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‘Guava Island’, Childish Gambino serve il due di picche a Rihanna

La popstar, che nella trama dovrebbe esserne musa, viene relegata a spalla di Gambino e finisce per essere un personaggio accessorio e privo di tridimensionalità. E poi Riri non canta. Sì, avete capito bene

Nel mondo dei fan della musica ci sono due tipi di persone in questo momento. Quelli che sono andati al Coachella a fare mille stories e quelli – come me – che sono rimasti nella propria vita a rosicare. Quelli come me, questo weekend, continuavano a ripetersi frasi come “il Coachella non ha poi sta gran line up, è troppo mainstream e ci va pure la Ferragni, è la classica baracconata americana fatta più per i selfie che per la musica”, sapendo, perché lo sappiamo, che sono cose che dobbiamo raccontarci per non abbatterci mentre guardiamo la diretta del festival su YouTube.

Donald Glover aka Childish Gambino è il nome del momento. Negli ultimi due anni con Atlanta, la serie da lui ideata, scritta e interpretata, e il brano This is America ha vinto cinque Grammy, due Emmy e due Golden Globe. Da enfant prodige a superstar. Glover ha bruciato le tappe, sfornando successi ad alto livello qualitativo, alzando l’asticella sia nel campo musicale che in quello delle serie. Scelto come headliner della serata di sabato del festival californiano, ha anticipato la sua performance con la proiezione in anteprima di Guava Island, il suo nuovo progetto filmico con la partecipazione di Rihanna e la regia di Hiro Murai (il regista del video cult di This is America). HYPE HYPE HYPE.

Ve ne parliamo perché anche noi – sì, quelli che non sono stati nell’assolatissimo Coachella – ora possiamo guardare il nuovo lavoro di Gambino direttamente a casa nostra su Amazon Prime. Quindi, parliamone.

Guava Island, a differenza di lavori come Atlanta, è il primo lavoro filmico di Donald Glover firmato a nome Childish Gambino; una piccola e sostanziale differenza che serve a inquadrare con maggior precisione l’opera. Il film è un “tropical thriller” (citando Amazon) girato a Cuba, in cui Gambino interpreta Deni, un musicista che, con le sue canzoni, vuole unire il popolo dell’isola per liberarlo dalla dittatura locale. Perdonatemi la sintesi clamorosa, ma è quello che mi tocca fare per non spoilerare nulla.

Guava Island, però, non è proprio un thriller, né tantomeno un visual album come Lemonade di Beyoncé. Il film si ritaglia un suo spazio tra musical, art film e commedia d’autore, in cui la scelta di una fotografia così granulosa da pellicola in 16mm deve sposarsi con l’attitudine pop e coloratissima del mondo esotico isolano scelto come ambiente della storia. Due momenti spiccano sopra tutto, affascinanti, estranianti e originali come nei migliori lavori di Gambino e, non a caso, sono i momenti in cui in cui il nostro protagonista Demi diventa la trasposizione filmica di Childish Gambino. Il primo è una riproposizione e reinterpretazione del video cult di This is America, mentre il secondo è una performance di Summertime Magic, in cui un magnifico Glover decide di non cedere al duetto con Rihanna.

Ma per tutta la durata del film qualcosa non torna: Rihanna, appunto. La mega super gigantesca popstar viene centellinata, relegata a spalla monocorde di Gambino. Riri, che nella trama dovrebbe esserne musa, finisce per essere un personaggio accessorio ma privo della tridimensionalità di cui necessiterebbe. Quindi uno spoiler è doveroso: Rihanna non canta. E visto che non stiamo parlando di un’egregia attrice è normale che si finisca a farsi una serie di domande su questa scelta. Perché il duetto su Summertime Magic è proprio un’occasione sprecata.

Guava Island è quindi un trip di Childish Gambino. O meglio, è il modo con cui Glover decide di rendersi martire esasperando il suo ruolo di eroe nero e anti-capitalista antagonista di quella società americana (e occidentale) malata. E così deve essere interpretato il film, come un’accusa sociale al sistema americano, da cui, secondo Gambino, è impossibile uscire. Perché anche Guava Island è America, tutto è America.

Di per sé, Guava Island non è un capolavoro, tutt’altro. Sembra girato quasi di corsa, come fosse un guilty pleasure piuttosto che un impegno all’Atlanta. La vena pop tropicale è bilanciata dall’ironia dell’interpretazione di Glover, ma tra la mancanza di una controparte femminile forte (Rihanna, come detto, è poco efficace quanto mal gestita) e una sceneggiatura ridotta all’osso, Guava Island si limita al ruolo di un musical comedy con venature dark incapace di spiccare il salto. Nonostante ciò, l’interpretazione di This is America vale il tempo di una visione. Da Gambino pretendiamo oramai qualcosa di più. E probabilmente anche lui lo sa.

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