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Oscar 2019, le nostre previsioni: chi meriterebbe vs. chi vincerà

Manca pochissimo alla notte più importante di Hollywood: ecco chi dovrebbe portarsi a casa la statuetta secondo noi. Sì, avete indovinato: Cuaròn

Attenzione, attenzione. Queste non sono previsioni degli Oscar, o almeno, non quelle classiche. C’è qualche ragionamento su chi probabilmente vincerà, su chi assurdamente non è stato candidato, ma soprattutto c’è scritto chi – almeno secondo noi – dovrebbe portarsi a casa il premio, magari per tenerlo sulla mensola del bagno come Susan Sarandon e Kate Winslet. Roma, il semi-memoir in bianco e nero di Alfonso Cuarón, e La Favorita, il period piece punk di Yorgos Lanthimos, sono i più nominati con 10 candidature ciascuno. Seguono Vice, Black Panther e A Star is Born a quota 8. Iniziamo, che la pratica è piuttosto lunga… anche se – per fortuna – non come la cerimonia degli Oscar.

Se volete leggere subito la categoria che vi interessa, cliccate sulla voce nell’elenco:

Miglior film
Miglior regia
Miglior attore protagonista
Miglior attrice protagonista
Miglior attore non protagonista
Miglior attrice non protagonista
Miglior lungometraggio animato
Miglior film straniero
Miglior documentario
Miglior colonna sonora
Miglior canzone originale
Miglior sceneggiatura originale
Miglior sceneggiatura non originale
Miglior fotografia
Miglior montaggio

Miglior film

BlackKklansman

Black Panther

Bohemian Rhapsody

La Favorita
Green Book

Roma

A Star Is Born

Vice

Quando un regista fa il film, anzi, l’opera della vita, è inutile girarci intorno. In Roma Cuarón ha messo corpo, cuore, anima ed è stato capace di creare qualcosa che sia grandioso nella portata e allo stesso tempo intimo come un sussurro. Roma ha già fatto la storia, anche perché consente a Netflix a sedersi al tavolo del cinema, quello vero, cosa che non piace molto alle elite di Hollywood, ovviamente. Ma un’opera d’arte non può essere messa in discussione da come o dove la guardiamo. C’è un altra questione: Roma è in spagnolo, se vincesse la statuetta più importante, l’Academy dovrebbe farsi delle domande. Come se la passano gli altri? A Star is Born sembra aver perso il suo momento magico, Black Panther è il re del botteghino e ha risvegliato quello stesso sentimento che aveva invaso il Paese dopo l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca, ma l’Academy è pronta? Ci sono pure BlackKklansman e il buddy movie Green Book all’orizzonte, ma La Favorita di Lanthimos per noi è l’unico altro sfidante davvero possibile. Ma pure Yorgos, nonostante il suo film irriverente e super punk, a questo giro deve inginocchiarsi ad Alfonso il Grande. 

Miglior regia

Alfonso Cuarón, Roma
Yorgos Lanthimos, La Favorita
Spike Lee, BlackKklansman
Adam McKay, Vice

Pawel Pawlikowski, Cold War

Ricapitolando: secondo molti il polacco Pawlikowski è stato nominato solo per lasciare fuori Bradley Cooper (era successa la stessa cosa a Ben Affleck per Argo, che l’Academy non ami le star del cinema che diventano registi?!) e Peter Farrelly di Green Book è stato lasciato fuori per aver girato roba tipo Scemo e più Scemo. Parlando invece della cinquina, solo cuori per il virtuosismo con cui Lanthimos ha diretto La Favorita e ci dispiace per Spike Lee, che quest’anno ha conquistato la sua prima candidatura (sì, davvero) con un film grande e importante ma, anche qui, Alfonso tutta la vita, c’è poco da dire. Cuarón ha fatto (quasi) tutto da solo: Roma l’ha scritto, prodotto, diretto e ne ha curato pure la fotografia, visto che il fido Emmanuel “Chivo” Lubezki era impegnato.

Miglior attore protagonista

Christian Bale, Vice

Bradley Cooper, A Star Is Born

Willem Dafoe, Van Gogh – Alle soglie dell’Eternità
Rami Malek, Bohemian Rhapsody

Viggo Mortensen, Green Book

Rami Malek ha fatto un mezzo miracolo, restituendoci un Freddie Mercury vitale e travolgente fino al punto da convertire un film biografico con più di qualche difetto in un’esperienza da non perdere (anche e soprattutto per le canzoni). La trasformazione di Christian Bale in un satanico Dick Cheney in Vice è clamorosa e chi non ha amato follemente Bradley Cooper nei panni del rocker tormentato di A Star is Born? Bravi tutti, ma per noi l’Oscar dovrebbe stare sulla mensola del bagno di Willem Dafoe, che si è caricato addosso la croce di Van Gogh per raccontare i suoi ultimi giorni e l’intensità febbrile con cui viveva e dipingeva, l’uomo fragile dietro il genio tormentato. “Non avrai altro Van Gogh all’infuori di Willem Dafoe”. Anche se è probabile che vincerà Bale oppure Rami will rock the Oscars.

