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Giù le mani dal Natale disperato di ‘Fairytale of New York’

La canzone dei Pogues interpretata da Shane MacGowan e Kirsty MacColl è di nuovo al centro di una controversia per l’uso della parola ‘frocio’. Le canzoni non possono, non devono conoscere le regole del politicamente corretto

Ci risiamo. Per il secondo anno consecutivo Fairytale of New York dei Pogues è al centro di una piccola controversia. È una formidabile canzone di Natale, diversa da altri pezzi stagionali pieni di scampanellii e baci sotto la neve. È del 1987. Racconta d’una coppia d’irlandesi straccioni che emigrano in America con sogni di fortuna per la testa. Lui (Shane MacGowan, il cantante dei Pogues) è alcolista e all’inizio della canzone è chiuso in una cella per ubriachi. Quando un uomo intona la ballata The Rare Old Mountain Dew, la sua mente torna a una vecchia storia d’amore e a lei (l’ospite Kirsty MacColl), una tossica che ha convinto a seguirlo in America. I due hanno sperato in un futuro migliore, ma hanno vissuto come cani randagi per le strade di New York. E insomma, sono le feste, ma viste dal basso, dalla strada, con un effetto struggente e poetico.

La canzone, che Debbie Harry e Jesse Malin hanno rifatto di recente, inizia lentamente per poi accelerare in modo quasi euforico quando i due protagonisti dialogano. I loro sogni si sono evidentemente infranti e s’insultano a vicenda. Lei ha creduto che lui avrebbe potuto davvero portarla in un mondo migliore e non fa altro che recriminare. Lui ce l’ha con lei perché è una tossica. Li puoi quasi vedere: due immigrati pulciosi che se ne dicono di tutti i colori per strada. “Sei uno straccione, sei un delinquente”, dice lei. E lui risponde: “sei una vecchia puttana drogata” e quasi puoi vedere la saliva che gli esce dalla bocca quando sputa le parole. Lei ribatte: “tu feccia, tu verme, tu disgustoso frocio taccagno”.

Ecco, frocio. Un dj di BBC Radio Solent, Alex Dyke, ha spiegato a inizio dicembre che non vuole più trasmettere la canzone. In un tweet poi cancellato ha esortato altri programmatori a fare altrettanto. “Puttana, feccia, disgustoso frocio taccagno: sono queste le parole che i nostri figli dovrebbero cantare sul sedile posteriore delle nostre auto?”. Ma come altro puoi far parlare due immigrati irlandesi i cui sogni sono finiti su un marciapiede? Quali parole puoi mettere loro in bocca affinché il dialogo sia veritiero? È perfettamente normale che il personaggio interpretato da MacColl chiamo il suo partner “frocio” per offenderlo.

“Mi è stato detto che è offensivo per i gay; non capisco come possa esserlo”, ha risposto Shane MacGowan durante il Late Late Show, programma della tv irlandese RTE. E ancora: “nessuno nella band pensa che valga la pena ripensarci”. Eppure non è la prima volta che la canzone è al centro di controversie. Era già successo l’anno scorso quando un dj di RTE chiamato Eoghan McDermott aveva chiesto di censurare il pezzo. Era seguito un piccolo dibattito riportato da NME. Nel 2007 la BBC aveva già trasmesso la canzone eliminando le parole “faggot” (frocio) e “slut” (puttana).

Ho riascoltato Fairytale of New York dei Pogues per capire come suona oggi. Mi sono detto: forse un tempo non ci rendevamo conto dell’effetto che avevano certe parole. L’ho riascoltata e mi ha commosso il passaggio fra il litigio, quando i due s’insultano a vicenda dandosi degli straccioni, e il ritornello in cui MacGowan immagina il coro della polizia di New York (che non esiste) cantare il traditional irlandese Galway Bay mentre le campane annunciano il Natale. Il contrasto fra il carattere rude del battibecco e l’immagine del coro che evoca le speranze e le fatiche di generazioni d’immigranti irlandesi è quel che rende meravigliosa la canzone, oltre alla melodia struggente, all’arrangiamento di Fiachra Trench, all’interpretazione vocale memorabile di MacGowan e MacColl. Senza quegli insulti, senza quel “frocio”, il Natale di Fairytale of New York non sarebbe altrettanto disperato e pieno di grazia.

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