I grandi del musical: il sortilegio di Rita Hayworth | Rolling Stone Italia
Home Opinioni Opinioni Cinema

I grandi del musical: il sortilegio di Rita Hayworth

Diede il nome alla bomba H. Ispirò il cocktail margarita. Sposò un genio, Orson Welles, e un principe, Aly Khan. Ma, da ‘Gilda’ a ‘Sangue e arena’, fu anche protagonista di performance indimenticabili. Eccole

Rita Hayworth in ‘Gilda’ di Charles Vidor (1946)

Foto: Hulton Archive/Getty Images

Rita-Gilda: un sortilegio. Davvero un uragano nell’immagine femminile del dopoguerra, nella fantasia popolare, nella mitologia del cinema, nella storia del grande gossip. Margarita Carmen Cansino, poi Rita Hayworth (1918-1987), sposò un genio, Orson Welles, e un principe, Aly Khan, diede il nome alla bomba H sganciata sull’atollo di Bikini, le mamme chiamavano Rita le loro bambine, il cocktail margarita si ispirò a lei. Antonio Ricci, l’attacchino di Ladri di biciclette, sta incollando sul muro un manifesto di Gilda, quando gli rubano la bicicletta. Era… distratto. Tutto questo non giovò all’immagine della Hayworth, che fu sempre prigioniera del suo mito. Lei stessa diceva: «Ogni uomo che ho conosciuto è andato a letto con Gilda e si è svegliato con me». Un mito che fagocitava il suo talento, che era grande e completo. Gene Kelly, che ha avuto come partner tutte le dive danzatrici di Hollywood, quando gli chiedevano chi fosse la sua prediletta il primo nome che faceva era quello della Hayworth. I due erano stati protagonisti di Fascino (Cover Girl) e Rita aveva tenuto testa a Gene, e non era facile. Così come fu partner perfetta dell’altro gigante del ballo, Fred Astaire.

Era figlia d’arte, suo padre era Eduardo Cansino, spagnolo, e sua madre Volga Hayworth, a sua volta ballerina e attrice, americana. A dodici anni, Rita era già professionista di flamenco e si esibiva coi genitori. Per il cinema era solo questione di tempo. Nel 1935, l’incontro decisivo. Venne notata da Harry Cohn, tycoon della Universal colpito dalla sua bellezza latina. E decise di trasformarla in bellezza internazionale. Una schiera di “tecnici” rielaborò il look. Fu un momento decisivo e doloroso: la fronte e le tempie vennero allargate con sedute di elettrolisi, la capigliatura da bruna divenne rossa. Il risultato fu… Rita, bomba sexy delle platee di tutto il mondo. Dopo gli immancabili ruoli di secondo piano che una carriera nel cinema impone, nel 1941 Rita, 23enne, ebbe la grande occasione. La Fox decise per un investimento cospicuo per una riedizione di Sangue e arena, tratto dal classico di Vicente Blasco Ibáñez, in precedenza grande successo “muto” di Fred Niblo con Rodolfo Valentino, del 1922. Raccontava l’ascesa e il tramonto del torero Juan Gallardo. La produzione scelse Tyrone Power in quel ruolo, e Rita Hayworth in quello di Doña Sol des Muire, la femme fatale che fa perdere la testa all’ingenuo eroe dell’arena. Memorabile è Rita che, con la chitarra, canta Verde luna, mentre Tyrone si addormenta.

Gli impegni successivi – Non sei mai stata così bella, con Fred Astaire, e Fascino – ne rivelarono il talento totale. Da quel momento la carriera fu quella di una diva che poteva scegliere. E nel 1946 ecco arrivare Gilda, per la regia di Charles Vidor, partner Glenn Ford. Un titolo fra i primi evocati dalla memoria popolare del cinema. La Columbia sfruttò il successo enorme della coppia e rimise insieme Rita e Glenn negli Amori di Carmen e in Trinidad. Il sortilegio si era attenuato, ma i film furono comunque di successo. Nei primi anni ’90, Ford fu ospite di un programma televisivo condotto da Corrado. Non poté mancare la domanda scontata: «Signor Ford, si era innamorato di Rita?». Rispose: «E come si poteva non innamorarsi di lei?».

Gli amori di Rita furono… complicati. Orson Welles, suo secondo marito, superego divistico, era in competizione con lei. La diresse nella Signora di Shanghai, riuscendo persino ad abbrutirla. Dopo il divorzio sposò l’Aly Khan, principe ismaelita. Intervenne persino il Papa, Pio XII. La Hayworth, cattolica, sposando un islamico doveva considerarsi scomunicata. Anche il matrimonio col principe finì con un divorzio. A Rita rimase la figlia Yasmin. Ebbe ancora ruoli interessanti, in Pal Joey e in Tavole separate. Ma l’Alzheimer si stava ormai manifestando. La figlia le rimase sempre vicina. C’era anche quando Rita Hayworth morì nel maggio del 1987 in un ospedale di New York. La scelta delle sue performance cade di getto su Amado mio e Put the Blame on Mame, in Gilda; in Affair in Trinidad e nella “verde luna” citata sopra.

Altre notizie su:  Rita Hayworth