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I grandi del musical: Fred Astaire, l’unico e inimitabile

Da 'Cappello a cilindro' a 'Ziegfeld Follies': il re del tip-tap è stato il migliore di sempre. E il genere musicale al cinema gli deve moltissimo, parola di Gene Kelly

Fred Astaire in 'Cappello a cilindro'

Foto: ullstein bild via Getty Images

Cheek to Cheek è una canzone di Irving Berlin che fa parte del film Cappello a cilindro (Top Hat) del 1935, cantata da Fred Astaire (1899-1987). È uno dei pezzi più popolari di sempre. Spesso è stato inserito nei film, e sempre con un “ruolo” preciso, decisivo, a rappresentare indicazioni e sentimenti diversi con un contributo di intensità maggiore.

Nel Miglio verde di Frank Darabont, John Coffey (Michael Clarke Duncan), condannato a morte, esprime un ultimo desiderio: vedere Fred Astaire e Ginger Rogers che cantano e ballano Cheek to Cheek. Dice: «Ma sono degli angeli. Angeli come in paradiso». Li guarda anche Cecilia (Mia Farrow) nell’ultima sequenza della Rosa purpurea del Cairo.

La tregua di Francesco Rosi, tratto dal romanzo di Primo Levi, racconta il ritorno da Auschwitz dello stesso Levi e di altri compagni. Durante il viaggio si imbattono in un ambiente dove un militare ballerino, per festeggiare la sconfitta nazista, trasforma Cheek to Cheek nella danza russa della sciabola e subito si formano spontaneamente coppie che si allacciano nel ballo violando il divieto di fraternizzare. Levi afferma: «La musica unisce tutti». Nel Paziente inglese di Anthony Minghella, László Almásy (Ralph Fiennes) morente, chiede di sentire il disco di Cheek to Cheek. Decisivo è il contributo portato dal brano nei messaggi di questi film. Altre canzoni sono state inserite nei lungometraggi come “attori”: Over the Rainbow, La mer, Moon River, What a Wonderful World, ma Cheek to Cheek rimane un unicum. Nelle epoche è stata cantata da tutti: da Frank Sinatra a Bing Crosby, Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Rod Stewart, fino a Lady Gaga. Ma quel brano rimane un inalienabile “Astaire”.

Per raccontare Fred Astaire, il testimone passa a qualcuno che… più qualificato non si può: Gene Kelly, che in quello straordinario master sul musical che è C’era una volta Hollywood, ne parla così: «Quando uno fa il cantante, balla e ha lavorato parecchio nei film, è inevitabile che qualche giornalista gli chieda chi è stata la sua partner di danza preferita… Rita Hayworth, Vera-Ellen o Leslie Caron, ma se uno è furbo non dà mai una risposta diretta. Io invece infrango quella regola adesso, non sarà molto elegante, ma voglio mostrare l’eccezionale partner che ho preferito a tutti».

A quel punto irrompe la strepitosa sequenza del numero che Kelly e Astaire fecero insieme in Ziegfeld Follies. Passano dal tip tap alla danza acrobatica, alla classica. Sono di pari talento, nessuno dei due prevale sull’altro. Poi Kelly riprende: «Fred Astaire è stato il migliore in tutti i settori dello spettacolo che ha affrontato, il musical cinematografico gli deve moltissimo. Quando ne fece una serie con Ginger Rogers, divennero rapidamente la più famosa coppia di ballerini nella storia della cinematografia».

Il momento evocato è quello già raccontato in un mio pezzo precedente, I grandi del musical: sua maestà George Gershwin. Quando, ballando con Ginger, Fred canta They Can’t Take That Away from Me nei Barkley di Broadway. E grande è lo spettacolo.

Kelly, dopo aver citato e mostrato Astaire nel suo primo film La danza di Venere, continua: «Per Fred si trattava soltanto dell’inizio di una carriera che avrebbe deliziato parecchie generazioni di spettatori. Nel corso degli anni, i marchi di fabbrica di Fred Astaire sarebbero stati il cappello a cilindro e il frac. Ma oltre all’eleganza, nel suo stile c’è molto di più. Fred si sforzava continuamente di avvicinarsi alla perfezione, provando per ore e ore, cercando un nuovo passo o un’idea che potesse aggiungere qualcosa di fresco a ciascuno dei suoi numeri. A causa della sua ingegnosità e precisione, il pubblico non si rendeva conto di quale incredibile sforzo Fred profondesse nel suo lavoro. Faceva sembrare tutto facile. In Sua Altezza si sposa ballò con un attaccapanni e, come al solito, fece fare bella figura anche al suo partner. Le trovate di Fred erano entusiasmanti e divertenti, ma il suo talento era così straordinario che avrebbe potuto anche farne a meno. Questo è l’Astaire che io adoro guardare – parte la sequenza –, con una deliziosa partner come Cyd Charisse, una scenografia semplice, una canzone meravigliosa come Dancing in the Dark in Spettacolo di varietà. Fred Astaire era, ed è, un talento unico. Nessuno mai lo eguaglierà».