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Miley Cyrus è ancora qua (eh già)

Ha appena 28 anni e ha già vissuto sette vite. L'ultima è documentata da 'Plastic Hearts', un album fatto di chitarre anni '70 e synth anni '80 con dentro Billy idol e Dua Lipa. Vince sempre lei

Foto: Alana O'Herlihy

Miley Cyrus dovrebbe avere almeno il doppio dell’età. Cioè, ha 28 anni e ha già fatto un sacco di roba. Ha cominciato prestissimo, da bambina, poi è cambiata, poi è cambiata ancora e oggi eccola qui, che pubblica il suo nuovo disco, Plastic Hearts, il settimo. Quello rock, come dice lei. Quello con le collaborazioni con Stevie Nicks, Billy Idol, ma pure Dua Lipa. Quello delle giacche di pelle e delle calze a rete strappate.

E se i suoi look cambiano di disco in disco, l’attitude per fortuna è sempre la stessa. Miley sembra sempre fregarsene abbastanza, e credo sia proprio per questo che è ancora qui, a differenza di tanti colleghi che ricordiamo con piacere, ma solo su Disney+. Ed è ancora qui anche perché ha deciso di darsi una regolata: «A 27 anni mi sono dovuta proteggere, sono diventata sobria». Non ci voleva proprio entrare in quel club. Meglio concentrarsi su altro, tipo sulla musica. Quest’anno sono uscite un sacco di cose, a partire dalle cover: da Britney ai Cardigans, dai Cranberries ai Turtles, passando per Blondie, Pink Floyd e Beatles.

Ma era tempo di qualcosa di nuovo, e quindi eccolo qui Plastic Hearts, omaggio agli anni ’80. A partire dalla copertina, scattata da Mick Rock, che ha fatto le foto a Queen, David Bowie, Iggy Pop, Syd Barrett. Mica a Zack e Cody al Grand Hotel. E il disco, in effetti, ci prova, tra chitarre e synth, a partire dalla prima traccia, WTF Do I Know, arrivando a Plastic Hearts e Gimme What I Want.

Anche nei testi le idee sono piuttosto chiare. Nella title track canta: «Love you now, but not tomorrow», nella ballad Never Be Me invece dice: «If you’re looking for stable, that’ll be never be me. If you’re looking for faithful, that’ll never be me». Il tutto, dicevamo, dentro a una palla di vetro che viaggia nel tempo a quarant’anni fa.

I featuring spaccano: c’è Prisoner feat. Dua Lipa che è un po’ la versione post serata di Physical di Olivia Newton-John, c’è quella con Billy Idol, Night Crawling, vero manifesto del disco e dichiarazione d’amore per le disco ball glitterate.

C’è pure un feat. con Joan Jett su produzione di Mark Ronson, vecchio amichetto di Miley, ma c’è anche Stevie Nicks, madrina di questa nuova fase, senza offesa per Dolly Parton che invece è la sua madrina davvero.

Eravamo partiti bene con Midnight Sky, il primo singolo, e Plastic Hearts mantiene il livello. E tra tutte le Miley che abbiamo visto, questa versione sembra convincere particolarmente. Le chitarre avrebbero potuto sentirsi un po’ di più, ma attendiamo la prossima fase, quella dell’album di cover dei Metallica (pare possa succedere davvero). Per rispondere invece alla domanda che Miley si fa nella prima traccia, «Am I wrong that I moved on and I don’t even miss you?», la risposta è: macché! Piuttosto: insegnaci come si fa.

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