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‘Imagine’ è l’album più sopravvalutato di John Lennon?

Il 9 settembre del 1971 usciva uno dei lavori più celebrati della carriera solista dell'ex Beatles, qui esaminato nella recensione originale di ‘Rolling Stone USA’, tra la crudeltà ingiustificata contro Paul o "il compitino" della canzone più famosa di sempre

Questa recensione è stata pubblicata da Rolling Stone USA l’8 ottobre del 1971


Essere semplicemente un ex-Beatles non gli bastava. John Lennon si è ritagliato una nuova carriera come agitatore politico, punto di riferimento della scena avant-garde internazionale e funambolo più coraggioso del rock. John, infatti, ha sempre dimostrato un’incredibile capacità evolutiva per cui, se da una parte può risultare fastidiosa la velocità con cui passa da una causa all’altra, da questa a quella filosofia o la rapidità con cui cambia amicizie, l’altro lato della medaglia racconta di un artista che non è caduto nella facile tentazione dell’autocompiacimento, così come hanno fatto tante altre icone del rock and roll prima di lui.

Tuttavia, nonostante la sua ricerca spazi ormai oltre i confini della musica, Imagine rappresenta una domanda su quale possa essere il limite di John Lennon, dopo che per John Lennon / Plastic Ono Band aveva spinto ancora più in là il suo vocabolario di concetti e sentimenti.

L’importanza di Plastic Ono Band, infatti, non risiede solo nel fatto che quell’album rappresenta il culmine di una determinata tensione che si può ritrovare in tutto il lavoro di John, fin dagli inizi – per esempio nei testi diretti o nell’intensità vocale – piuttosto ne rappresenta la soluzione. Fin dalla prima adolescenza, John ha usato il rock come medium artistico e terapeutico. Il metodo del rock and roll di risolvere i problemi, tuttavia, consiste semplicemente nel dichiararli e riaffermarli – l’esempio classico è I Can’t Get No Satisfaction – con la conseguente stanchezza emotiva e fisica derivante dalla continua ripetizione che diventa rimedio temporaneo per alleviare la tensione. Mentre Twist and Shout significava l’urgenza gridata da qualcuno che si vuole togliere un peso di dosso, Plastic Ono Band rappresenta lo stadio finale dei suoi traumi giovanili, quasi fosse il certificato della cura. Plastic Ono Band è un album profondamente “definitivo”, lavoro che scioglie i nodi e le tensioni di una carriera nel rock and roll. Per queste ragioni era inevitabile chiedersi come sarebbe stato il seguito di Plastic Ono Band dato che era impossibile per il suo autore rimanere la stessa persona.

Realizzare il seguito di un album perfetto come Plastic Ono Band, naturalmente, non è un problema meramente stilistico. Plastic Ono Band, infatti, era incentrato esclusivamente sulla soggettività del suo autore. Per cui, mentre negli ultimi anni il rock aveva preso strade più ricercate e stratificate – strade di cui Lennon è uno dei massimi responsabili grazie a brani come Strawberry Fields Forever e I Am the WalrusPlastic Ono Band rappresenta un ritorno alle origini più viscerali e ancora implicite del rock. Ritorno certamente non ingenuo, ma sorretto da una solida impalcatura teorica. Ma è un stile che, essendo così legato all’hic et nunc della determinata esperienza, risulta ‘obsoleto’ nel momento stesso in cui viene espresso.

Basandosi quindi sulle prove fornite da Imagine, non penso che John sia riuscito a risolvere il problema di dare un seguito convincente a un capolavoro come Plastic Ono Band, album che diventa quindi un vicolo cieco artistico. Nella sua sciattezza tecnica e nel suo autocompiacimento, Imagine diventa l’autoritratto di John. La maggior parte dei brani di Imagine, infatti, rimane su tematiche già trattate in Plastic Ono Band, tematiche che, addirittura, qui vengono affrontate in maniera meno appassionata e, stranamente, meno scomoda. Su Plastic Ono Band, inoltre, il lavoro realizzato sulla voce e sulla musica risultava certamente molto artificioso, ma allo stesso tempo si trattava di un trionfo artistico: un’armonizzazione perfetta tra la spontaneità e lo studio a tavolino. Imagine, al contrario, non raggiunge le stesse vette in nessuna delle due direzioni. Nonostante contenga ottimi brani, il lavoro rimane nell’ombra di Plastic Ono Band, limitandosi ad amplificare i dubbi su quale possa essere oggi il vero rapporto di John con il rock.

La canzone Imagine, ad esempio, è una semplice presa di coscienza di un movimento già planetario. Ci chiede di immaginare un mondo senza religioni o nazioni, aggiungendo che un mondo del genere significherebbe pace e fratellanza. Il canto si limita al compitino, la melodia non eccelle tranne che per il bridge, che suona bene.

Ho sentito per la prima volta Crippled Inside sulla mia autoradio. Non avevo capito subito chi fosse l’autore – la pennata mi ricordava molto George Harrison – ma ero convinto che solo una superstar, in un’ epoca in cui la competenza è ormai una banalità, avrebbe potuto pubblicare una cosa così tanto fatta a casaccio. Il ritornello della canzone dice “One thing you can’t hide/Is when you’re crippled inside”, altro indizio per considerare questo disco l’autoaffermazione della visione lennoniana. La voce ricorda Ed Sanders.

