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A che punto siamo con il nuovo disco dei Vampire Weekend?

Newyorkesi, borghesi, figli di papà bravi ed eleganti, come il primo della classe che ti stava sul cazzo al liceo, ma che non vediamo l'ora di tornare ad ascoltare

È oramai qualche tempo che, ciclicamente, ci si chiede quando uscirà il nuovo lavoro dei Vampire Weekend. In questi cinque anni di silenzi, abbiamo avuto spoiler più o meno grandi, da inediti suonati nei live estivi (la band è tornata ad esibirsi dopo una lunga pausa), a dichiarazioni abbastanza precise, come quella del 4 agosto sul palco del Lollapalooza di Chicago, dove affermarono che l’album è pronto. Rumors sostengono che, durante l’aftershow del festival, il frontman della band, Ezra Koenig, abbia fatto sentire delle nuove tracce direttamente dal suo smartphone collegato all’impianto. Tutto bellissimo, ci siamo, arriverà il disco, si pensava. E invece nulla. Silenzio.

Durante questo lungo iato, però, non sono rimasti del tutto in silenzio. Il bassista, Chris Baio, si è fatto un buon nome con due dischi a nome Baio, il batterista Chris Tomson ha pubblicato un disco a nome Dams of the West. Ezra, invece, si è centellinato non cadendo nella trappola della carriera solista. Ha collaborato con i Major Lazer per Jessica, con i Chromeo per Ezra’s Interlude e con SBTRKT per New Dorp, New York. È apparso nella chiacchieratissima serie americana Girls e nel 2014 si esibito con Karen O (degli Yeah Yeah Yeahs) alla cerimonia per gli Oscar con The Moon Song, candidata come miglior canzone per Her di Spike Jonze.

Politicamente si è schierato a supporto di Bernie Sanders e, tra gli impegni con il suo programma radio per Apple Music, Times Crisis with Ezra Koening, nel 2016 ha scritto e prodotto Hold Up di Beyoncé. Dal 2017, su Netflix, si può trovare la serie animata d’ispirazione anime che ha scritto e prodotto, Neo Yokio, nel quale collaborano, tra i doppiatori, Jaden Smith, Jude Law, Susan Sarandon, Jason Schwartzman, Steve Buscemi. Proprio nello speciale di natale di quest’anno, appena pubblicato dalla piattaforma americana, troviamo il primo vero inedito di Ezra, Friend Like U, in collaborazione con Jaden Smith, iLoveMakonnen e Bloodpop. L’escamotage è, comunque, sempre cool: la canzone è cantata da uno dei personaggi della serie, la nemesi del nostro protagonista, depresso e ricchissimo cacciatore di demoni. Très chic.

La biografia dell’ultimo periodo artistico di Ezra è simbolica per raccontare i Vampire Weekend. Magnetici, ricercati, amati da tutta quella sinistra intellettuale e alternativa che negli States ha ancora una dignità. Una band post-borghese, certo, ma intellettualmente nobile. Per quanto l’immagine pulitissima da figli di papà possa innervosire, i loro brani sono scritti con una cura e un talento sopra la media, cerebralmente stimolanti, ricchi di citazioni, rimandi, rielaborazioni. Ti stanno sul cazzo come al liceo ti stava sul cazzo il primo della classe solo perché era impietosamente più preparato di te. Il loro esordio, l’omonimo album del 2008, con i suoi elegantissimi giovanilismi, fu un terremoto per l’allora scena indie, basti pensare che A-Punk, che ai tempi collezionò qualche milione di views su YouTube, ora ha superato i 155 milioni di streams su Spotify che, per la cronaca, è arrivato negli States tre anni dopo la sua uscita.

Seguì Contra, un disco intimo, pacato, maturo, per arrivare infine alle geniali composizioni di Modern Vampires of the City. I Vampire Weekend sono quei newyorchesi che noi europei un po’ invidiamo, nel bene e nel male. Troppo bravi, troppo belli, troppo eleganti. Sempre fresh, sempre cool, sempre al posto giusto. Per questo siamo davvero curiosi di sapere come sarà il loro prossimo disco anche perché, nel frattempo, il multistrumentista, nonché produttore, Rostam Batmanglji, ha lasciato la band. E per capire il valore di Barmangjli basta ascoltare il suo primo disco solista Half-Light, uscito nel 2017 a nome Rostam, un distillato dei lati più esotici della band.

Il 2019 sarà l’anno del ritorno, questo pare sicuro. A noi, nel mentre, non resta che ballare storti sulle hits che hanno segnato la discoteca indie di quegli anni d’oro. Perché per quanto possiamo odiare l’estetica di questi preparatissimi e borghesi newyorkers, la loro musica continua ad essere incredibilmente fica. Anche dopo anni di silenzio.

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