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I grandi del musical: Judy Garland, oltre l’arcobaleno

Divina dello schermo appena ritratta da Renée Zellweger in una performance da Oscar, è stata la star del ‘Mago di Oz’ ed ‘È nata una stella’. Ma anche la vittima di una sindrome che l’ha spenta troppo presto

Judy Garland in ‘È nata una stella’ di George Cukor (1954)

Foto: Bettmann/Getty Images

Nel 2019 è uscito Judy, diretto da Rupert Goold, con Renée Zellweger, che si è portata via Oscar e Golden Golbe. Il film narra della serie di concerti che la Garland avrebbe dovuto dare a Londra alla fine del 1968. La cantante chiudeva una parabola iniziata trent’anni prima. Il grande successo arrivato da adolescente continuò, stagione dopo stagione, con velocità e intensità che compromisero la sua salute. Judy finì per soffrire della sindrome di altri cantanti travolti da popolarità, e magari non del tutto attrezzati ad affrontarla. Elvis Presley, Michael Jackson, Amy Winehouse, Whitney Houston sono solo alcuni dei molti, moltissimi artisti morti prematuramente, vittime della sindrome.

Judy Garland, pseudonimo di Frances Ethel Gumm, era figlia d’arte, padre e madre erano attori di vaudeville. Frances sapeva muoversi sul palcoscenico già a otto anni. Nel 1938 fece un provino alla Metro e… venne presa. Mickey Rooney, suo compagno storico e grande amico, in C’era una volta Hollywood racconta: «Aveva un talento tale che glielo vedevi addosso come una gobba». Diventata “Judy”, mostrò doti straordinarie oltre quella voce potente, quasi da adulta, da contralto. Sapeva recitare e ballare e possedeva quella grazia non definibile che è degli eletti. Non aveva ancora vent’anni e alla Metro, dove 1c’erano più stelle che in cielo», rivaleggiava in popolarità con divine come Elizabeth Taylor e Ava Gardner. In quel 1938 fu protagonista del primo film della serie Andy Hardy, storie studentesche di grande successo che presentavano contenuti educativi e morali e che fecero di Judy un modello adottato dal grande pubblico. Uno degli episodi è dedicato ai minori che le famiglie inglesi con parenti americani mandavano oltreoceano per paura dei bombardamenti nazisti. Judy venne scelta come testimonial di quella missione.

L’anno dopo, ecco Il mago di Oz, che fece di lei, sedicenne, un mito del cinema. Fu lì che cantò Over the Rainbow, che divenne una delle canzoni del secolo. Secondo una classifica, neppure tanto antica, si collocava fra le prime tre americane con White Christmas e Night and Day. Quel successo afferrò la ragazzina come una morsa. La MGM le assegnava un ruolo dopo l’altro, senza tregua. Tutto il suo tempo era impegnato fra set e prove. Un ritmo che poteva essere sostento solo con sostanze e additivi che ben presto crearono dipendenza. E la major ne fu complice. Judy era una miniera d’oro, andava sfruttata. Nel ’45 sposò il regista Vincente Minnelli, l’anno dopo nacque Liza, che ereditò, in parte, il talento di mamma.

Dopo un periodo di stacco, nel 1954 pensò a un grande ritorno col film È nata una stella, un remake di un titolo del 1937, uno dei primi film a colori, con Janet Gaynor. Ma la Metro non credette nel progetto, così la Garland finanziò personalmente il film, prodotto dalla Warner, che però non coprì i costi di produzione. Fu una delusione insopportabile per l’attrice. Vittima di un’altra sindrome classica di chi si è trovato, come si dice, “in cima al mondo”. Non c’è più la percezione della realtà, e del declino. E così, in quei giorni a Londra, Judy non era in grado di sostenere l’impegno e le pressioni. Era troppo compromessa e cedette, nonostante le attenzioni del suo affezionato pianista Anthony. Era novembre. A giugno del 1969, Anthony seppe della morte della cara amica.

Per i numeri di Judy, scegliere è semplicissimo. Basta prendere un film ed estrarre, e vai sul sicuro. Dunque valgono i titoli della serie Andy Hardy, oppure le canzoni di Ti amavo senza saperlo, dove Garland si esibisce, nei panni di una senzatetto, in una performance comica irresistibile con Fred Astaire, e poi nel superclassico Easter Parade di Irving Berlin. Un richiamo particolare lo dedico a For Me and My Gal, film e canzone, dove Judy fa esordire nientemeno che Gene Kelly.

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