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“Calcutta e Giorgio Poi, madonna che tristezza”

Il nuovo singolo "La musica italiana" potrà sembrare una pernacchia agli eccessivi esterofili, ma in realtà è la storia di un esterofilo pentito, Giorgio Poi.

calcutta giorgio poi

Ce l’abbiamo tutti un amico di quelli che “Io? Pfff, non ascolto roba italiana”. Normalmente sono esemplari la cui spiccata esterofilia li ha spinti molto lontano dal loro habitat, dall’Italia, e spesso si ritrovano a vivere in metropoli titaniche dove “ogni sera c’è un concerto figo”. Ma poi il concerto figo col piffero che se lo possono permettere tutte le sere, a meno che non siano figli illegittimi di Bill Gates e l’Aga Khan.

Forse è proprio a questo tipo di umani del 21esimo secolo che Calcutta e Giorgio Poi hanno dedicato La Musica Italiana, singolone quattro mani che è uscito la scorsa notte, tutto in casa Bomba Dischi. “Chissà che cosa pensi / Adesso che sei lontana / Se ti fa ancora schifo / La musica italiana” canta Giorgio mentre strimpella la sua chitarra. Man mano che avanzano, i due finiscono per dipingere su una ballad acustica l’immagine di una ragazza italiana che vive a Londra, probabilmente universitaria come quelle che hanno riempito il Mediolanum Forum per due sere consecutive davanti al naso di Calcutta.

“Ma forse chi lo sa / Se ti manca il parmigiano / Lassù è tutto diverso / C’è solo un po’ di nostalgia / Nella busta blu della Tesco” cantano insieme sul ritornello, che si ripete più volte sul finire del pezzo. Fare leva sulla metafora del parmigiano, che da Tesco in Inghilterra costa come la droga, equivale a puntare dritto al cuore di un italiano all’estero. Uno straniero, non per colpa sua, non capirà mai l’importanza di avere del parmigiano in frigo, o il bidet in bagno, e qualsiasi italiano prima o poi proverà nostalgia per queste cose. Ma non vuole essere una pernacchia a chi vive all’estero, semmai un consiglio spassionato di chi ci è già passato.

Perché è facile interpretare l’intera canzone come uno sfottò ironico e tagliente dedicato a chi parla male della musica italiana, di chi sta fuori perché qui non funziona niente, ma non è così. Se sulle prime Giorgio canta da solo “Le mani nei capelli / Quando partiva Vasco / Battiato che paura / Chissà che lingua parla / Battisti e Lucio Dalla / Fanno Musica di merda / Calcutta e Giorgio Poi / Madonna che tristezza” è perché per primo ha imparato ad apprezzare la musica italiana soltanto quando era lontano da qui. «In Italia ero molto più orientato verso le cose straniere, fuori invece mi sono orientato verso le cose italiane. Non me lo so spiegare» mi aveva raccontato qualche anno fa, ai tempi di Fa Niente e dell’esordio come solista, tutto in italiano. Per decenni Giorgio ha vissuto all’estero, studiato chitarra all’estero, frequentato solo stranieri e preferendo l’inglese pure nei gruppi in cui cantava, i Cairobi e i Vadoinmessico.

Poi, un bel giorno si è accorto di tante cose che prima aveva, dandole per scontate, e ora non aveva più. «Non era nostalgia», mi aveva raccontato sempre nell’intervista.  «Era attrazione per una cosa che non hai più nella tua quotidianità ma che conosci bene e che riesci a vedere da un altro punto di vista. Una cosa che prima davi per scontata, come se a un certo punto non hai più la doccia e pensi… “cazzo se era bella la doccia!”», Calcutta in tutto questo ci ha messo la voce, il solito sarcasmo pungente e forse anche i vari “tua zia del Minnesota” che diventeranno molto presto dei detti nella vita quotidiana tanto quanto “Uèèèè, deficiente”. Ma è abbastanza chiaro che la ragazza di Tesco in realtà si chiami Giorgio Poi.

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