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Com’è il documentario shock su Demi Lovato

In 'Dancing with the Devil' si parla di droga, disturbi alimentari, violenza. E, a differenza di altri prodotti simili, non si vedono né martiri né eroi, ma solo una persona che ha attraversato l'inferno

Demi Lovato

S’intitola Dancing with the Devil il nuovo documentario su Demi Lovato (i primi due episodi sono arrivati ieri su YouTube). Il diavolo, a differenza di altre storie che abbiamo sentito negli ultimi anni, non è un manager, un’etichetta discografica o un padre interessato alle finanze. Il diavolo in questo caso si chiama dipendenza. Da alcol, cocaina, ma pure crack ed eroina.

Più di dieci anni fa, quando di anni ne aveva solo 18 ed era tra le più conosciute star made in Disney Channel, Demi veniva ricoverata per la prima volta, rompendo la patina di magia e felicità made in Camp Rock. Dopo la rehab, il suo personaggio è mutato diventando, decisamente più in America che qui, simbolo di chi ce l’aveva fatta, di chi era uscito da un periodo buio. Fino al 2018, quando, dopo quasi sei anni da “pulita”, ha rischiato di morire per un’overdose da crack ed eroina: «Ho attraversato una linea che non avrei mai dovuto attraversare».

Per arrivare a oltrepassarla, quella linea, si parte da lontano. Dalla morte del padre, anche lui dipendente da alcol e droghe e da cui è stata lontana molto tempo: «Non sappiamo neanche il giorno della sua morte. Il corpo è stato trovato dopo giorni. È morto da solo. Ho avuto paura di diventare come lui»; a una vita passata sotto i riflettori, letteralmente. Si comincia prestissimo anche qui, con quegli orrendi concorsi di bellezza per bambini che agli americani piacevano (piacciono?) tanto: «Se non vinco, non mangio mai più».



Da lì l’ingresso, insieme a gente come Selena Gomez o i Jonas Brothers, in quelle fabbriche di talenti che a volte sono soltanto pericolose e altre sono invece distruttive. Dai problemi col cibo – per anni il suo team ha seguito una sorta di vademecum su come e cosa mangiare davanti a lei – all’infelicità che quella vita da role model comportava. «Quando ti vietano di fare una cosa, il modo di farla poi lo trovi». E Demi quel modo l’ha trovato nel 2018, poco dopo aver festeggiato un lungo periodo da sober: «Quella sera decisi di bere del vino rosso. Nel giro di trenta minuti, avevo chiamato qualcuno che a sua volta conosceva qualcuno che aveva della droga. Sono sorpresa di non essere andata in overdose quella notte. Avevo combinato metanfetamine, cocaina, erba, alcol e ossicodone».

Due settimane dopo, è passata all’eroina e al crack. «Demi era bravissima a farti credere che fosse tutto ok», dicono gli amici. Fino alla notte del 24 luglio, quando, dopo una festicciola a casa, gli amici se ne sono andati e lei ha alzato il telefono per chiamare uno dei suoi spacciatori. Il resto lo sappiamo: overdose, tre ictus, un attacco di cuore, danni permanenti alla vista, danni cerebrali. «Un film dell’orrore», dice la madre, che ha scoperto la notizia dalle news.

Nel documentario si aggiungono alcuni dettagli: il suo corpo è stato trovato dall’assistente della cantante, nel letto, ricoperto di vomito. «Era nuda, tutta blu. Ancora pochi minuti e non ce l’avrebbe fatta». E c’è pure l’accusa di violenza sessuale alla persona che gli aveva procurato la droga: «Non ero di certo nelle condizioni per poter essere consenziente».



In Dancing with the Devil Michael D. Ratner ricostruisce gli ultimi anni della popstar cercando di far capire al pubblico il perché qualcuno possa arrivare a tanto. Ci sono gli interventi della madre, delle sorelle, degli amici più stretti, ma pure dei dottori che l’hanno salvata in ospedale. E, a differenza di molti altri prodotti simili, qui non si vedono né martiri né eroi. Ci sono persone che hanno avuto dei grossi problemi e che li raccontano senza avere, apparentemente, pretese di insegnare nulla. Attendiamo i prossimi due episodi, in cui, abbiamo visto dal trailer, ci saranno anche Christina Aguilera ed Elton John. Nel frattempo, tenere i bambini lontani dallo showbiz continua ad essere una buonissima idea: «Stava per diventare come suo padre, ma ne è uscita», dice il suo migliore amico. Per fortuna.

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