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Caro Rocco Hunt, ma veramente promuovi così i tuoi dischi?

Avevi detto che avresti lasciato la discografia e poi ha subito lanciato il tuo prossimo album. Se è stata una mossa commerciale, è un gioco delle tre carte che non capiamo

Foto di Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Ma santo Dio, Rocco. Ma come ti è venuto in mente? Secondo quale illogico processo mentale hai scelto il vittimismo come espediente per fare pubblicità al tuo prossimo disco? Proprio tu, Rocco. Con un nome così virile. Rocco. Tu che le cantavi a tutti: wake up guagliò. Tu che con con quel tuo atteggiamento di protesta vociavi dal palco dell’Ariston pieno di collane con quegli occhiali un po’ così (e quella faccia un po’ così), e tutti si esaltavano e ti venivano dietro su quel motivetto sociale, allegra esortazione in musica alla presa di coscienza collettiva per una generazione al giogo della partita iva. Eddai, Rocco.

“Mi hanno privato e ancora adesso mi stanno privando della mia libertà”, hai scritto pochi giorni fa sui social. E noi tutti abbiamo pensato fosse una cosa seria. Qualcuno si è persino preoccupato o dispiaciuto. “Non me la sento più di continuare”, hai scritto. “Ho troppe pressioni e forse è arrivato il momento di mollare tutto e darla vinta alle persone che vorrebbero la fine della mia musica”. E ancora “ho creato tante aspettative che non riesco a mantenere. Ho sentito il bisogno di sfogarmi con voi e dirvi che per adesso mollo tutto. Purtroppo mi sembra la decisione più onesta da prendere”.

Era parsa una cosa grave la tua. Lo sfogo di chi considera la musica una roba seria, a tal punto di esser disposto a rinunciarci in mancanza della libertà necessaria per poterne fare di qualità. La qualità che oggi manca, per lo più. Sembrava un j’accuse che, per quanto ermetico, suggeriva una presa di posizione nei confronti di un mondo assuefatto ai singoloni da streaming buoni, forse, per la stagione del calippo. (Anche se poi, a dire il vero, nell’altra tua vita, quella da autore, tu sei un hit maker tra i più forti in circolazione, visto che hai scritto tormentoni come Roma-Bangkok)

E invece? Una settimana dopo la spatafiata, sulla quale in effetti ci eravamo già interrogati a suo tempo («reali intenzioni o mossa pubblicitaria?», abbiamo scritto nel dare la notizia dell’annuncio del ritiro), ecco servita la risposta. “Esce il 30 agosto LIBERTÀ (Sony Music Italy), il nuovo attesissimo disco d’inediti di ROCCO HUNT, che arriva dopo tre lunghi anni dall’ultimo lavoro in studio dell’artista!”. 

Ma quindi vuoi dire che tutto il discorso sulla libertà, le pressioni e la fine del sogno della musica era una trovata commerciale? Capiamo perfettamente quanto siano grami i tempi che viviamo, in cui, sopratutto nel mondo del rap, siamo frastornati da un’uscita nuova al minuto, la competizione è enorme e per farsi notare servono sempre i fuochi d’artificio. Altrimenti si scompare. Alcuni tuoi colleghi, penso a quel Salmo al cui fianco hai cominciato la tua ascesa, hanno dimostrato che la creatività nella promozione paga sempre. E ben venga. 

Ma questa tua uscita non ha nulla di creativo, e ora lascia a noi quella faccia un po’ così e quel sapore un po’ così. Che bisogno avevi di auto sabotare la tua arte con una mossa del genere? Parlavi di giovani. Speranze. Prospettive per il futuro. Ma ora, forse, non ti crediamo più. Sembravi un vero duro, ma forse eri solo Rocco. Quello sbagliato.

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