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“Future Nostalgia” di Dua Lipa è la discoteca immaginaria di cui c’è bisogno in quarantena

La fisicità e i riferimenti alla vecchia disco music contenuti nell'album della pop star sono esattamente ciò che serve in un mondo senza più club, né piste da ballo

All’inizio di dicembre dello scorso anno, quando ancora si poteva andare in giro, sono stato a New Orleans. Praticamente in ogni locale gay in cui sono stato passavano Don’t Start Now di Dua Lipa. Il pezzo era uscito da meno di un mese, ma già sembrava che la cantante avesse trovato nella disco la ricetta giusta per la gloria eterna nei club. La canzone era immediata, con un ritornello dietro l’altro che non riuscivo a togliermi dalla testa. Una cosa era chiara: il suo appeal derivava dal filone ricco di storia a cui s’agganciava, un fatto che nei mesi successivi sarebbe diventato ancora più importante.

Prima che diventasse noiosa, la disco era una musica di liberazione. Le comunità che hanno contribuito a crearla e renderla popolare negli anni ’70 – la comunità nera, quella latina, quella queer e le loro intersezioni – dovevano affrontare quotidiane discriminazioni e lotte ai margini della società, con i loro stessi corpi spesso sottoposti a violenza. Ballare in posti come il Paradise Garage o il Loft di David Mancuso era un modo per sentirsi liberi e privi di preoccupazioni almeno per un istante, un modo per scacciare le forze negative che cospiravano contro di loro negli altri momenti della giornata. Le canzoni riflettevano quell’esperienza e offrivano messaggi di forza e resistenza, amore e fiducia su ritmi e melodie estatiche costantemente alla ricerca di qualcosa di più.

Chissà se Lipa aveva in testa tutta questa roba mentre registrava il nuovo album Future Nostalgia — e in ogni caso non c’è niente di male nel fare un disco di hit che guardano al passato – ma le sue scelte estetiche rappresentano un chiaro omaggio a quell’era e al dance pop a base di sintetizzatori che è venuto dopo. Pubblicato nel bel mezzo della pandemia da Covid-19 mentre siamo tutti chiusi in casa, il disco è diventato ironia della sorte una porta d’accesso a una vita migliore in un periodo in cui non possiamo sfogare le nostre preoccupazioni sudando su piste da ballo affollate.

In Future Nostalgia ci sono tracce di tutte le pop star che in passato sisono ispirate alla disco, da Lady Gaga ai Queen a Madonna. È pieno di archi, influenze house e linee di basso plastiche che avrebbero reso fiero Bernard Edwards. Riallacciandosi alle dive del passato, Lipa in Don’t Start Now – per quanto mi riguarda il singolo più distintamente pop dell’anno – canta di forza e sopravvivenza, ma poi in LevitateHallucinate celebra la carnalità e la fisicità come porta d’accesso a qualcosa di più. Certo, oggi è socialmente irresponsabile uscire la sera in cerca di una storia da una notte, ma non vedo perché non si possano applicare questi stessi principii alla masturbazione, come insegna Lizzo.

C’è anche un filo di incertezza in brani come Break My Heart e Physical, come se fosse impossibile sapere in anticipo la strada che prenderanno una nuova relazione o un grande amore. Nella cupa Physical Dua Lipa insiste sul fidarsi dei propri istinti e del proprio corpo: “Spegniamo le luci, seguiamo il rumore, baby, continuiamo a ballare come se non avessimo scelta”. Perché alla fine che cosa sono il movimento e la danza se non un rifiuto di arrendersi alla morte e alla paura?

Il futuro che ci aspetta dopo la pandemia è vago, ma almeno per un momento possiamo fuggire all’orrore delle notizie che ci arrivano e all’immobilità della nostra vita liberando i nostri corpi, pur stando a casa. Future Nostalgia è la colonna sonora perfetta per entrare in questo stato mentale, finché non potremo essere di nuovo insieme nella semioscurità di un’affollata pista da ballo.

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