I grandi del musical: Leslie Caron, una francese alla conquista di Hollywood | Rolling Stone Italia
Home Opinioni Opinioni Cinema

I grandi del musical: Leslie Caron, una francese alla conquista di Hollywood

Faceva parte del Ballets des Champs-Elysées di Roland Petit quando Gene Kelly la vide, andò da lei in camerino e disse che se la sarebbe portata in America. Il resto è storia (del cinema): da 'Un americano a Parigi' a 'Gigi'

Gene Kelly e Leslie Caron in ' Un americano a Parigi'

Foto: John Springer Collection/Corbis via Getty Images

Nel cartello dorato delle dive del musical ne entra una che presenta qualcosa di speciale rispetto alle colleghe americane. È francese. Con relativo appeal particolare. E va rilevato che proprio a luglio Caron ha compiuto 90 anni. Parto da un segnale di predestinazione esclusivo: a 16 anni faceva già parte del Ballets des Champs-Elysées di Roland Petit. Che comunque non fu l’unico fenomeno del ballo che si interessò a lei, perché tre anni dopo arrivò a Parigi… Gene Kelly.

Con la Caron posso dire di avere un ricordo personale che mi sta molto a cuore. In questa mia rubrica, nel capitolo su Luciana Savignano, raccontavo quando ebbi l’occasione, incredibile, di ballare con lei il valzer di Verdi dal Gattopardo. Ero certo emozionato e maldestro. Ma lei riuscì… a guidarmi. Anche con Leslie ho una memoria simile.

Una volta, primi Anni Novanta, venne a cena da noi, a Liscia di Vacca, un’amica di mia moglie Daniela che aveva una boutique a Porto Rafael. E si portò… Leslie Caron, che a Porto Rafael possedeva una delle maisonettes. L’artista francese era stata una delle scopritrici della prima ora della Costa Smeralda. Sapevo tanto di lei, naturalmente. Era ancora bella Leslie, in forma e competitiva. Nella raccolta dei cd di casa avevamo Un americano a Parigi. Mia moglie lo inserì. Arrivati al capitolo 14 – come posso non ricordarlo –, la canzone era Love Is Here to Stay, e racconta il ballo rapinoso di Kelly e Caron in riva alla Senna.

La danzatrice venne verso di me, mi prese la mano e mi condusse dove c’era spazio. L’iniziativa era stata di mia moglie. “Così potrai dire di essere stato Gene Kelly”. Così, per un minuto, lo diventai. E quando Daniela chiese a Caron se Kelly ballava meglio di me, lei rispose “seulement un petit peu” (solamente un po’). Che bel ricordo. Al di là del fatto personale, la Caron mi raccontò la sua vicenda in quel film. Aveva vent’anni e faceva parte, come detto, della scuola di Roland Petit. Era impegnata nella performance di Le Jeune Homme et la Mort dello stesso Petit, quando Gene Kelly la vide, andò da lei in camerino e le disse che se la sarebbe portata a Hollywood. Kelly voleva una ballerina che sapesse andare oltre il tip tap. Leslie era una danzatrice completa, al balletto musicale si sarebbe adattata all’istante. E non è un dettaglio che il regista fosse Vincente Minnelli, profeta massimo del musical insieme a Stanley Donen. Le musiche sono di un altro gigante, George Gershwin. Hollywood ricevette dunque la nuova venuta. Secondo l’attitudine americana, sempre pronta ad accogliere e a inchinarsi alla cultura europea, quando c’è la grande qualità. Kelly sul set era implacabile, con una forza fisica impressionante. La sera Leslie si contava i lividi e la mattina al trucco avevano sempre quel problema da risolvere. L’artista francese fece dunque l’exploit che sappiamo e Hollywood l’adottò per altri film.

Basterebbe comunque quel ruolo per accogliere in perpetuo la Caron nel cartello dorato detto sopra. Ma un esordio così importante le permise di continuare in quel genere, per poi diventare, attrice per tutti i ruoli e prediletta da maestri come Gance, Clément, Truffaut, Malle, Zanussi, fra gli altri. Nel musical è legata ad altri due superclassici: Papà Gambalunga, di Jean Negulesco con Fred Astaire, e Gigi, dello stesso Minnelli con Louis Jourdan. La Caron portava fortuna ai suoi produttori, o forse non era fortuna, quando c’era lei gli Oscar cadevano a pioggia: 6 per Un americano a Parigi, ben 9 per Gigi, che pone quel titolo sul podio assoluto del premio.

Le performance memorabili di Caron in Un americano a Parigi sono la già citata Love Is Here to Stay, Embraceable You, un completo esercizio di virtuosismi di stili, e il balletto centrale del film, il momento più alto del genere musical, secondo Sinatra.

E mi piace ribadire: danzai con Savignano e Caron. Come Nureyev e Baryshnikov.