Miglior attrice protagonista

Yalitza Aparicio, Roma
Glenn Close, The Wife
 – Vivere nell’ombra
Olivia Colman, La Favorita
Lady Gaga, A Star Is Born

Melissa McCarthy, Copia Originale


Gaga è uno di quei talenti assurdi a 360 gradi che, qualunque cosa faccia, mette i brividi. Glenn Close in The Wife è semplicemente sconvolgente e a 71 anni l’Oscar se lo meriterebbe finalmente (e in epoca di #TimesUp l’interpretazione di una moglie brillante che vive all’ombra di un marito ingrato aiuta) mentre Yalitza Aparicio, che nella vita fa la maestra d’asilo, è di una purezza disarmante in Roma. Ma Olivia Colman è una delle più grandi attrici del nostro tempo. Quando pensi non possa superare la performance in Broadchurch, la nuova Queen Elizabeth di The Crown ti tira fuori una regina Anna pazzesca, insicura, ferita, ma anche buffa e dagli appetiti insaziabili: una bambina un po’ viziata, una donna che non ha fiducia in se stessa e non sa se viene amata davvero per quello che è. Anche se qualcuno lamenta che il suo ruolo non sia propriamente da protagonista, per noi è senza dubbio La Favorita. Ma vincerà Glenn, non preoccupatevi. O – magari – Gaga.

Miglior attore non protagonista

Mahershala Ali, Green Book
Adam Driver, BlackKklansman

Sam Elliott, A Star Is Born

Richard E. Grant, Copia originale
Sam Rockwell, Vice


Ok, dev’esserci stato un errore: da quando sono uscite le nomination continuiamo a scorrere la cinquina ma non vediamo il nome di Timothée Chalamet. Se è uno scherzo, non è divertente. Chalamet è uno dei più grandi attori della sua generazione, forse il più grande. E la sua interpretazione del ragazzo tossico in Beautiful Boy è DE-VA-STAN-TE. Che dire poi del monumentale Killmonger di Michael B. Jordan in Black Panther? Niente, non c’è nemmeno lui tra i candidati. Assurdo. Ma visto che dobbiamo stare a quelli nominati, scegliamo Sam Elliott, che ha 74 anni è stato nominato per la prima volta grazie alla sua performance in A Star is Born. Forse gli sarebbe servita qualche posa in più per convincere l’Academy, ma quella statuetta se la merita più di Sam Rockwell, che l’ha già vinta – meritatamente – l’anno scorso. Se non dovesse essere Elliott, allora che sia Richard E. Grant, è la prima volta anche per lui, in perfetto equilibrio e tra comicità e dramma per Copia originale. Spoiler: quasi sicuramente vince il Don Shirley di Mahershala. E va benissimo così.

Miglior attrice non protagonista


Amy Adams, Vice

Marina de Tavira, Roma

Regina King, Se la strada potesse parlare
Emma Stone, La Favorita

Rachel Weisz, La Favorita

Non c’è Emily Blunt per A quiet place e vabbè, basta fare polemica. Marina de Tavira è un’interprete raffinatissima, Emma Stone è la golden girl di Hollywood che non sbaglia mai un colpo, Amy Adams è stata nominata ben sei volte senza mai vincere. Ma probabilmente non sarà questa la volta buona. Per noi è pari merito tra 
Rachel Weisz e Regina King, tra la tostissima e spietata Favorita della regina Anna e la madre che combatte per salvare il fidanzato della figlia da una falsa accusa di stupro in Se la strada potesse parlare. Due personaggi diversissimi, due attrici che l’Oscar se lo meritano, entrambe. E forse stavolta toccherà a Regina.

Miglior lungometraggio animato

Gli Incredibili 2
L’isola dei cani
Mirai

Ralph Spacca Internet
Spider-Man: Into the Spider-Verse


Wes Anderson all the way. L’isola dei cani racchiude l’essenza del regista cult, dalla scelta old school dello stop-motion alle inquadrature perfettamente simmetriche, ai colori, insomma tutto quello che rende Wes Anderson Wes Anderson. Oltre ad essere un vero e proprio miracolo di tecnica (mille burattini, 500 cani e 500 umani, in 5 diverse dimensioni: ogni protagonista ha richiesto circa 16 settimane per essere modellato) scalda il cuore, lascia a bocca aperta e ha mezza Hollywood al doppiaggio. E, elemento assolutamente inedito per il cineasta texano, questo film ha pure un sottotesto politico piuttosto deciso. Poi c’è Spider-Man: Into the Spider-Verse che una bocca d’aria fresca per l’animazione (e ha pure una grande script). Ma è davvero arrivata l’ora di dare ‘sto benedetto Oscar a Wes.

Miglior film straniero


Cafarnao, Libano

Cold War, Polonia
Opera senza autore, Germania

Roma, Messico
Un affare di famiglia, Giappone

Roma, punto.

