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‘Old’ e il nostro tempo perduto (e ritrovato)

Non tutto va letto in chiave Covid, d’accordo. Ma l’ultimo film di M. Night Shyamalan, piaccia o no, ci rimette di fronte al loop che abbiamo vissuto per un anno (anzi, due). E in cui siamo dentro ancora

Vicky Krieps, Thomasin McKenzie, Gael García Bernal e Luca Faustino Rodriguez sono la famiglia di ‘Old’ di M. Night Shyamalan

Foto: Universal Pictures

Il punto non è se l’ultimo Shyamalan è bello oppure no (che poi a me alla fine Shyamalan piace sempre, pure quando non mi piace: e non è questo il caso). Anche perché, a dire qualsiasi cosa a proposito di questo Old (al cinema dal 21 luglio), si rischia lo spoilerone, e non sia mai, gli spoiler oggigiorno son peggio degli effetti della seconda dose di Pfizer (non ne ho registrato alcuno, ma come se).

Il punto è: com’è il cinema post pandemia? Certo, il progetto in questione viene prima del Covid, e per giunta da un fumetto (s’intitola, da noi, Castello di sabbia), dunque a dire che c’entra il virus si sbaglia, si forza, si fa il gioco dei giornalacci. Anche quando una dei protagonisti, la Vicky Krieps divina nel Filo nascosto, urla: «Dev’essere un virus!». E ti viene un coccolone.

Ecco, che cosa è rimasto, nelle nostre teste di spettatori, per convincerci che tutto sia Covid? Soprattutto davanti a un film come Old, che gioca con un immaginario bio-tech in cui potrebbero entrarci pure i vaccini (aridaje). E ovviamente – quello si capisce anche solo dal trailer – con il Grande Tema del tempo, che è il vero lascito di questo anno (due) di isolamenti e intontimenti.

I personaggi del film – il capofamiglia Gael García Bernal, Krieps che è la moglie separanda, i figli, poi un medico, una bionda che si direbbe influencer, una vecchia, una ragazzina, due bambini – vanno in gita su una spiaggia vergine e un poco spettrale e scoprono che su quella spiaggia s’invecchia di colpo. Fine di quello che si può dire. (Solo una parentesi: il dottore è un totale pirla, non c’è da fidarsi, e anche lì, a forzare, ci si può vedere il nostro anno – due – appesi alle dichiarazioni dei medici, chiunque essi fossero, pirla inclusi. Chiusa parentesi.)

Dunque, il tempo. Un anno (due) di Covid è stato come quella spiaggia, e qua non v’è forzatura di sorta. Il tempo s’è insieme dilatato e contratto, è stato perduto e ritrovato, è stato amico e oppressore, abbiamo pensato di guadagnarlo e di sprecarlo. Anche a non rifletterci troppo (io tendo a non farlo: si vive meglio), ognuno ha sentito che lì stava il vero fantasma presente e futuro con cui avremmo dovuto fare i conti. Più della paura, più dell’indignazione, più del lievito madre (il mio morto al primo lockdown, a proposito di tempo).

Di film con gente mascherinata se ne vedono ancora pochini, e per fortuna. E forse non farebbero lo stesso effetto di questi che ci riportano dentro quel loop, che provano a dirci che quell’anno (due) appena passato era una prova generale, una vita in miniatura, velocizzata come sulla spiaggia di Old.

Penso a visioni recenti, tutte pensate per un pubblico ampio, pop. L’horrorino italiano (delizioso) A Classic Horror Story, su Netflix, dove tutto torna sempre su sé stesso; e, anche se alla fine c’è il trucco, ci eri cascato pure tu. La guerra di domani, blockbusterone sci-fi guerresco su Prime Video con Chris Pratt che va nel futuro per salvare il mondo presente, e poi però c’infila una sfasatura familista alla Nolan. Naturalmente la marvelliana serie Loki, anche lì bella o brutta non importa, ma più cortocircuito temporale di così non si può. Pure certi titoli nostrani decisamente perdibili – Blackout Love sempre di Amazon, Ritorno al crimine su Sky – che sfruttano i codici della commedia in cui i protagonisti o vanno avanti e indietro nella Storia o perdono memoria, appigli, storia (minuscolo) del loro qui e ora.

Shyamalan ovviamente è autore di un’altra pasta, Old è pieno di meraviglie di regia, lui ha questa capacità di sintetizzare in un’inquadratura gioie e inquietudini di una famiglia, di un’umanità tutta (vedi pure la sua serie, molto sottovalutata, Servant). La risoluzione di questo inghippo deluderà qualcuno, forse molti, ma lui si è divertito, come un Hitchcock che si nasconde e osserva da lontano. E noi con lui. Questo bordello pandemico-temporale, lungi dall’essere finito, c’ha del resto insegnato che dobbiamo tutti vivere due volte. O magari una sola, e forse in questa piccola stronzissima vita che ci tocca è meglio andare in montagna.

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