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Il concerto di Travis Scott su Fortnite è stato un incubo


Storia di un intrepido giornalista e del suo viaggio nel videogame, tra sparatorie, fughe interstellari e il rapper in formato gigante che suona 'The Scotts' nello spazio


Travis Scott mi ha rovinato la vita. Lunedì scorso il rapper ha annunciato che avrebbe fatto un concerto su Fortnite, il popolare videogame battle royale, e il mio editor mi ha detto che ne avrei dovuto parlare. La risposta è stata immediata.

«Non voglio mentire, è il mio peggiore incubo», ho scritto.

«Sì», ha risposto.

Da che ho memoria, cameratismo organizzato, forti rumori e tutti i videogame che non abbiano a che fare con piccoli animali sono ai primi posti della classifica delle mie ansie. Partecipare a un pigiama party a base di Super Smash Bros? Articoli da freelance su concerti rap pagati una miseria? Le due cose mi sono sempre apparse ugualmente terribili. Travis Scott ed Epic Games, gli sviluppatori di Fortnite, hanno apparentemente cospirato contro di me per combinare le due cose.

È difficile esagerare la popolarità della collaborazione chiamata Astronomical. Secondo Alpha Data, la società che si occupa delle classifiche di Rolling Stone USA, dopo l’annuncio dell’evento il catalogo di Travis Scott ha avuto un immediato (e significativo) aumento degli ascolti in streaming. Lunedì e martedì sono aumentati del 26%, con alcune hit (come Stargazing) arrivate a superare il 50% prima dell’inizio dello show. I ragazzini amano davvero questo gioco.

È così che alle 6 del pomeriggio di un giovedì ho scaricato un videogame che, almeno fino a quel momento, avevo evitato accuratamente. L’unica cosa che sapevo era che conteneva coreografie e animazioni rubate ai teenager afroamericani. Ci sono voluti due dispositivi per far girare Fortnite. La versione per Nintendo Switch che ho scaricato non è mai andata oltre la prima schermata, probabilmente sovraccarica per l’evento. Ho ripiegato sul mio iPhone, che dopo aver dedicato così tanta memoria a… non so bene a cosa, è diventato come un mattone incandescente. Un’ora dopo, conclusa l’impresa di scaricare Fortnite, mi sembrava di sapere meno sul gioco di quando avevo iniziato.

La mia prima impressione è stata di un assalto sensoriale. La schermata di caricamento ti bombarda di pubblicità sufficiente a riempire mille volte Times Square. Tutto è al neon. Tutto è in vendita: armi, vestiti, storie. C’è anche Deadpool.

Per i non iniziati, Fortnite funziona come una folle zona di guerra prepuberale. Sin dall’inizio sei bombardato con i suoni di colpi di pistola, laser, trombe e sferragliamenti, tutto in un mondo con una grafica che sembra rubata a una serie animata canadese del 1994. Ho iniziato a fuggire dal caos: sapevo che esisteva una spiaggia, da qualche parte, dove si sarebbe tenuto il concerto di Travis Scott. Qualcuno mi ha sparato in faccia, e non sapevo come difendermi. Sono morto e resuscitato.

Al secondo tentativo, sono scappato dietro un edificio: sembrava che tutti volessero uccidermi, e mi sono nascosto. Ho guardato la mappa. Internet mi aveva spiegato che il concerto sarebbe stato circondato da gigantesche teste di Travis, esattamente come nella cover di Astroworld. Poi mi sono paracadutato fuori da un autobus. Se la cronaca degli eventi è difficile da seguire, sappiate che neanche io ho capito cosa mi stesse succedendo.

In cielo avevo un chiaro vantaggio visivo, e all’orizzonte ho visto una struttura apparentemente identica alle montagne russe circolari dell’ultimo tour di Scott. Mi sono diretto in quella direzione e ho trovato una massa di persone con in mano aste da microfono fiammeggianti, tutte in attesa dell’inizio del concerto. Uno di loro ha poggiato l’asta, tirato fuori la pistola e mi ha sparato in testa.

Dopo la terza resurrezione, la cricca degli energy drink mi ha lasciato un po’ di respiro. Il concerto stava per iniziare, e i mini-Scott aspettavano l’arrivo del loro re. Accompagnato dalle prime note di Sicko Mode, un Travis digitale è arrivato sul posto assumendo la forma di una gigantesca cometa viola che si schianta su un’isola. Dopo l’esplosione, un Travis grosso quanto un grattacielo – completo di muscoli e con un’infinità di mosse sessuali – ha iniziato la performance.

L’evento, che sarà durato una decina di minuti, era più simile a un cortometraggio animato che a un concerto. La faccia di Scott si è sciolta per rivelare uno scheletro-robot che renderebbe fiero Schwarzenegger, e il suo gigantesco avatar ha suonato hit come Goosebumps attraverso i laser, e Highest in the Room sott’acqua. Era un trip. Sembrava marketing. Anche nei confini di un videogame, il gigantesco Travis è un capitalista consumato: indossa un assortimento di prodotti della sua collaborazione con Jordan, tutti in vendita tra i 500 e i 1000 dollari nel mercato dell’usato. Nel gioco, le scarpe sono grosse quanto diversi piani di un palazzo.

Alla fine del concerto Travis è decollato nello spazio portandosi dietro tutto il pubblico, che lo volesse o meno. Lì ha presentato l’attrazione principale della serata: la nuova canzone in collaborazione con Kid Cudi, The Scotts. All’orizzonte c’è un pianeta disegnato a immagine e somiglianza di Travis: il parco divertimenti di Astroworld è sulla crosta, mentre il nucleo è riempito da un boombox. Quando il pianeta è arrivato a portata di mano dei giocatori, ha iniziato a sgretolarsi come se ci fosse un cataclisma. Poi è finito tutto. Sono tornato nel mondo di Fortnite, libero dal giogo di Travis Scott. Il giocatore che avevo vicino ha capito che poteva di nuovo usare le armi e mi ha sparato in testa.

Qualche minuto dopo, ho controllato le mie e-mail e non ero sorpreso di ritrovare il gigantesco Travis ad aspettarmi. Una pistola Travis Scott x Fortnite era in vendita, così come un’action figure da 75 dollari. La descrizione – dopo “batterie non incluse” e “l’aspetto definitivo potrebbe essere soggetto a modifiche” – spiega ai giocatori che i prodotti verranno spediti non prima di ottobre. Secondo un comunicato stampa diffuso da Epic, più di 12 milioni di persone hanno partecipato al concerto di Travis. Spero che tutti – a parte i tre che mi hanno assassinato – se la siano passata meglio di me.

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