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I grandi del musical: Esther Williams, non solo sirenetta

Resa celebre dai ruoli ‘acquatici’, la diva della Metro-Goldwyn-Mayer era anche un’attrice di grande talento e carattere. Che ha saputo mantenere intatto il suo mito

Esther Williams nel 1945

Foto: Hulton Archive/Getty Images

Un’istantanea di Esther Williams (1921-2013) la offre Donald O’Connor, già protagonista di una delle mie rubriche, quando, in quella magnifica fonte di notizie sul musical che è C’era una volta Hollywood, parla di lei. Donald arriva su un vecchio set abbandonato, cammina intorno a una piscina vuota, inutilizzata da tanto tempo, si capisce. Poi comincia a raccontare.

«La Metro-Goldwyn-Mayer sembrava raccogliere artisti di talento come voi e io potremmo raccogliere margherite a mazzetti. Quando ero in questo Studio eravamo pieni fino agli occhi di tenori e baritoni, ballerini e pianisti. Ed erano tutti bravi. Ma questo set apparteneva praticamente a una stella, a una stella sola. Avrei tanto voluto lavorare con lei… Be’, non era soltanto una bellissima attrice con un viso e un fisico deliziosi, ma sapeva anche cantare e danzare. Sapeva anche far ridere, e come se questo non bastasse in acqua era un vero fenomeno. Naturalmente sto parlando di Esther Williams. Una campionessa di nuoto che lavorava come modella in un grande magazzino di Los Angeles quando i talent scout della Metro la scoprirono. Lo Studio costruì una piscina speciale per lei e le fece interpretare un film intitolato Bellezze al bagno. Il resto è storia. La MGM presentò Esther William in una serie di produzioni spettacolari. Durante la sua carriera lei nuotò con alcuni dei più famosi divi della Metro. E alcuni di loro si bagnarono anche i capelli. Come Howard Keel, Fernando Lamas, che in seguito lei sposò, Van Johnson, Peter Lawford, Ricardo Montalban, persino Tom e Jerry, Jimmy Durante e Red Skelton. Man mano che la sua fama cresceva, crescevano anche le dimensioni e la popolazione delle piscine. Esther non poteva più salire semplicemente su un trampolino e tuffarsi, adesso doveva essere presentata come Venere nascente dalle onde del mare. Nei ranghi delle grandi stelle musicali ci sono stati cantanti, ballerini, musicisti, e persino pattinatori. Ma la Metro fece in modo che ci fosse una sola Esther Williams… Roditi il fegato, Mark Spitz.»

E mentre O’Connor racconta, passano immagini di quei film che negli anni Cinquanta riempivano le sale. Un film con Esther Williams era “obbligatorio” andarlo a vedere. Come dice Donald, la Metro studiava evoluzioni sempre più spettacolari. A nuotare con Esther, a tuffarsi da altezze sempre più grandi erano decine di comparse e di acrobati. E ad accompagnare le performance erano le musiche di ogni genere, dai classici americani ai valzer di Strauss. In quei primi anni del decennio, Esther ebbe un successo dopo l’altro. Naturalmente le sceneggiature erano scritte su misura per lei. Alcuni titoli: La figlia di Nettuno, La duchessa dell’Idaho, La sirena del circo. Soprattutto La ninfa degli antipodi, dove la Williams ripercorreva la storia della nuotatrice australiana Annette Kellerman, che, colpita da bambina dalla poliomielite, riuscì a guarire, imparare a nuotare e diventare una protagonista del teatro newyorkese. In quel film Esther Williams diede il meglio di se stessa, anche come attrice drammatica.

Come spesso accade, la ricerca di nuove evoluzioni finì per snaturare l’invenzione iniziale. Nel film Annibale e la vestale (1955), Esther diventa promessa sposa di Fabio Massimo e viene catturata da Annibale che sta marciando su Roma. Ma la “vestale” lo convince a risparmiare la città eterna. Il registro sofisticato grottesco-storico non si addiceva al musical e neppure ai suoi appassionati. Il ciclo trionfale dell’attrice nuotatrice si era esaurito. Consapevole che la sua stagione si avviava al tramonto, ancora giovane la Williams decise di fare altro. Seguì le orme di un’altra diva, Josephine Baker, di cui ho già raccontato. Decise di dedicarsi ad attività benefiche. Fra le molte iniziative si impegnò come insegnante di nuoto ai bambini ciechi. Declinava gli inviti a partecipare a manifestazioni o a retrospettive sui suoi anni eroici.

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