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Christine and the Queens dà nuova vita al pop

Dopo il successo di 'Chris', Héloïse Letissier torna con un EP e un video straordinario girato all’Opera di Parigi. Un progetto unico e tridimensionale, che disegna le coordinate di un pop libero, sensuale e aperto a tutte le lingue

Christine and the Queens

Foto: Camille Vivier

Esiste un mondo musicale basato su orpelli impacchettati da Lady Gaga, Harry Styles, Taylor Swift e c’è un mondo artistico dove le popstar distruggono barriere, sfondano pregiudizi, conquistano spazi lanciandosi alla scoperta di terreni fertili per creare nuove colture e culture. Nel primo universo comanda la macchina perfetta predisposta alla costruzione di prodotti e immaginari vendibili in cui la musica è la costrizione necessaria per tour, merchandising, self-branding. Nel secondo universo, invece, si esplorano galassie, si inventano narrative, si sperimentano identità, suoni, possibilità. Negli States hanno nomi differenti: il primo mondo è chiamato semplicemente Pop, il secondo Alt-Pop (alternative pop).

Per descrivere la differenza in maniera semplice ed efficace, dobbiamo recuperare una dichiarazione di Christine and the Queens rilasciata a Pitchfork qualche anno fa: “mi piace l’idea che l’intrattenimento non sia un’isolata bolla di gioia. Deve essere qualcosa in più di questo, altrimenti è solamente mondo pubblicitario”. E Chris, in questi suoi primi dieci anni di carriera, ci ha dimostrato precisamente questa differenza.

Foto: Camille Vivier

La vita nuova è l’ultimo EP di Christine and the Queens, prodotto dalla stessa Chris e da Ash Workman (Adele, Metronomy), suo collaboratore di lunga data, uscito accompagnato da un conceptual short film scritto dalla stessa Chris, diretto da Colin Solal Cardo (Charli XCX, Robyn, Phoenix, Metronomy, King Krule) e coreografato da Ryan Heffington, nominato a due Grammy Awards per i video di Exit degli Arcade Fire e Chandelier di Sia. Come ogni lavoro dell’artista francese, anche La vita nuova è un’opera che mira ad alzare ulteriormente il livello.

Se Chris, il suo precedente album, il secondo dopo il mega-successo di Chaleur Humaine, riusciva ad esplorare territori con una (pan)sessualità e un’intimità rare ed inedite, flirtando con citazioni che scivolano ambigue tra i fratelli Janet e Michael Jackson, tra The Velvet Rope e Thriller, tra gli Ottanta e i Novanta, tra lingua inglese e francese, mescolando Madonna a Perfume Genius e i Metronomy a Arthur Russell, con La vita nuova, la nostra amata paladina del pop teatrale ed artistico fa un ulteriore passo di emancipazione artistica.

Questo è evidente nelle due rappresentazioni visive del singolo People, I’ve been sad, in grado di farci intendere da subito la tridimensionalità di un progetto che fa della sua spietata sincerità sentimentale il punto cardine di espressione. Il brano è stato presentato in anteprima sul canale YouTube Colors per uno dei celebri A Colors Show, in cui la performance di Chris dimostra tutta la teatralità, la padronanza dell’intensità vocale e il contatto diretto che riesce ad avere con la radice dell’emozione.

Quando nel ritornello pronuncia le frasi “if you disappear / then I’m disappearing too / you know the feeling, riusciamo davvero a ricordare quel feeling di scomparsa e disgregazione di cui ci sta parlando. L’altra versione visuale di People, I’ve been sad (è un titolo così bello che vale la pena riscriverlo dove possibile) è l’apertura del concept movie di La vita nuova dove la nostra balla un solo energico sui tetti di Parigi prima di concedersi tra le braccia di un malinconico diavolo antropomorfo. Qui troviamo il mondo coreografato di Christine in cui danza e teatro sono le espressioni comunicative per trasmetterci, attraverso la concessione e l’utilizzo totale del corpo, la mole emotiva che c’è in gioco, un gioco in cui testi, produzione (sempre con riferimenti a quel pop a cavallo tra gli ’80 e ’90) e performance viaggiano di pari passo verso un obiettivo preciso.

L’EP è inoltre composto da Je disparais dans tes bras (e della sua versione in inglese I disappear in your arms), dalla ballad emozionale Mountains (we met) e da Nada, brano che prova ad aprirsi anche alla lingua spagnola. Ma è nella sua chiusura che troviamo un’altra perla; la title track, La vita nuova, un featuring – con parte di testo in italiano – con un’altra prestigiosa esponente dell’alt-pop, Caroline Polachek. È la dimostrazione di come si possa fare uno splendido pop caldo e sensuale anche nella lingua del nostro paese, a dimostrazione di come il nostro pop non faccia cacare a causa della difficoltà della lingua, ma per l’incapacità cronica di azzardare e spingersi a certi apici iconici come Christine e Caroline che si divorano in una sala del Palais Garnier (il palazzo dell’Opéra di Parigi).

Non ci sarà alternativa al capitalismo, ma di certo c’è alternativa al pop inutile. E una di queste alternative si chiama Christine and the Queens.

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