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Jerry Lewis raccontato da Saverio Raimondo

Il comico di Comedy Central ricorda il Maestro Lewis nel secondo anniversario della sua morte: fra occasioni mancate, inedite, asimmetriche. Come quando avrebbe dovuto dirigere un film di Woody Allen

Per omaggiare Jerry Lewis, ma risparmiarvi l’ennesimo profilo critico-biografico (ne trovate senz’altro tanti in giro, e tutti migliori di come potrei scriverlo io), ho deciso di raccontarvi il Jerry Lewis che non c’é: occasioni mancate, inedite, asimmetriche.

Jerry Lewis regista di Woody Allen

Quando Woody Allen (all’epoca ancora “solo” sceneggiatore e attore comico in un paio di film) scrisse assieme a Mickey Rose il copione di quella che sarebbe diventata la sua prima regia, Prendi i Soldi e Scappa (Take the Money and Run, 1969), andò in cerca di un regista perché, come racconta lui stesso, «ero convinto che nessuno mi avrebbe dato l’opportunità di dirigerlo io stesso». Fu così che Woody Allen propose il suo copione a Jerry Lewis: «Sarebbe stato grandioso se fossi riuscito a farmi dirigere da lui in questo film», dichiarò Allen successivamente -pur ammettendo «non posso dire che ero un fan dei suoi film di per sé, ma trovavo che lui avesse un grande talento comico. […] In ognuno dei suoi film, per quanto strampalato, c’erano sempre un paio di sequenza magnifiche, perché lui aveva un grande talento naturale, un talento molto forte.»

Al netto del riconoscimento, perché Allen pensa a Lewis? Comicamente parlando, non potremmo immaginare comici con due sensibilità più diverse. Pur derivando entrambi dalla grande tradizione umoristica ebraica, l’uno (Jerry) incarna lo schlemiel -il goffo pasticcione che rovescia la zuppa; l’altro (Woody) lo schlimazel -lo sfigato che riceve la zuppa addosso. Jerry guardava allo slapstick di Stanlio & Olio (più il primo, che frequentò assiduamente nei suoi ultimi anni); Woody alla comicità verbale dei Fratelli Marx, “tendenza Groucho”.
In comune però hanno che entrambi sono due comici in conflitto con il sistema-Hollywood e, sopratutto, sono entrambi due comici-autori: Lewis dal 1960 diventò regista di sé stesso, ruolo che gli viene pienamente riconosciuto solo dalla critica europea. Sono probabilmente queste le ragioni che fecero pensare ad Allen a una possibile sintonia con Lewis -e, a noi posteri, alla premessa di una probabile conflittualità fra due personalità così spiccate.

A detta di Allen, Lewis si dimostrò interessato al progetto; ma poi non se ne fece nulla, pare perché nessuna produzione intendesse scommettere sul binomio: Lewis non era più sulla cresta dell’onda come un tempo, e i suoi ultimi film in patria erano stati un mezzo fiasco. Ma c’è da pensare che lo stesso Lewis fosse riluttante: di fatto, il Jerry regista ha solo diretto sé stesso come protagonista, mai nessun altro comico.

Difficile oggi immaginare Prendi i Soldi e Scappa non diretto da Woody Allen -vista anche la parodia del mokumentary, tipica del regista newyorkese- bensì da una firma così ingombrantemente diversa come quella di Jerry Lewis. Take The Money and Run è sì uno dei film con più gag visive del cinema di Allen, dalla pistola intagliata in una saponetta (che diventa schiuma sotto la pioggia) al suonatore di violoncello in una marching band; ma anche nelle gag “da cinema muto” non potremmo immaginare due corpi comici più diversi.
Prendete la celebre scena della macchina da scrivere in Dove Vai Sono Guai (Who’s Minding The Store, 1963):


Una gag che poggia unicamente sull’eccezionale pantomima di Lewis, quasi una piccola coreografia mimica sulla partitura musicale, con uno stralunato surrealismo in crescendo. Una gag da cartone animato -non a caso, il regista di questo film, come di molti dei migliori Jerry Lewis, è Frank Tashlin: regista comico di grandissimo valore che si era fatto le ossa nell’animazione.