Miglior documentario

Free Solo
Hale County This Morning, This Evening
Minding the Gap

Of Fathers and Sons
RBG


L’incredibile impresa del free climber più rock sulla faccia della terra, Alex Honnold, l’unico ad aver scalato la parete di El Capitan o la storia di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, che si è costruita una carriera e una professionalità rare riuscendo anche a diventare un’icona della cultura pop? Le immagini di Free Solo tolgono il fiato, ma la storia della Ginsburg parla a tutte le donne. E adesso è più importante che mai. (Però guardatevelo Free Solo, perché è epico).

Miglior colonna sonora

Nuova categoria, nuova bacchettata all’Academy, che sembra essersi persa il lavoro complessissimo e sperimentale di Justin Hurwitz su First Man – Il primo uomo, uno dei migliori compositori su piazza dopo i due Oscar del 2017 per La La Land . Non c’è nemmeno Thom Yorke per Suspiria, per dire. Bellissimo il lavoro di Nicholas Britell su Se la strada potesse parlare, il tocco giappo di Monsieur Alexandre “ho già un paio di statuette a casa e chissà quante altre ne vincerò” Desplat sull’Isola dei cani e quello jazz di Terence Blanchard per BlackKklansman. Ma noi amiamo follemente il vibe afropunk che Ludwig Goransson ha dato allo score di Black Panther , combinando elementi della tradizione africana come i tamburi a clessidra, il tambin e i cori con i più classici toni orchestrali usati spesso usati nei cinecomic.

Miglior canzone originale

All the Stars da Black Panther

I’ll Fight da RBG
The Place Where Lost Things Go da Il ritorno di Mary Poppins
Shallow da A Star Is Born

When a Cowboy Trades His Spurs for Wings da La ballata di Buster Scruggs

I candidati sono cinque perché si chiama cinquina ma sappiamo tutti, pure l’Academy, che avrebbero potuto tranquillamente essere anche solo due: Gaga e Kendrick. L’unico vero possibile sfidante della popstar è il rapper di Compton. L’unico vero ostacolo sulla strada verso il trionfo assoluto dell’intensissima ballad Shallow è il fiero e provocatorio mix tra hip hop e r’n’b di All The Stars. La compilation di canzoni originali di Black Panther a cura di Kendrick Lamar ed è senza dubbio tra i miglior album del 2018, ma questa è un’altra storia. È impossibile togliersi dalla testa Shallow. E dopo il Golden Globe e i Grammy, Questo Oscar a Lady Gaga e Bradley Cooper non lo toglie nessuno. Forse.  

Miglior sceneggiatura originale

La Favorita
First Reformed
Green Book

Roma
Vice

C’è un’energia scabrosa, un black humor estremo, un mood punk e barocco nella Favorita, e questo anche grazie alla vivacissima e sboccata sceneggiatura di Deborah Davis e Tony McNamara (con la collaborazione non accreditata dello stesso Lanthimos), a cui il regista ha aggiunto il suo gusto per l’assurdo e una totale disinibizione. Saremo anche nel 18esimo secolo ma “donne che lottano per emergere in un mondo di uomini, e ci riescono” non suona attualissimo? Con First Reformed è la prima volta che Paul Schrader, 72 anni, viene nominato, dopo aver scritto capolavori come Taxi Driver e Toro Scatenato. Meriterebbe, ma purtroppo non succederà.

Miglior sceneggiatura non originale


A Star Is Born
La ballata di Buster Scruggs
BlackKklansman
Se la strada potesse parlare
Copia originale

Spike Lee era già stato nominato per la sceneggiatura (originale) di Fa’ la cosa giusta nel 1990. Ma a questo giro l’Academy non può fare a meno di consegnarli la statuetta per l’adattamento esplosivo delle memorie di Ron Stallworth e l’acutissima satira sul razzismo – di ieri e di oggi -. BlackKklansman.

Miglior fotografia

La Favorita
Opera senza autore
Roma

A Star Is Born

Cold War

Scongiurata la possibilità di non vedere una categoria così essenziale per il cinema durante la messa in onda della cerimonia, non per ripeterci ma Roma, chi altro? Cuarón è il primo regista nominato all’Oscar per aver curato anche la fotografia del suo film. Peccato però non vedere nella cinquina Van Gogh – Alle soglie dell’Eternità: Benoit Delhomme era riuscito a fondere alla perfezione pittura e cinema, girando quasi tutto con luce naturale nella campagna tra Arles e Auvers-Sur-Ois e lasciando uscire quasi inconsciamente i gialli e i blu del genio olandese dalle immagini. Arte allo stato puro.

Miglior montaggio

BlacKkKlansman
Bohemian Rhapsody
La Favorita
Green Book
Vice

Scelta difficilissima quest’anno. Secondo noi se la giocano più degli altri Bohemian Rhapsody e Vice. Speriamo in Dick, ma vediamo bene Freddie.

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