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‘Trolls World Tour’: tra pop e rock, vince la storia (sui generis e sui generi) della musica

Nel secondo capitolo del musical animato, i pupazzetti fluo prendono il la. E danno lezioni di discografia a piccoli e (soprattutto) grandi. Featuring Elodie, Francesca Michielin e Stash

Poppy (Francesca Michielin) e Barb (Elodie)

Foto: Universal

La diatriba è vecchia come il mondo: dei Trolls, ma pure il nostro. È meglio il pop o il rock? Poi, in mezzo ai due colossi della musica moderna, ci sono tutti gli altri generi per così dire reietti: ma questa è un’altra storia. O, quantomeno, è la sottotrama – però cruciale – di Trolls World Tour, capitolo secondo dell’animazione-musical con protagonisti i pupazzetti fluo, da oggi direttamente in streaming on demand (su Sky Premium, Apple TV, Chili, Google Play, Rakuten TV, TimVision e MediasetPlay).

Il plot primario è sempre musicale. La regina del rock Barb (perfetta, nella versione italiana, la voce ruvida di Elodie) vuole intraprendere un tour globale: il mondo, ricordiamolo, è sempre inteso come la fantasyland popolata dalle adorabili creaturine, che però stavolta scoprono di non essere sole. In realtà, dietro i mega-concerti (ah, che bei ricordi!) si nasconde un piano per il suprematismo delle schitarrate, contro i coretti leziosi di cui sono depositari la regina Poppy (Francesca Michielin) e l’amico Branch (Stash). La rocker – dunque cattiva – ce l’ha soprattutto con loro: «La musica pop non è vera musica. È piatta, è ripetitiva, le parole sono vuote. E poi, la cosa peggiore è che ti si ficca in testa come un tormentone». Presto, si diceva, capiamo che le sue intenzioni sono possibilmente peggiori.

Ed è qua che Trolls World Tour prende il la (pardon). I Trolls diventati grandi scoprono che c’è vita oltre i loro cavalli di battaglia (Wannabe e Gangnam Style: molto ridere). E il film trova così l’equilibrio tra circo per bambini e divertissement per adulti (o presunti tali). La Storia la fanno i vincitori, e in questo caso l’ha fatta il pop: là dove c’erano gli strumenti veri, ora c’è l’autotune. Tutti gli altri hanno dovuto soccombere. È la chiave – precisa, arguta, singolare – di questo episodio 2. Che diventa un excursus sui generis (e i generi) della discografia: dalla musica classica spazzata via dalla contemporaneità al country con le sue nenie del tipo “Vivi con dolore” (questa la hit, deliziosa, che si sente nel film, su sfondo di Frontiera). Fino ai generi tirati fuori all’uopo, letteralmente: le ragazzine del K-Pop e i latinos del reggaeton sono i bounty hunter prezzolati chiamati quando le cose si mettono male (un vero colpo di genio: chapeau).

Il resto è un’avventura che va bene da 0 a 99 anni: canzoni, balletti, amori che non sanno stare al mondo (sempre quello übercolorato di cui sopra), fino a un happy ending in odore di empowerment femminista. Sui titoli di coda arriva The Other Side, il brano (originale) interpretato da Justin Timberlake e SZA. È pop? È funk? È hip hop? È un po’ tutto insieme, perché «la musica è cambiata» (cit. dal film). Forse i più piccoli l’hanno capito più e prima di noi.