Ora invece guardiamo la scena in cui Allen si prepara ad un appuntamento con una ragazza in Prendi i Soldi e Scappa:


Nel scena del bagno, e poi con il guardaroba dentro al frigo, vediamo come la gag visiva in Allen preveda l’interazione con oggetti o incongruità fisiche; e anche quando, di fronte allo specchio, la comicità poggia tutta sulla mimica facciale (assai meno esasperata di quella di Lewis: se Jerry è un cartoon, Woody è un fumetto), il conflitto con l’esterno (gli occhiali, il taschino della giacca) resta determinante. Insomma, due universi comici molto diversi, che hanno però in comune una regia essenziale, precisa, che sa che il comico (come la suspense in Hitchcock) è nel fuori-campo (il foglio battuto a macchina in Lewis, l’assenza dei pantaloni in Allen).

Jerry Lewis conduttore di un late night

In Re per una Notte (The King of Comedy, Martin Scorsese, 1983) Jerry Lewis interpreta un celebre comico alla guida un popolarissimo late night show. Il suo personaggio è evidentemente ispirato a Johnny Carson, l’allora conduttore del Tonight Show (Lewis nel film ha sostituito Jack Paar alla conduzione dello show, esattamente come Carson nella vita reale).

«Ho studiato come costruisci la battuta: con calma, rilassato, come dici le cose spiritose senza mai appoggiare troppo», gli dice l’aspirante comico e mitomane interpretato da Robert De Niro. Non potremmo immaginare descrizione meno calzante della comicità di Lewis: non solo non è mai stato un comico di battuta, ma decisamente il suo umorismo non può definirsi calmo e rilassato. In effetti il personaggio di Jerry Langford, vittima ma antipatico, è per Lewis il primo ruolo cinematografico “da attore” e non da comico. L’interpretazione gli riesce benissimo, e gli dà occasione di mostrare alcuni aspetti inediti (o meno evidenti) della sua bravura: un’efficacissima fissità facciale e understatement mimico, come in questa sequenza:

Era la prima volta che sul grande schermo si vedeva Jerry Lewis “non fare Jerry Lewis”. Eppure, Jerry Lewis è stato veramente conduttore di un late night, per giunta del più celebre: il Tonight Show ebbe diverse guest alla conduzione prima di Carson; e Jerry lo condusse per qualche puntata nel 1962.

Il Jerry Lewis alla conduzione del Tonight Show è tutt’altro che “calmo, rilassato” o che dice cose spiritose “senza mai appoggiare troppo”: canta, gioca con la musica, scherza e fa lo spiritoso. Doti da intrattenitore sulle quali ha costruito una fortunatissima carriera televisiva dal 1966 alla conduzione dell’annuale Telethon che portava il suo nome; ma che, in un late night (dove funzionano le battute e la conversazione brillante con gli ospiti) risultano stucchevoli ed eccessive, per non dire inappropriate -almeno prima dell’avvento del “rumoroso” Jimmy Fallon.

Jerry Lewis “fa ridere e anche pensare”

Esiste ancora oggi un film inedito di Jerry Lewis, tale per volontà del suo stesso regista: è The Day The Clow Cried del 1972, dove Lewis diresse sé stesso nel ruolo di un clown prigioniero in un campo di concentramento nazista con il compito di accompagnare i bambini alle camere a gas, divertendoli.

Il film ebbe una travagliatissima realizzazione; e il risultato finale deluse così tanto il suo regista che si rifiutò di parlarne in pubblico, e nelle interviste proibiva domande al riguardo. Negli ultimi anni ruppe il silenzio solo per dire che era “brutto”, “tremendo”, e che voleva nessuno lo vedesse mai; salvo poi scoprire che Lewis ha donato una copia, l’unica esistente, al Congresso -ma con il divieto di mostrarla per altri 10 anni.

Pur restando uno dei film “perduti” e maledetti che suscitano più curiosità della storia del cinema, è probabile che il suo regista e protagonista avesse ragione: Jerry Lewis non è Charlie Chaplin, e il suo straordinario talento comico, così come quello registico, probabilmente erano inadeguati ad una storia così complessa e controversa. Resta però il tentativo (l’azzardo?) di volersi misurare in una simile impresa; e il riconoscere il proprio limite, il fallimento. Un aspetto artistico e umano davvero affascinante della biografia di Lewis, e che meriterebbe di essere indagato.

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