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Sylvester Stallone, i 75 anni dell’eroe proletario

Dalle umili origini agli esordi travagliati, dai movimenti sindacali a ‘Rocky’, ‘Rambo’ e l’action movie. Un libro celebra l’incredibile epopea di un attore diventato simbolo di riscatto sociale

Sylvester Stallone a Cannes 2019

Foto: Stephane Cardinale - Corbis/Corbis via Getty Images

«È lui a incarnare in via definitiva l’eroe proletario, il warrior, il reduce, il sindacalista, lo street fighter, il pugile, il portiere antinazista di football, l’evaso e il mercenario, il giustiziere sociale: l’intera specie in una sola star». Come abbia fatto questo italo-americano partito dal gradino sociale più basso possibile – che nelle prime prove attoriali era considerato unanimemente “un cane” – a diventare una stella di Hollywood potrebbe sembrare un mistero. Se in più ci aggiungiamo le sue umili origini, la storia assume i contorni della leggenda. Sylvester Enzio Stallone, nasce infatti presso un istituto di carità di Hell’s Kitchen il 6 luglio 1946 da un barbiere italiano immigrato negli Stati Uniti e una astrologa americana e durante il parto patisce la rescissione del nervo facciale dovuta all’uso del forcipe che gli causerà una lieve paresi del lato sinistro del volto, mentre durante l’adolescenza soffrirà anche di rachitismo.

Oggi compie 75 anni e un libro ne celebra la straordinaria ascesa e nel titolo c’è già tutto: Il grande Sly – Film e avventure di Sylvester Stallone, eroe proletario (Milieu Edizioni). Una celebrazione che racconta un suo lato inedito, grazie al giornalista e scrittore Diego Gabutti, cioè la biografia di un simbolo che è la filosofia di un’epoca recente, che racconta molto delle storie che vediamo oggi al cinema e ci fa intravedere anche quella che è l’America attuale. E così, mentre nel 2021 Sylvester Stallone soffia 75 candeline, il suo Rocky si attesta nella maturità a 45 anni che hanno segnato anche la storia del cinema e dell’immaginario collettivo.

Una vera e propria epopea, ripercorsa nel volume, attraverso le tappe principali, che non ricordano soltanto la storia di un uomo, ma tracciano la traiettoria evolutiva di uno dei più grandi dispositivi mediatici del XX secolo: il cinema, in particolare quello americano. Hollywood, ha indiscutibilmente plasmato la cultura di massa del mondo occidentale – e non solo – e i film di Sylvester Stallone hanno rappresentato un momento importante di quella che è diventata una vera e propria memoria collettiva: chi resterebbe indifferente al grido di «Adriana»? Con uno stile narrativo che restituisce i fatti, il clima e lo spirito del cinema di Stallone, la scrittura è accompagnata da locandine delle pellicole. Così, l’autore ci porta con disinvoltura a immergerci in un mondo fatto di gangster e palestre, sudore e armi esplosive, criminalità e grandi sogni. L’approfondita conoscenza dell’argomento, insieme alla sincera simpatia per i suoi personaggi, rivelano un percorso che va dai primi passi azzardati alla franchezza di Rocky, fino al divertito citazionismo dei Mercenari, allegro congedo da un universo che resta nel cuore sia dei cinefili che del grande pubblico. Un racconto che è filosofia di un’epoca: un salto in un passato recente indispensabile per capire da dove vengono le storie che illuminano gli schermi tutt’ora.

La carriera di Sylvester Stallone parte negli anni ’70, passa rapidamente dalle brevi comparsate nel Dittatore dello stato libero di Bananas e altri film dell’epoca al grande cinema di cui è interprete, sceneggiatore e qualche volta regista. Giovanissimo è autore di F.I.S.T., un grande film sul movimento sindacale americano, e di Taverna Paradiso, un divertissement sul sottoproletariato di Manhattan che ricorda le avventure picaresche dei pezzenti californiani di John Steinbeck in Vicolo Cannery e Pian della Tortilla. Col primo Rocky, nel 1976, scrive e interpreta il miglior film mai dedicato a un pugile. Qualche anno dopo, Rambo è il film definitivo sul Vietnam e sui disturbi post traumatici da stress (la pandemia novecentesca). Scrive e dirige Staying Alive, un cult del cinema ballerino.

Poi, negli anni ’80 arriva la svolta: mentre Rambo e Rocky, i suoi personaggi iconici, diventano seriali e perdono un po’ della loro freschezza, inventa il moderno action movie. Mette su muscoli e, con una bandana intorno alla fronte, imbraccia armi potentissime che abbattono fortezze, polverizzano carri armati e tirano giù dal cielo i cacciabombardieri. Per metà nostalgia d’Ercole e Maciste contro Ursus, per metà prefigurazione dei videogame a venire, si trasforma da grande firma del Nuovo Cinema anni ’70 in bandiera di un mercato cinematografico avveniristico. C’è infine, doppiato il millennio, l’ultima delle metamorfosi, da maschera impassibile dell’action movie in «decostruttore», per dire così, del suo stesso cinema, in particolare con il serial vintage dei Mercenari, che riassume e porta al tracollo l’epopea dei warriors palestrati. Il grande Sly racconta tutto questo, con passione e divertimento, per arrivare a oggi e augurargli altri 75 di questi anni.

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