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‘everything i wanted’ di Billie Eilish è una storia di fama, suicidio e fratellanza

La star del weird pop ha pubblicato una nuova canzone in cui sogna di gettarsi dal Golden Gate Bridge. A 'salvarla' c'è il fratello Finneas

Billie Eilish l’ha sognato davvero. Ha immaginato di percorrere il Golden Gate Bridge di San Francisco e buttarsi di sotto. E non è la parte peggiore, perché dopo la sua morte nessuno l’ha rimpianta. Lo racconta in everything i wanted, il primo singolo che la stella del weird pop pubblica dopo l’album When We All Fall Asleep, Where Do We Go? di cui tutti, o quasi, hanno detto un gran bene, descrivendo questa diciassettenne di talento come il futuro del pop. everything i wanted è il perfetto sequel del disco. Non è una grande canzone, ma è interessante. Ci dice che Eilish è diversa. Non usa il pop per rappresentare i propri desideri, come fanno molti coetanei. Lo usa per mettere in scena paure profonde.

L’inconscio di Billie Eilish non ha scelto un luogo qualunque per ambientare il suicidio. Ogni anno, una trentina di persone si getta dal Golden Gate Bridge. Il volo dura all’incirca tre secondi, l’impatto con l’acqua a 120 chilometri orari si rivela letale nel 98% dei casi. Secondo il San Francisco Chronicle, tra il 2000 e il 2018 oltre 2500 persone sono state avvistate sul ponte in atteggiamenti suicidi, il 20% di esse si sono effettivamente gettate e sono morte. Il Golden Gate è il simbolo di San Francisco ed è uno dei ponti più fotografati al mondo, ma nella psiche americana è associato al suicidio. Alla sua grandeur fatale il New Yorker ha dedicato nel 2003 un articolo titolato Jumpers che ha ispirato il documentario The Bridge.

Billie Eilish ha messo il Golden Gate sulla copertina di everything i wanted, in un dipinto di Jason Anderson. Dopo un’introduzione di tastiera cupa e soffice, Billie racconta tremante il sogno, anzi l’incubo. La sua voce ha qualcosa di palpabile e si scompone a tratti in echi e riverberi che si perdono nell’aria. Lei è una star, ha tutto quel che desidera, eppure si getta dal ponte. Le persone che le sono vicine la osservano senza far nulla, con un distacco emotivo raggelante. «Nobody cried», canta Eilish mentre la frase di tastiera ascoltata nell’introduzione si ripete incessantemente. Billie si sveglia e trova il fratello (e suo collaboratore) Finneas accanto a sé. È l’unico che le offre parole di conforto.

«Ho provato a urlare, ma ero sott’acqua», canta Eilish e per un attimo il suono della voce diventa sordo. Nel finale la dimensione onirica è accantonata e la cantante si pone alcune domande. «Se l’avessi saputo prima, l’avrei fatto?», dice il testo e non è chiaro se si riferisca al suicidio o alla carriera musicale. «Se fossero stati consci dell’effetto delle loro parole su di me, le avrebbero dette lo stesso?», si chiede Billie ed è facile immaginare che si riferisca all’esperienza di star globale e precoce esposta al giudizio del mondo.

Billie Eilish sta sperimentato oggi quel che altre star prima di lei hanno vissuto. All’inizio degli anni ’90, i musicisti grunge e ‘alternativi’ hanno riportato nella conversazione pubblica il tema delle pressioni derivanti dal successo. Sono stati criticati anche aspramente – sono ricchi e famosi, di che cosa si lamentano? – ma per alcuni anni e specialmente dopo il suicidio di Kurt Cobain si è parlato dell’argomento. Da allora, l’umore del pop è cambiato radicalmente. Anche a causa dell’influenza di rap e trap, il pop è tornato ad essere musica aspirazionale in grado di catturare e mettere in scena desideri collettivi che hanno a che fare per lo più con fama, ricchezza, sesso.

Con questa nuova canzone nata dalla sua intensa attività onirica, Billie Eilish rimette al centro della discussione il carattere problematico della fama e ribadisce l’importanza del rapporto col fratello. «Qualunque cosa accada, siamo sempre stati e saremo assieme», ha detto la cantante a proposito di Finneas e di everything i wanted. «Ricordo di avere avuto una discussione con mia mamma su Bury a Friend», ha invece spiegato nel corso di una conversazione con Billie Joe Armstrong per Rolling Stone, riferendosi a una delle canzoni dell’album. «Ci dicevamo: “Non fregherà un cazzo a nessuno, perché il testo dice ‘I wanna end me’”. E davvero, onestamente, non pensavo che a qualcuno interessasse. È per questo che tutto il successo che sto avendo mi sembra così strano». Così strano da diventare un incubo.

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