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Ode a Guido Caprino

Quando si parla dei divi italiani del momento, ci si dimentica sempre del protagonista di '1992' e del 'Miracolo'. In attesa di vederlo nel nuovo 'La stanza', un regalo a tutti i capriners

Foto: Gareth Cattermole/Getty Images

In ordine alfabetico: Borghi Alessandro, Favino Pierfrancesco, Marinelli Luca, tutti bravissimi e fighissimi e, conseguentemente e giustamente, celebratissimi. Poi, alla C, ci sarebbe Caprino Guido, anche lui bravissimo e fighissimo, ma non celebratissimo come i colleghi. Com’è come non è, sembra se ne dimentichino sempre tutti, quando c’è da stilare la classifica dei divi della nuova (o quasi) generazione. Dunque ode a Caprino, prim’attore che resta in secondo piano, anche se quando è in scena si magna tutti.

Dopo il ruolo di Cyrano in Tutti per 1 – 1 per tutti e in attesa del nuovo La stanza (dal 4 gennaio su Amazon Prime Video), mettiamolo a confronto con gli altri, anche se non è elegante. Ma lo si faceva pure ai tempi di Mastroianni-Gassman-Tognazzi-Manfredi, lo potremo a maggior ragione fare oggi. L’occhio vitreo è del genere Borghi e Marinelli, però per età (48 anni oggi) s’avvicina di più a Favino. E, come Picchio cosiddetto, è specialista in accenti di tutti i tipi. Lo direste mai che è siciliano, quando lo vedete interpretare il rozzo leghista brianzolo di 1992 (e seguiti)? Certo che no, eppure.

Pietro Bosco, così il personaggio all’anagrafe, è forse il ruolo che meglio l’ha definito, oltre a quello che gli ha fatto guadagnare molti fan (li chiameremo capriners? Uhm, non suona benissimo). Fan peraltro fierissimi di tirare fuori, alle cene con gli amici, il suo nome: «L’attore migliore in circolazione? Guido Caprino». E tutti gli altri: «Ah, sì, certo, perché ce lo scordiamo sempre». Tornando a Bosco, il militante di piazza (ed ex soldato, e picchiatore facile) che diventa parlamentare è un ritratto che sulla carta sarebbe potuto apparire scontato, e in cui invece il nostro porta l’uomo, la bestia (molta bestia: si veda la quinta puntata dell’ultima stagione, il giallo biotto a Villa Certosa) e pure la virtù, ché alla fine è un tenero soltanto un po’ grezzo. Tra lui e Stefano Accorsi, non abbiamo dubbi sull’amante perfetto per Miriam Leone.

L’altro ruolo che lo rappresenta al meglio è il premier del Miracolo di Ammaniti, altra serie a suo modo epocale. Fabrizio Pietromarchi è il primo ministro che avremmo sempre voluto e che ancora ci sogniamo, ma soprattutto il personaggio che ha ulteriormente gasato i capriners: avete visto quant’è bravo? Vi sembra forse lo stesso attore che, solo cinque minuti fa, faceva il burbero padano?

Di Caprino s’apprezza l’estraneità, è dentro le cose ma sembra passarci sopra (o accanto) quando è in scena. Forse perché una certa estraneità la rivendica nella vita reale: è rimasto nella provincia siciliana, lontano dai baretti di Prati.

Nel curriculum, tanta altra tv della bolla (In Treatment, sempre su Sky) e tanta popolarissima Rai (Il commissario Manara, I Medici, Romanzo familiare), poco cinema e forse è questo il problema della dimenticanza degli addetti ai lavori. Appello: dategli un grande ruolo per il grande schermo. Un biopic. Da queste parti, s’era suggerito di affidargli la parte di Gianni Agnelli, se mai si deciderà di raccontare la nostra royalty. Ma, anche per quello, un film è troppo poco. Ci vuole una serie. E poi le serie sono il nuovo cinema, no? Guido nostro l’ha semplicemente capito prima degli altri. Forse per questo non possiamo non dirci capriners.

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