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Sophia è Sophia, e basta

Non si dice l’età di una signora, ma oggi la signora festeggia un compleanno importante. La Loren ha confezionato un’immagine che nessuno ha potuto mettere in discussione, al di là delle generazioni e dei gusti cinematografici

Foto: Frazer Harrison/Getty Images

Le Mans ’66 – La grande sfida, con Matt Damon ingegnere e Christian Bale pilota di bolidi Ford in guerra contro il monopolio Ferrari, esce al cinema a metà novembre. Ma non è di questo che c’importa. C’importa della scena in cui il vicepresidente Ford, con un pugno di diapositive, cerca di convincere il Grande Capo votato alla produzione in serie della bontà dell’investimento milionario sulle auto da corsa. Le gente vede nella Ferrari quello che cerca in una donna sullo schermo: non la ragazza che ha sposato ma – clic del proiettore – Sophia Loren. Strano che le movimentiste MeToo non si siano scagliate contro la scena, saranno state soggiogate pure loro dall’immagine della somma diva strizzata in un vestito rosso usata come simbolo dell’eccellenza, come testa di serie inarrivabile.

Non si dice l’età di una signora, ma oggi la signora festeggia un compleanno importante. Che oggi venga citata nei filmoni hollywoodiani è segno che non è ancora tempo di coccodrilli. L’ultimo incrocio con donna Sophia è stato il caffè con Raffaella Carrà, era un’intervista per RaiTre ma pareva un incontro tra signore, appunto. Le icone (l’abusatissima parola in questo caso si può usare) erano spogliate di glitter e statuette, parlavano di amori e di figli, delle loro lunghe carriere e dei fugaci colpi di testa. Sophia andava dietro alla “sorellina” Raffa, così la chiamava, la testa pareva più dentro il presente che persa nel ricordo. Scurdámmoce ’o ppassato, ci diceva tra la righe, anche se per noi è impossibile: due Oscar, sette film (e mezzo) con Vittorio De Sica solo per citare il regista più amato, un grande scandalo matrimoniale presto dimenticato, tanti colleghi famosi e aneddoti relativi, il guardaroba Armani per non sbagliare, le apparizioni sempre poche, sempre selezionate, sempre meno, se no cosa si è dive a fare.

Ha confezionato un’immagine che nessuno ha potuto mettere in discussione. Non c’entravano più, e non c’entrano adesso, le generazioni, i gusti cinematografici, il colore politico: Sophia è Sophia, e basta. Lei è scappata per rimanere, come Mina anche se diversamente invisibile, entrambe oltreconfine ma italianissime, ancora lavoratrici indefesse, quando noialtri sfaticati andremmo in pensione (senza pensione) già adesso. L’ultimo set di Sophia è di quest’estate, il film è il terzo lungometraggio di suo figlio Edoardo Ponti, tratto da un romanzo del gran Romain Gary già portato al cinema da Simone Signoret, già due volte mamma e figlio avevano lavorato insieme, perché Sophia ce l’ha insegnato: la famiglia è la cosa più importante. Ma è ancora più importante il titolo di quest’ultimo film: La vita davanti a sé. Non serve altro, per dire che nessuno può chiudere una Ferrari nel garage.

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