'Baby, It's Cold Outside', come una canzone natalizia si è trasformata in un caso di stupro | Rolling Stone Italia
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‘Baby, It’s Cold Outside’, come una canzone natalizia si è trasformata in un caso di stupro

Che bello il Natale, che belli gli alberi, che belli i dibattiti su una canzone del 1944 che potrebbe raccontare di una violenza sessuale

Un’immagine da “La figlia di Nettuno”, il musical per cui è stata scritta originariamente ‘Baby It’s Cold Outside’

Chi non ama il Natale? L’albero è fatto, le calze sono appese al camino, i Babbi Natale sono appesi ai balconi e le persone riprendono a cantare Baby, It’s Cold Outside anche se a quanto pare parla proprio di uno stupro. Ogni dicembre, internet offre una nuova sfilza di articoli riguardanti lo standard jazz di Frank Loesser del 1944, una facile ricetta per ottenere un sacco di click.

Ogni tanto esce qualche opinione particolarmente bizzarra – come quella che parla del ruolo della canzone nel fondamentalismo islamico –, ma la maggior parte degli articoli ricicla la stessa manciata di opinioni e dibattiti, cogliendo la palla al balzo quando ci si sposta sull’attualità (come il movimento #MeToo) per rinfrescare la vicenda. Alcune stazioni radio americane hanno deciso di non trasmettere più la canzone, un fatto che ha scaldato ancora di più il dibattito. Quindi, ecco la storia del dibattito a proposito di Baby, It’s Cold Outside, e di come questo brano è diventato parte integrante delle festività natalizie.

Loesser scrisse la canzone nel 1944 come un duetto gioioso tra lui e sua moglie, da cantare alla fine dei cenoni di Natale mentre i loro amici iniziavano a mettersi il cappotto per andarsene. Nel 1948, la canzone venne registrata per il musical La figlia di Nettuno. Nei crediti, la parte maschile e quella femminile sono definite quella del lupo e quella del topo. La premessa è che il lupo e il topo escono insieme per un appuntamento, e dopo aver bevuto il bicchiere della staffa, lei cerca di andarsene mentre lui cerca di trattenerla.

“I really can’t stay”, canta il topo. “But, baby, it’s cold outside”, replica. Ogni scusa portata dal topo per andarsene — “my mother will worry”, “my father will be pacing the floor” — replica il lupo. “I’ll hold your hands they’re just like ice”, canta e poi, più tardi, “Listen to the fireplace roar”. Spesso, il topo non resiste alle sue tentazioni, accettando anche solo di bere un altro bicchiere, ma per ogni mano che dà, il lupo si prende il braccio. Vorrebbe restare lì, ma sta giocando a fare la dura? Oppure sta soccombendo sotto l’insistenza, lasciando da parte i suoi desideri?

Per molto tempo, il duetto è stato oggetto di un’unica polemica, cioè quella riguardante il fatto che fosse o meno una canzone di Natale, visto che il testo non ha niente a che fare con le festività. Mentre è impossibile dire che gli ascoltatori non si fossero mai accorti dello scambio viscido di battute nel testo della canzone, è certo che il primo articolo di giornale che lo fa notare è stato pubblicato sul National Post canadese nel 2004.

Si legge, “Baby, It’s Cold Outside ha una melodia amabile, ma è un’ode allo stupro legalizzato”, si legge nel testo del dicembre 2004, scritto da Rob McKenzie e Joe Bodolai per la loro colonna umoristica. “In breve, l’uomo fa bere la donna nonostante lei non voglia, e lo fa per approfittare di lei”.

Second i giornalisti del National Post l’articolo doveva essere uno scherzo, una battuta sul politicamente corretto di quel periodo, che chiudeva con una preghiera alle radio per smettere di trasmettere il pezzo. Ironicamente, i punti dell’articolo sono gli stessi che oggi vengono discussi con serietà. Ma il cambiamento è avvenuto poco per volta.

Nel 2005, uno scrittore freelance, Drew Mackie, sul suo blog definiva la canzone un “caldo abbraccio della semi-consensualità”, ma ancora in tono scherzoso. Nel 2006, un post di Livejournal scritto da un tizio chiamato Brad Hicks raccontava in sette paragrafi come la canzone descrivesse una situazione che poteva diventare un “crimine perseguibile” in alcuni stati. “Il titolo della canzone, alcuni passaggi della canzone, suggeriscono che lei potrebbe essere in pericolo dicendo di no”, scrive Hicks, concludendo che potrebbe essere un gioco spinto, una fantasia di dominazione e sottomissione.

La vera controversia inizia nel 2007, grazie alla crescita di social media come Facebook, Twitter e Tumblr, che hanno rivoluzionato il modo di fruire i contenuti su larga scala. A dicembre di quell’anno, il noto sito umoristico Funny or Die pubblicò un video poi diventato virale in cui re-immaginava il testo della canzone in modo tragico, compresa una scena con un tizio che trascina la ragazza nella sua stanza con la forza.

La popolarità del video portò poi a delle serie analisi da parte di vari scrittori e scrittrici. La maggior parte di queste interpretazioni dicevano che la canzone era fondamentalmente una celebrazione dell’oltrepassare i confini della coercizione sessuale, ma in alcuni casi emersero dei punti di vista inaspettati. In un articolo di Persephone Magazine del 2010, la blogger Slay Belle diceva che la canzone sarebbe in realtà “un desiderio che anche le brave ragazze hanno” e che il topo in realtà sia combattuto dal fatto che dovrebbe “spingersi un po’ oltre l’accettabilità” e passare la notte. “Il suo amante e il suo continuo proporsi, in realtà, le sta offrendo una scusa di fermarsi per la notte senza provare vergogna”, scrive Slay Belle.

Un altro articolo, tra i più citati, scritto nel 2016 da un ex insegnante, appassionato di jazz, suggerisce di inserire Baby, It’s Cold Outside nel contesto in cui era stata scritta. Mentre il passaggio “What’s in this drink?” veniva interpretata spesso come la volontà del lupo di far ubriacare il topo per approfittarsi di lei, ma piuttosto era intesa come “una battuta del tempo”, dicendo anche che probabilmente in quel drink non c’era nulla, “nemmeno abbastanza alcol”.

Queste poco prospettive degne di nota sono soltanto una piccola frazione di quelle che ogni anno saltano fuori sul presunto stupro contenuto in Baby, It’s Cold Outside. Negli anni più recenti la controversia è andata oltre il chiacchiericcio da blog per diventare mainstream, con articoli da parte di media tradizionali, tra cui il Wall Street Journal, che raccontano la controversia come una figlia dell’era Trumpiana, chiaramente sbagliandosi. Ma 14 anni dopo la prima apparizione, sembra che il dibattito sia più insistente del protagonista maschile della faccenda.