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E la line up del Primavera? MEH

Per quanto nobili, le intenzioni del festival quest'anno forse non pagheranno, e banalmente mancano gli headliner veri. Quindi rispondiamo con una via di mezzo fra MAH e EH

Kevin Parker dei Tame Impala. Foto di Roberto Ricciuti/Alamy Live News

MEH è quel verso gutturale che ti viene fuori quando vuoi esprimere l’incertezza. Torna sempre comodo quando non te la senti di contraddire con un secco MAH, ma neanche toccarla troppo piano con un EH incolore. Allora usi il MEH. Esempio: “Ma la line up del Primavera?” MEH, almeno per quanto riguarda l’edizione 2019.

Escludendo subito dal dibattito gli anacronistici che si lamentano dei rapper e dell’elettronica a scapito del rock—è il 2019 e la musica è così, arrendetevi—il MEH vuole dire in una sillaba più cose. Sezioniamolo nelle due parti. Dico “EH” perché nonostante tutto è gran un peccato. Quest’anno il Primavera Sound ha puntato sulla nobile ma spinosissima questione della parità fra i sessi. In questo senso, il titolo scelto per presentare il programma è “The New Normal”, come a dire che la normalità da ora in avanti dovrebbe essere questa: per ogni artista uomo ci dev’essere almeno una donna. Perché il problema dello squilibrio mostruoso fra uomini e donne non riguarda solo i festival italiani, ma è proprio una spina nel fianco a livello globale. Per cui, forti dell’ondata di rivalsa sull’egemonia maschile che negli ultimi anni ha interessato la cultura occidentale (#MeToo è stato solo il frammento di un fenomeno molto più grande, ma comunque è un buon esempio), gli organizzatori del festival più open minded d’Europa hanno preso una posizione.

Tutto ciò si traduce in un programma eterogeneo: Solange, Tame Impala, Cardi B, Future, Nas, J Balvin, Rosalia, Fka Twigs, Interpol, Charlie Xcx, Modeselektor, Janelle Monae, Pusha T, Richie Hawtin, Neneh Cherry, Kali Uchis, Sophie, Nathy Peluso, Yaeji, Yves Tumor, James Blake, Loyle Carner, Apparat, Jarvis Cocker, Danny Brown, Shellac, Guided By Voice, Christine and the Queens, Mac De Marco, Mura Masa, Courtney Barnett, Primal Scream, Suzanne Ciani, Robyn, Courtesy.

Ora veniamo al MAH. Fatte le giuste premesse, così facendo il Primavera si è vincolato da ora in poi in una proporzione scomoda. Nel senso che il “New Normal” nel 2019 non dovrebbe minimamente riguardare le proporzioni, ma la qualità della proposta artistica dell’anno. E se nel 2020 la musica mondiale dovesse vivere una primavera (minuscola) di artiste donne (e quindi anche transgender o comunque chiunque si identifichi giustamente nel genere che vuole)? Ci troveremmo imprigionati nello stesso problema per cui non ci sarebbe mai un 60% di donne e un 40% di uomini. O addirittura un 70% – 30%? In fondo, non dovrebbe essere un sogno utopico un festival gigantesco che riconosce per meriti artistici la maggioranza alle donne, no? Sarebbe quello il vero “normal”. Sta lì la vera parità, non nel 50/50.

C’è poi un livello più basso, quello a cui poi uno pensa subito quando legge il cartellone, che nel concreto non aiuta per niente il Primavera 2019. Banalmente, mancano i veri headliner. Non ci sono i nomi giganti per cui prenderesti un aereo perché altrimenti non te li vedresti da nessun’altra parte. Quello di Solange è stato uno dei migliori live che abbia mai visto, ma la sua ultima apparizione al Primavera 2017 è troppo recente per giustificare 200 euro per il full ticket di quest’anno. Sono in molti infatti ad aver acquistato il full pack prima dell’annuncio del programma e che ora lo stanno rivendendo dopo aver visto i nomi del cartellone. Tame Impala? Nome importante, ma siamo sicuri che non verranno annunciati due settimane dopo da qualche parte in Italia, come ogni volta che vengono in Europa? Allora Erykah Badu, ma le sue ultime apparizioni pubbliche mi hanno messo più inquietudine che altro.

Card B? Future? Nas? Succosissimi e rari da vedere, ma chi mi assicura che verranno davvero? Negli ultimi anni, più di una volta è successo che i pezzi grossi della black culture americana tirassero pacco all’ultimo minuto, proprio al Primavera. Due esempi recentissimi: Frank Ocean nel 2017 e i Migos nel 2018. Sarà una maledizione? Non so, ma magari al terzo anno, prima di spendere un 700 euro fra voli, biglietti e sistemazione, magari ci penso due volte.

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