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Ghali è molto di più di ‘Flashback’, ma deve dimostrarlo

Il nuovo singolo del rapper è un brano di maniera. I temi che l’hanno reso famoso ora somigliano a cliché: il ragazzo di ‘Dende’ e ‘Sempre me’ è schiacciato dalle aspettative?

Ghali

Foto: Paolo Mottadelli

Il fatto che Ghali sia potenzialmente un fuoriclasse è quasi un assioma. Ghali sa rappare, sa cantare – senza considerare il fatto di essere estremamente stiloso – sa creare immaginari fantastici, nel senso più letterale del termine, e fartici immergere come se fossero a te familiari da sempre. Bene. Nonostante sappia fare tutto questo, ed è indubbio, da qualche tempo ha smesso di farlo.

Poche ore fa, a mezzanotte come ormai consuetudine nell’affascinante macchina dell’industria discografica, è uscito Flashback, il primo singolo del nuovo album di Ghali a quasi tre anni dall’esordio. In questi giorni Marracash, dopo un percorso molto personale fatto di alti e bassi, è tornato a pubblicare un disco da solo dopo cinque anni. Con tutte le dovute differenze, è possibile che Ghali stia vivendo una crisi “à la Marracash” (e che prima di Terza stagione aveva vissuto anche Emis Killa): dall’essere il numero uno indiscusso della scena, Ghali si è ritrovato a essere uno dei tanti, che guarda chi sta “vincendo” banchettare allegramente.

Flashback è un singolo di comodo, molto scarico, in cui Ghali fa leva su temi assolutamente importanti (come lo ius soli, l’abbandono paterno, la violenza delle forze dell’ordine o l’abbandono da parte di Dio di chi è tra i meno anziché tra i più), ma sono temi che per Ghali diventano ormai cliché, che il nostro ha già affrontato e sviscerato in modo abbastanza esaustivo in passato.

L’impressione è che la pressione e l’aspettativa sia una sorta di spada di Damocle sulla testa di Ghali, che da una parte vuole dimostrare a tutti di essere rap, dall’altra di saper fare pop, di essere sì un ragazzo di 27 anni che adora giocare con gli amici, ma anche essere impegnato. Ghali schiva tutte le etichette a furia di “non” “non” e “non”, rischiando però di seguire il percorso già battuto da Balto, che sapeva solo ciò che non era, senza avere un’idea chiara di se stesso.

Sotto lo strato di banalità, di flow monocorde – la canzone si riprende al secondo cambio di melodia – in Flashback c’è ancora del potenziale per chi, persino nel comunicato, sostiene che “indipendentemente dall’evoluzione del mio suono, la mia anima è urban e non ci rinuncio!”.

L’indecisione di Ghali si percepisce anche dalla comunicazione incentrata sulla continua evocazione del passato da promessa: Dende, Cazzo mene, Sempre me sono stati i brani a fare da sottofondo nelle ore immediatamente precedenti alla release, che hanno dimostrato quanto Ghali possa essere Maradona giocatore senza le pressioni addosso. Purtroppo i numeri, le pressioni, le aspettative esistono, così Ghali oggi sembra ancora Maradona, ma l’allenatore: qualcuno su cui continueremo a scommettere, perché con lui abbiamo un grosso debito, con la speranza che torni quello del San Paolo.

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