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‘Una famiglia vincente – King Richard’: una parabola sportiva e umana con un Will Smith da Oscar

Il film sulla formazione delle sorelle Venus e Serena Williams, tra i favoriti ai prossimi Academy Award, non è solo un biopic ‘tennistico’. Dentro c’è soprattutto il ritratto dei razzismi e dei classismi di una nazione. Guidato dalla strepitosa performance del protagonista

Will Smith è Richard Williams in ‘Una famiglia vincente – King Richard’

Foto: Warner Bros.

«Questa famiglia è del ghetto, dunque vi grideranno di tutto, cose tipo: “Perché non vi date al basket?”. Non fateci caso». E ancora: «Non preoccupatevi di loro, ma lasciate che siano loro a preoccuparsi di voi!». A parlare è il padre-coach “King Richard” Williams (strepitoso Will Smith) rivolto alle figlie, Venus e Serena (Saniyya Sidney e Demi Singleton), future campionesse di tennis. “Re Riccardo”, guardiano notturno, vive nei sobborghi di Compton, Los Angeles, con la moglie Oracene “Brandy” Williams (altrettanto strepitosa Aunjanue Ellis, puro soul) e cinque figlie (tre delle quali avute da Brandy dal precedente matrimonio). L’uomo impiega tutto il suo tempo libero ad allenare le ragazze nei campi scalcinati del ghetto, a insegnare loro la disciplina (non solo) sportiva, l’umiltà e al tempo stesso la consapevolezza e la fiducia, a restare distanti dalla bruttezza e dalla violenza delle gang circostanti, a comprendere come la fatica può portare a risultati importanti, ma anche che il gioco resta un gioco.

Venus e Serena raccolgono varie sporcizie e soprattutto palline su palline, prima e dopo aver giocato. Sistemano campi nei quali non entra nessuno, perché il tennis “non è sport da neri” e perché purtroppo nei dintorni le sparatorie, al di là della rete, non mancano quasi mai – chi ha frequentato quel genere di playground di tennis, ma anche di basket, sa bene che è un grande classico il cartello all’ingresso che puntualizza il divieto di portare armi da fuoco all’interno dei campi.

Una famiglia vincente – King Richard di Reinaldo Marcus Green esce nelle sale italiane il 13 gennaio ed è già tra i titoli favoriti per gli Oscar. Il titolo originale è, semplicemente, King Richard. Niente a che vedere dunque con Re Riccardo Cuor di Leone o con Riccardo III, narrato anche da Shakespeare. L’epos però non manca affatto, pur trattandosi di storia recente nel degrado di Compton, L.A. Più che di un biopic, si tratta di un grande e spiazzante film sportivo. Un appassionato affresco sul lavoro duro, la vita agra e il tennis come sport classista e razzista e sulle due ragazze che cambiarono il gioco. Per sempre.

Certo, il film pecca in parte di eccessiva lunghezza (una decina di minuti in meno e sarebbe stato perfetto per ritmo e pathos) ed è un po’ edulcorato nelle parti più sgradevoli del padre-coach. Richard Williams, ad esempio, nella sua autobiografia Black and White: The Way I See It, racconta come una volta abbia assoldato dei ragazzini perché lanciassero insulti alle figlie mentre giocavano sui campi di Compton. Richard nel libro si giustifica dicendo che «per avere successo, devi essere pronto all’incidente inatteso. Volevo rendere le ragazze pronte anche a questo. La critica, o peggio, l’insulto possono tirare fuori il meglio».

Il fatto stesso però che il film si chiuda sulla prima partita di Venus, dunque su una sconfitta bruciante e immeritata, dimostra la sua dimensione anomala e lontana dall’enfasi abituale e dai didascalismi del cinema sportivo USA. Tutto quello che è venuto dopo è noto. Quel primo match, quasi dimenticato, viene invece rivissuto attraverso la ricostruzione drammatica in modo potente e destabilzzante (lì i tempi sono davvero perfetti).

Will Smith con Saniyya Sidney e Demi Singleton, alias Venus e Serena Williams. Foto: Warner Bros.

“King” Smith, barbetta sale e pepe, capo chino per una vita difficile, dà una delle sue performance recenti più memorabili e commoventi. Alcuni suoi dialoghi con i coach professionisti Paul Cohen (Tony Goldwyn) e Rick Macci (Jon Bernthal) sono davvero da antologia. Su tutti, la battuta in cui Cohen/Goldwyn osserva: «Sei la persona più cocciuta e insopportabile che abbia mai conosciuto… e ho allenato John McEnroe!».

Una famiglia vincente – King Richard è uno dei migliori film (non solo) sportivi americani degli ultimi anni. Sentito, sofferto, divertente, non conciliato e struggente. «Questo mondo non ha mai avuto rispetto per Richard, ma rispetteranno voi tutte!». E così è stato.