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L’accoppiata Emma Marrone-Vasco Rossi delude. Ma la canzone funzionerà

Io sono bella – il nuovo brano di Emma Marrone in uscita domani – non conquista: testo banalotto su sonorità già sentite. Ma il pezzo funzionerà, perché le radio lo passeranno e la gente finirà per apprezzarlo

Emma Marrone. Foto di Emilio Tini

Emma Marrone. Foto di Emilio Tini

Sarà che le aspettative erano molto alte, ma la nuova canzone di Emma Marrone –in uscita domani- delude. Testo banalotto su sonorità rock invadono le orecchie, ma non le soddisfano. Almeno per la prima parte. Poi, la musica si apre e col primo bridge arriva qualcosa di quel che ti aspetti dall’artista salentina che, dal canto suo, la voce ce l’ha sul serio: graffiante, piena, potente. In un panorama femminile appiattito sul bel canto all’italiana che raramente aiuta a distinguere le sue interpreti, una vocalità così forte soddisfa sempre.

«Tra due giorni esce Io sono bella. Non è solo una canzone. È un regalo meraviglioso che mi hanno fatto Vasco Rossi e Gaetano Curreri con la collaborazione di due giovani autori, Gerardo Pulli e Piero Romitelli», ha dichiarato dal suo Instagram la cantante. «Dopo 10 anni di lavoro è la ricompensa più grande che potessi ricevere. Ripenso a tutti i dischi che ho comprato e ai concerti dove ho saltato come una matta cantando le sue canzoni con tutta la voce che avevo in corpo per farmi sentire dal kom. Perché volevo diventare come lui. Non avete idea di che cosa significhi per me avere in bocca le sue parole».

Il problema è che le sue parole sono ormai stanche. In questo pezzo l’impronta vaschiana è ripetitiva. Vasco si intuisce, ma non si sente. Se ne riconosce giusto la solita tiritera riproposta troppo spesso dopo quello Stupido hotel, ultimo baluardo di una poetica tanto grande, quanto lontana.

E se da lui accetteresti tutto, anche quel “fammi godere adesso” che è l’incipit del nuovo brano di Emma, nonché cifra distintiva della proposta del rocker da Rewind in giù, da lei sarebbe stato bello potersi aspettare un po’ più di coraggio.

Rime tipo “vorrei gridare qui dammi l’estate sempre, ma poi capisco che tu non puoi darmi niente” no, non sono all’altezza di quello che ci saremmo aspettati da una collaborazione attesa e potenzialmente molto azzeccata.

Anche l’arrangiamento lascia perplessi. Nella produzione di Dardust l’elettronica è prepotente e sembra inghiottire tutto, anche quelle chitarre abusate che fanno tanto anni 90. Chiudendo gli occhi, a tratti, sembra quasi di sentire l’Irene Grandi dei tempi gloriosi su una base di Lady Gaga di un paio di lustri fa. Forse, più semplicemente, dall’accoppiata Rossi-Marrone avremmo voluto una ballata. E, forse, con quella avrebbero anche vinto.

Ciò detto, il pezzo funzionerà. Paraculo al punto giusto, cantabile, ascoltabile. Le radio lo pomperanno, la gente finirà per apprezzarlo (anche per mancanza di valide alternative) regalandogli la scalata verso la vetta di classifiche ormai da troppo tempo orfane di qualità.

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