Non è chiaro, invece, se It’s So Hard sia stata scritta da John prima o dopo il periodo passato in terapia. “It’s so hard, it’s really hard/Sometimes I feel like going down“, canta Lennon, con il testo che può assumere sia un significato generico che riferirsi a un momento specifico della sua vita. Il modo di suonare la chitarra è estremamente semplice, suona invece molto massiccio il sax di King Curtis. Anche questo brano, come Crippled Inside, sembra registrato in un’unica take.

Oh My Love è un altra testimonianza della terapia, per cui ora John può vedere il mondo, provare sentimenti e amare come fosse la prima volta. La voce di Lennon qui perde lo spessore dimostrato su Plastic Ono Band, anche se la colpa in questo caso è da attribuire alla qualità della registrazione, decisamente inferiore al disco precedente.

I Don’t Wanna Be A Soldier Mama I Don’t Wanna Die è un elenco di tutti i ruoli da cui John si ritira, ma contiene alcune frasi incisive come “Well, I don’t wanna be a lawyer mama, I don’t wanna lie” oppure “Well, I don’t wanna be a thief now mama, I don’t wanna fly”. La melodia è praticamente You Really Got Me dei Kinks. Il brano è avvolto da un’aura decadente mentre, quando John grida “Hit it!” appena prima dell’entrata dei fiati, sembra un crudele condottiero che comanda i Nubiani.

Anche How ha un buon bridge, ma per il resto il brano è abbastanza superfluo e contiene alcune frasi prevedibili come “How can I have feeling when I don’t know If it’s a feeling?”. Oh Yoko! è una canzonetta affascinante, anche se è l’ennesimo tributo alla moglie.

I tre brani effettivamente rilevanti sono Jealous Guy, Gimme Some Truth e How Do You Sleep?. Canzoni molto immediate, e per questo musicalmente affascinanti, e allo stesso tempo molto valide qualitativamente parlando. Ognuna di esse rappresenta un aspetto della sensibilità di John mai raccontato in precedenza dall’autore, mentre How Do You Sleep? è l’omicidio in musica di Paul McCartney da parte di John, descritto come una persona orribile e indifendibile. Questo brano possiede un’immediatezza che lo rende probabilmente il più avvincente del disco.

Jealous Guy, scritto come fosse una confessione, è il momento più toccante di Imagine. Una strofa torturata, piena di pathos, un arrangiamento d’archi ricco di sfumature. La voce è debole, manca d’estensione, ma contribuisce ottimamente a rendere l’atmosfera. La canzone è potente, supera, addirittura quelle di Plastic Ono Band in cui tutto il mondo di John era “Io e Yoko”. In questo brano, l’isolamento e la reciproca devozione diventano il risultato della gelosia di John, che qui mostra il suo volto umano come mai prima. La melodia e l’arrangiamento del piano ricordano molto A Day in the Life.

Gimme Some Truth è una delle canzoni polisillabiche di John e, come I Found Out, è costruita su un elenco di denunce. Qui, tuttavia, la scoperta della verità non rappresenta uno shock, dato che John ne è perfettamente consapevole, disgustato dall’ipocrisia con cui viene oscurata. Fantastico l’assolo infuocato di George.

Tuttavia. proprio grazie alla sua cattiveria pura, nessuna canzone nell’album supera How Do You Sleep?. Inizia con l’accordatura dell’orchestra, à la Sgt. Peppers, e procede come fosse studiata per rovinare Paul. John qui dimostra tutta la sua malvagità in battute come “The only thing you done was yesterday”: colpito e affondato. Ma al di là della pura crudeltà, il brano diventa offensivo perché è ingiusto. John potrà pur considerare il lavoro di Paul come fosse musica da ascensori, ma Oh Yoko o Crippled Inside non sono più significative di qualunque cosa contenuta in McCartney o Ram. Un brano come It So Hard è certamente più ‘serio’ della maggior parte delle canzoni di quei due album, ma non per questo è migliore. Per quanto riguarda la frase “You live with straights who tell you, you was king“: ogni popstar ha i suoi leccapiedi, e probabilmente John non fa eccezione. Quando invece canta “Jump when your momma tell you anything“, quest’accusa è troppo anche per John. E poi il ritornello, “Ah how do you sleep at night?“, come a suggerire che la coscienza di Paul non gli faccia chiudere occhio per il corso che ha preso la sua vita.

Le motivazioni dietro questo brano sono sconcertanti. In parte è il tradizionale disprezzo bohémien per il borghese; in parte è lo sfogo definitivo dopo il lungo rapporto di continua competizione tra John e Paul. Quando facevano parte dei Beatles, infatti, la loro rivalità è stata incanalata per il bene della band. Dopo lo scioglimento è stata soltanto distruttiva.

Temo, infatti, che John veda se stesso come il narratore della verità e che, proprio per questo, si senta giustificato a cantare qualsiasi tipo di brutalità. In Gimme Some Truth, John si lamenta “I’ve had enough of watching scenes. Of schizophrenic-egocentric-paranoic-prima donnas“: di chi sta parlando? Personalmente sono più interessato a conoscere il lato umano di John, le prove che ha dovuto superare, i drammi personali che ha raccontato nella veste di John il grande artista. Se non ritorna su quei binari, i suoi prossimi lavori potrebbero diventare noiosi e irrilevanti. Sembra che John, in questo momento, stia affrontando la sfida più grande della sua carriera, come persona e come artista. Tuttavia i grandi artisti, di cui John fa parte, non sono nulla senza spirito di intraprendenza.

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