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Venezia 77, cronaca del giorno 1 dalla M di muro alla W di Wakanda

Racconto semiserio e incompleto dell’inizio del primo festival dell’era Covid

Anna Foglietta al photocall inaugurale di Venezia 77

Foto: La Biennale – Jacopo Salvi

Questa Mostra non s’aveva da fare? Forse, almeno a detta di molti accreditati e addetti ai lavori nel giorno 1 del primo festival dell’era Covid. Però c’è anche l’altra campana: il cinema va salvato e può ripartire solo da Venezia, la vecchia signora che non molla neanche davanti alla pandemia. Perciò, oltre al racconto dei film, quest’anno c’è una storyline parallela molto più interessante (e, si spera per chi è qui, appassionante): come si fa un festival con i protocolli di sicurezza, le mascherine e le battaglie navali. Le regate storiche sul Canal Grande non c’entrano, poi capirete.

Il muro antivirus

Il muro anti-Covid davanti al Palazzo del Cinema

L’avrete forse già visto postato da qualche cronista della primissima ora, giunto quando ancora c’erano le ruspe sul lungomare. Noi arrivati ieri possiamo confermare che sì: davanti al red carpet hanno piazzato una parete anti-assembramenti. Che però è meno “trumpiana” di quanto certe foto non diano a vedere: un po’ come le folle delle birrette sui Navigli. Certo fa sorridere immaginare stasera, quando la Mostra partirà ufficialmente con Lacci di Daniele Luchetti, gli animali da tappeto rosso – dalla presidente di giuria Cate Blanchett alla madrina (si può ancora dire?) Anna Foglietta, fino al Leone alla carriera Tilda Swinton, sbarcata ieri dal motoscafo con le braccia intrecciate nel gesto di Wakanda – che si sono apparecchiati per una gran soirée e che poi si ritrovano in un’area protetta in cui nessuno li vede. Tanto valeva presentarsi in tuta, come da dress code del lockdown.

Già fatto? Per fortuna che c’è PIC!

La misurazione della febbre c’è, ma non si vede. L’edizione numero 77 non prevede blockbuster spaziali come i First Man e gli Ad Astra delle scorse annate, ma il film di fantascienza è – invisibilmente – tra noi. Per entrare nella “zona rossa” e accedere alle proiezioni (e a tramezzini pagati il doppio rispetto a quelli dei bar indigeni), c’è un metodo futuribile che rileva la temperatura corporea: basta passare accanto a una macchinetta stile Black Mirror senza nemmeno fermarsi. E poi dice che gli italiani non sanno fare la sci-fi.

Ehi, c’è nessuno?

Sarà solo il primo giorno, d’accordo: ma qua non si vede nessuno. Non tanto le star che danno forfait di minuto in minuto: ma questo era già previsto. Anche i local, e come dar loro torto, preferiscono starsene al Bagno Renato a prendere l’ultimo sole d’estate invece che avventurarsi a vedere un film afgano o fare una capatina all’Hotel Excelsior, ex “struscio” glam di giornalisti e curiosi ora lasciati fuori dalla porta girevole. I ristoratori ci credono ancora, e quando prenoti al telefono lasciano intuire grandi code per avere un tavolo: ma poi ti presenti per cena e non c’è nessuno nemmeno lì. Meglio così: non c’è rischio che già alle nove sia finito il baccalà mantecato.

La battaglia navale

La prenotazione è il verbo, non solo quando si tratta di tavoli. Per vedere i film è stato introdotto un sistema online attraverso cui ogni accreditato deve riservare il suo posto in sala a partire dalle 74 ore che precedono la proiezione desiderata: vi siete persi? Anche noi che ogni due ore dobbiamo ricordarci il film che vogliamo vedere da qui a tre giorni: Tenet al confronto è niente. In cambio, c’è però un nuovo gioco che spopola alla Mostra: la battaglia navale, appunto. Tra colleghi e amici, è tutt’uno scambiarsi le posizioni in platea per cercare di vedere il film in qualche modo vicini, tra posti sfalsati e capienza delle sale ridotta. Se un marziano dovesse passare dal Lido in questi giorni, non si deve preoccupare: le urla «Io 10-7!» o «Tu hai 8-3?» non sono dichiarazioni di guerra. Si parte: che lo spritz (rigorosamente col Select) ce la mandi buona.