Home Opinioni Opinioni Cinema

‘Nomadland’, viva la libertà (di Frances e Chloé)

La libertà di fare cinema dallo spirito indie e vincere gli Oscar (e ritirarli con la ricrescita). Ma anche di cambiare dall’interno Hollywood, ieri (vedi la carriera dell’antidiva McDormand) come oggi: dopo questo film-simbolo dell’annata pandemica, Zhao entrerà nell’universo Marvel. Perché le barriere non esistono più

Frances McDormand e Chloé Zhao agli Oscar 2021

Foto: AP Photo/Chris Pizzello, Pool via Getty Images

Ho capito che Frances McDormand non c’entrava niente con il resto (il mondo delle attrici, lo star-system e tutto il cocuzzaro) a una conferenza stampa al Festival di Cannes di un film dei fratelli Coen, uno dei primi, forse era Arizona Junior. Un giornalista le chiese qualcosa sul suo coinvolgimento nel progetto e lei rispose semplicemente: «Vado a letto con il regista, ovvio». Era già sposata con Joel Coen, i presenti lo sapevano, ci furono grandi risate. Nessun’altra attrice, né allora e men che meno oggi, se ne uscirebbe con una battuta del genere, e non vi sto nemmeno a spiegare il perché.

Oggi che ha 63 anni, tre Oscar da protagonista, uno da produttrice (di Nomadland, che arriva oggi sul canale Star di Disney+ e da domani, alleluja, anche al cinema), Frances è la titolare di una carriera fatta di scelte indipendenti e al tempo stesso riconosciute, cool senza essere marginali, unica nel suo genere. Vorrei sapere a quanti film e a quanti registi ha detto di no per costruire tutto questo e anche per guadagnarsi il diritto di andare agli Oscar come l’abbiamo vista, pure spettinata e con la ricrescita. Scelte estreme, magari anche estremamente snob dirà qualcuno, ma, almeno in tempo di pandemia, io dico “vive la liberté”.

Senza Frances, comunque, non ci sarebbe nemmeno Nomadland, che, a questo punto, è diventato il film di questo anno cinematografico segnato dagli effetti del virus in tutto il mondo. Presentato a Venezia nel 2020, ha vinto prima il Leone d’oro e poi ha continuato la sua strada trionfale verso gli Oscar. La regista Chloé Zhao è nata a Pechino 38 anni fa, è al suo terzo film. Ha studiato in un college inglese, poi negli Stati Uniti, a New York e Los Angeles, dove i genitori si erano trasferiti. Ha debuttato con il suo primo lungometraggio Songs My Brother Taught Me (si trova su Mubi) al Sundance Film Festival nel 2015 (e dove, se non?). Il film, che era la sua tesi di diploma alla New York University, l’ha messa subito in luce, nel circuito dei premi: ebbe una nomination agli Independent Spirit Awards. Il suo secondo film, The Rider, è ambientato nelle praterie del Dakota, tra i nativi americani, interpretato in parte da attori non professionisti ed è, per certi aspetti, la prova generale di Nomadland.

Ora, Nomadland, che si basa su un libro-reportage della giornalista Jessica Bruder, è la storia di una donna che, rimasta senza lavoro, senza marito, senza una città in cui vivere (perché la città era stata costruita intorno a una fabbrica ormai andata in malora, durante la recessione del 2008), si mette alla guida di un camper e si sposta da un luogo all’altro, seguendo le stagioni e gli altri umani che, un po’ per disperazione e un po’ per scelta, vivono così. Non c’è il mito della frontiera, non c’è la corsa all’oro, non c’è un luogo da raggiungere. C’è proprio l’idea della vita come viaggio, reale e simbolico: i camper si rompono, esattamente come le persone si ammalano. La natura consola, un paesaggio al tramonto può commuovere, ma il freddo può anche ucciderti. Nella creazione del personaggio di Fern, non è secondario il fatto che Frances McDormand sia, appunto, Frances McDormand. Perché il film è in gran parte intessuto dalle storie dei veri nomadi e molti, inizialmente, hanno pensato che Frances/Fern fosse proprio una di loro, equivoco possibilissimo. Fuori dalla bolla del cinema, degli Oscar e dei festival, chi la conosce? Immaginate se al suo posto ci fosse stata Julia Roberts. Non poteva funzionare.

Frances McDormand in ‘Nomadland’ di Chloé Zhao. Foto: Disney

Infatti, per tutta la durata della cerimonia degli Oscar, mi domandavo se, e in quali punti dei grandi spazi americani, gli altri interpreti di Nomadland si fossero dati appuntamento per guardare Frances e Chloé, in abito più o meno da sera, mentre ritiravano i premi e, come dicono i commentatori, “facevano la storia”: un’interprete al terzo Oscar (record che condivide con pochissimi altri) e la seconda donna che vince come miglior regista in quasi cent’anni (l’altra è Kathryn Bigelow). Tra poco, Zhao sarà anche la prima regista donna non americana a dirigere un film tratto dai fumetti Marvel. Anzi, lo ha già diretto. È Eternals, nel cast ci sono Angelina Jolie e Kit “Trono di spade” Harington, un crossover divistico tra la Hollywood Royalty e il rinascimento televisivo dell’ultimo decennio. Vedremo il film quando uscirà, a novembre. E allora ci potremmo divertire a chiederci se la Hollywood dei blockbuster ha stravolto Chloé o se, al contrario, sarà stata Chloé a fare la rivoluzione dentro l’universo dei supereroi.