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‘Someone Great’ è la commedia sulla critica musicale di cui avevamo bisogno

Congratulazioni, Gina Rodriguez: ora sei una delle giornaliste musicali di 'Rolling Stone' più cool della storia del cinema

Brittany Snow, DeWanda Wise e Gina Rodriguez in 'Someone Great'.

Foto: Sarah Shatz/Netflix

La star di Jane the Virgin Gina Rodriguez brilla nel delizioso film Netflix Someone Great, scritto e diretto da Jennifer Kaytin Robinson. Someone Great è una commedia sulle rotture sentimentali, una storia spassosa su un’esagerata serata tra amiche con una colonna sonora che spacca. Ma anche un film che parla di patiti di musica, di chi vive la propria vita, soffre, scopa, fa amicizia e cerca di superare il dolore mentre è ossessionato dalle proprie canzoni preferite. Ti arriva all’anima con i brani di Mitski o di Phoebe Bridgers. C’è un momento in un negozio in cui parte una ballata di Selena alla radio e la protagonista si umilia, cantando e piangendo così forte da non poter più mostrare la propria faccia in zona. A chi non è successo?

Someone Great è arrivato sulla piattaforma senza nessun tipo di pubblicità, e ha fatto colpo, con canzoni di Lorde e Lizzo (del 2017). Gina interpreta il ruolo di una critica musicale di New York che ottiene il lavoro dei suoi sogni: scrivere per Rolling Stone. Ma c’è un problema a San Francisco. (Nessuno le ha detto che la sede californiana è stato chiusa nel 1977, quando la rivista si è trasferita a New York?!) Il suo fidanzato LaKeith Stanfield (Atlanta) la scarica. Le sue migliori amiche DeWanda Wise (direttamente da She’s Gotta Have It) e Brittany Snow hanno deciso di consolarla con un’ultima folle notte in giro per la città, imbucandosi a un evento A-list chiamato Neon Classic. Come dice Wise, guardando nello specchio dopo un montaggio delle tre amiche che si agghindano per la serata: “Sono profondamente ossessionata da noi in questo momento!”.

Sembra qualcosa di nuovo perché descrive i dettagli emotivi del fandom musicale in modo perfetto. Someone Great è pieno di canzoni fantastiche, da Big Freedia a Ryn Weaver, e, per queste amiche, ogni momento incasinato della vita ha una colonna sonora. La loro idea di divertimento è discutere del servizio postale nei bar. E nessuno nel film se ne cura o pensa che ci sia qualcosa di strano nel preoccuparsi troppo della musica. Una novità, per non dire altro.

Supercut di Lorde viene brillantemente utilizzata in una sequenza strappa-cuore in cui Gina rivive momenti della sua relazione appena finita. C’è una scena di sesso malinconica per Your Best American Girl di Mitzki, che non è mai sembrata più triste. Vediamo la playlist del quarto anniversario della coppia, con classici familiari (Otis Redding, J. Dilla), ma anche scelte differenti come Sam Cooke, con la ballata del 1957 I’ll Come Running To You. Sul muro, Gina ha poster di incredibili band punk come Downtown Boys e LVL UP. Nella scena preferita di tutti, viene sorpresa da Dreaming of You di Selena in un negozio e non ha altra scelta che cantare con un microfono di formaggio. Roba in cui ci si può identificare, pure troppo.

Come tutti i giornalisti da film, Gina ha un’appartamento della dimensione di McCarren Park, ma aanche un santuario in cucina dedicato a David Bowie e Young Americans. Una delle sue amiche se la fa con un losco publicist di accrediti VIP, urlandogli: “Quello non era sesso da ingressi base!” e RuPaul ruba la scena nei panni del pusher/terapista delle ragazze. Il film è pieno di camei comici: Rosario Dawson, Jaboukie Young-White, Questlove nei panni del DJ del Neon Classic, Michelle Buteau in quelli dell’estranea che si unisce a Gina per un pianto in attesa della metropolitana. L’atmosfera fa molto Modern Girls, il capolavoro del 1986, con Daphne Zuniga, Cynthia Gibbs e Virginia Madsen in giro per tutta la notte a LA, e che finisce con But Not Tonight dei Depeche Mode — l’uso perfetto di una canzone perfetta.

Gina Rodriguez prende il suo posto nel pantheon degli scrittori da film di Rolling Stone — è un bel casino, ma questo probabilmente la rende più accurata. (Spero che ci sia una scena di karaoke nel sequel): è nel solco dell’orgogliosa tradizione di Shelley Duvall in Annie Hall, nei panni della giornalista entusiasta di Dylan e del Maharishi (“è magnifico!”), che dice a Woody Alle: “Il sesso conte è un’esperienza molto kafkiana”. Sta lassù con Patrick Fugit di Quasi Famosi, l’evergreen di Cameron Crowe. O con John Travolta nel classico anni ’80 Perfect, che prova di essere un giornalista serio indossa la cravatta sopra la camicia di flanella e i jeans per intervistare la guru dell’aerobica Jamie Lee Curtis. Che lo seduce subito, perché è il 1985 (Il fondatore di Rolling Stone Jann S. Wenner fa il suo debutto come attore nei panni dell’immaginario editor di RS Mark Roth).

E poi quella che è forse la migliore performance in qualsiasi versione di A Star Is Born: Marta Heflin nel film del 1976. Vuole intervistare Kris Kristoffersen, così fa irruzione nella sua villa e si nasconde in topless nella sua piscina. (Funziona!) Quando Barbra Streisand li sorprende a letto insieme, lei risponde decidendo di “fare un’intervista a Barbra sull’accaduto” e accende il suo fidato registratore. Ma quanto è cool? In qualche modo questo episodio viene presentato come parte della spirale discendente di Kris, piuttosto che come “un picco aspirazionale dell’eroismo di giornalisti negli anni ’70”. È una lunga e nobile eredità hollywoodiana. Ma qualcuno sicuramente è all’altezza.

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