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Gli Psicologi siamo noi da adolescenti

Nessuno in Italia padroneggia l'estetica dell'adolescenza come questo duo. Ascoltare il mix di indie, rap e itpop di 'Generazione' è come guardarsi indietro e dare ascolto alla parte liceale di noi stessi

Gli Psicologi

Foto: Ludovica Ramires

Gli Psicologi, entrambi classe 2001, non hanno Facebook verosimilmente perché “da vecchi”. Per trovare un contatto social, quindi, serve Instagram, fra una pagina ufficiale abbastanza istituzionale e profili personali molto più interessanti, sotto i nomi d’arte di Lil Kvneki e Drast. Ma già questa latitanza dice molto della loro “gioventù”. Per il resto, a volo d’uccello: sono conosciuti da un anno, vengono da un Soundcloud rap scuro, con diecimila sfumature, e sul cv hanno collaborazioni con Sick Luke, Mecna, The Night Skinny, Frenetik & Orang3. Ah, e rappresentano – in sostanza – l’adolescenza.

Per questo il titolo del loro ultimo pezzo, Generazione, che esce oggi, è abbastanza fuorviante, perché di “generazionale” in senso stretto i due hanno poco. Al contrario di altri coetanei-prodigio come Anna e tha Supreme, legati a doppia mandata al linguaggio della loro età, l’una a esaltarlo l’altro a ricostruirlo da zero, il rap di Lil e Drast (il primo di Roma, l’altro di Napoli) pesca sicuramente dalle immagini del 2020, ma con una scrittura e degli arrangiamenti che sono teen spirit assoluto, fra i chitarroni sempiterni dell’indie da cantina, l’emo e l’itpop, oltre a un racconto di strada aggiornato ai giorni nostri sommano contenuti sociali, presi di petto rigorosamente con l’incoscienza dell’età. E questo non può che far presa anche su fasce d’età diverse dalla loro, trasformandoli in un piccolo cult della nostra musica.

Basta un giro sul nuovo singolo – anticipato da un videogioco, Psicologi – Escape from today, bello vintage, tanto per non smarcarsi dal passato – per farsi un’idea di come tutto torni: AutoTune a stecca, sì, ma anche sintetizzatori scuri anni ’90 e ritornello pop appiccicoso, da cantare con la gomma in bocca rispetto alle strofe rappate, tanto in zona emo quanto, semplicemente, graffiti pop. E poi il testo, in cui brillano la voglia di fare a testate con i “vecchi” tipica di ogni adolescenza (“Mi dispiace ma non mi va di fare / un lavoro di merda e la vostra vita normale”) e lo scorno – questo sì – generazionale (“Mi hanno detto che (…) non posso più fare come mi pare / che il problema in Italia è la mia generazione”), bilanciati dalla dolcissima nostalgia prematura tipica dei vent’anni (“La prima volta che mi sono divertito a una festa / arrivarono i poliziotti e noi ci nascondemmo”), quella che rimpiangi appena ne esci.

Foto: Guido Gazzilli

Come la precedente Sto bene, uscita lo scorso febbraio e che ha segnato un passo avanti negli arrangiamenti, con tanto di fiati “veri”, Generazione arriva al culmine di una crescita iniziata la scorsa primavera, quando Bomba Dischi ha tirato fuori la coppia di rapper dalla vasca del lo-fi con cui si erano fatti notare su Soundcloud. Da allora zero etichette, pochi filtri e un progetto che procede fra singoli ed EP collegando la strada e la cameretta (rigorosamente delle case popolari), l’itpop dei dettagli di Carl Brave e Franco126 al pop-punk adolescenziale, all’emo, al rap. Come, per esempio, succede nell’instant classic Futuro, apripista della loro carriera col ritornello urlato e le chitarre a mostrare i muscoli, fra i contrappunti di un “qualche amico lontano, qualcuno in una caserma” e un futuro che “spaventa più di ogni altra cosa”, oppure nell’altro cult Autostima, una sorta di felpato incontro fra Calcutta e Drake (“Sarebbe meglio essere superficiale / smettere di pensare / divertirmi e poi morire”). C’è, insomma, introspezione giovanile, voglia di ribellarsi alle regole (“Mio padre ha paura che diventi un fallito / vorrebbe un figlio con le Hogan e il viso pulito”), perché del resto “la borghesia è una cella”, dicono in Diploma, e quindi ben venga la strada (ma “come posso amarti / se faccio schifo a me stesso?”, da Ancora sveglio).

Pura adolescenza e anarchia, insomma, e se la ballata Stanotte, firmata Sick Luke, tiene il tutto dentro la cornice di una specie di teen movie (“Prendi da bere che ‘sta settimana sto da solo a casa”), a colpire sono anche brani tipo Alessandra, un crossover che è anche un inno antifascista (dedicato ad Alessandra Mussolini). Ed è lì che i due prendono di petto temi sociali con la candida approssimazione dell’adolescenza, come – ancora – in Futuro (“I ragazzini giocano a Gomorra”, “La televisione non trasmette valori / siamo cresciuti con le botte alle manifestazioni”) o nella stessa Generazione (“Non mi piace votare / non voglio partecipare / a mandare il mio Stato a puttane”). Ed è impossibile, a quel punto, non andargli dietro.

Perché gli Psicologi sono, sì, dei neanche-ventenni del 2020, ma anche e soprattutto un duo che riesce a farsi carico fino a giorni nostri dell’estetica dell’adolescenza, come nessun altro in Italia al momento. E per capirli, insomma, non occorre essere maghi di TikTok: non sono ostaggio della Generazione Z e sentirli è un po’ come guardarsi indietro, dare ascolto alla parte liceale di noi stessi, che speriamo di non aver mai tradito. Un pezzo tipo Generazione, quindi, è un magma felice di riferimenti come solo quello scritto da due ragazzi anarchici alle regole può essere. E Lil e Drast, “da grandi”, viste le basi potranno scegliere di tenere insieme tutti questi elementi, oppure diventare delle trapstar, persino dei cantautori. Ma per pensare a questo, per fortuna, c’è ancora tempo. Adesso conta solo godersi l’adolescenza, che va benone così.

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