatti 23. Passi Loredana che, baldanzosa, si avvicina ai 70 e sì, nel suo caso il podio sarebbe valso come meritatissimo premio a una fulgida carriera. Ma tu Simone, nel fiore di un’età adulta consapevole, proprio tu che hai vissuto abbastanza per sapere che bisogna saper perdere e hai ancora davanti tanto tempo per poterti riscattare. Tu che nel 2007 hai assaporato una vittoria sanremese per nulla scontata col tuo omaggio alla follia. Ecco. Proprio tu, ti accodi al piagnisteo insensato di chi non accetta che un meccanismo, per altro arcinoto ai concorrenti ben prima che ai votanti, abbia premiato altri anziché il tuo brano impegnato, forse troppo impegnato nell’accezione più retorica del termine?

Un tempo ti saresti accontentato di cantare come Biagio Antonacci, avevi persino fatto indispettire l’ex prima signora di Francià, Carlà Brunì, per via dell’irriverenza del tuo Sarkono- Sarkosì, facendo sorridere tutti quanti per l’abilità con la quale facevi passare il serio per faceto e oggi ci diventi permaloso e spigoloso fino alla denuncia vittimista per la retrocessione indigesta?

E poi, dai: il cantico delle creature 2.0, no. Ma perché un paragone tanto azzardato? Avresti rischiato meno persino con Leopardi, per dire, che almeno – per quanto favoloso – non era santo.

Eddai, Simone. Mica parli con gli animali tu.
Non hai visioni particolari, almeno che risulti pubblicamente. E stigmate nemmeno. E non ci risulta neanche che tu cammini a piedi scalzi. Forse, lo fai in casa? Comunque ci sentiremmo di sconsigliartelo perché son partite più dita dei piedi contro gli spigoli casalinghi che facendo ginnastica ritmica. E dunque: perché? Perché proprio Il Cantico delle creature, Simone?

«L’amore è l’unica strada, l’unico motore», hai cantato sul palco dell’Ariston. «Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro. Basta mettersi al fianco invece di stare al centro». Carucce eh, per amor del Signore e pure di San Francesco, ma perché il Cantico delle creature, Simone? Il quesito ci attanaglia forte, forte.

Perché dai: hai tanti meriti, primo su tutti quello di esserti sempre distinto per intelligenza e ironia. Non caderci proprio adesso e lascia al santo quel che è suo. Solamente suo. Amen.

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