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Dal libro al film: ‘Spiderhead’ è un esperimento non riuscito

Dal racconto di George Saunders pubblicato sul ‘New Yorker’, un film (tra i più visti su Netflix) diretto da Joseph Kosinski (tra i registi più fortunati della stagione: vedi ‘Top Gun: Maverick’) che però non è mai all’altezza

Chris Hemsworth in ‘Spiderhead’

Foto: Netflix

La derivazione letteraria di un film è sempre qualcosa cui prestare attenzione. Può succedere che una produzione si rivolga a un testo non così popolare, ma di qualità. Il film è Spiderhead, il master cartaceo è Escape from Spiderhead, un racconto di George Saunders. Siamo in un futuro prossimo. Spiderhead è una vera fortezza carceraria che ospita un centro di ricerca avanzata: i detenuti vivono in un ambiente quasi ideale, rilassato dall’architettura, strutturato in un design “intelligente” che favorisce una certa qualità di vita. In realtà i detenuti sembrano liberi di vivere la vita che vogliono, ma solo in apparenza.

C’è un prezzo da pagare, non piccolo. Devono sottoporsi a certi esperimenti del dottor Steve Abnesti, che applica alle loro schiene un apparecchio che regola la somministrazione di varie droghe che provocano effetti mirati sul comportamento. Si tratta di sostanze che agiscono nelle varie sfere del cervello, esaltando le sensazioni, rilanciando la loquacità e agendo persino sulla percezione dell’amore e sulla più profonda depressione. Ma qual è la ragione ultima di questi esperimenti?

Gli autori. Per Joseph Kosinski il 2022 sarà un anno da ricordare: ha firmato due titoli, non da poco, Top Gun: Maverick e Spiderhead, appunto. La memoria mi riporta, fatte le debite proporzioni, a un caso simile, che riguarda Victor Fleming, che nel 1939 firmò Via col vento e Il mago di Oz. Due titoli che entrano nella storia nobile del cinema. Non accadrà per i film di Kosinski.

Certo, le due opere “coetanee” del regista sono molto diverse, magari opposte. Top Gun è un blockbuster che è stato in testa ai box office in molti Paesi, Spiderhead è tratto dal testo letterario detto sopra. Il racconto di Saunders è stato pubblicato sulla prestigiosa testata The New Yorker ed è leggibile online. Lo scrittore rappresenta il tema in chiave molto diversa da quella del regista, ma sta nelle discipline, visto che il cinema ha regole molto diverse dalla letteratura, che per sua natura ha più possibilità di approfondimento dei contenuti. Saunders ha così avuto la possibilità di estendere la sua ricerca alla manipolazione delle emozioni fino a un focus sui dubbi ontologici della natura umana.

Libro-film. Il termine è contaminazione, lemma dal significato non positivo, tuttavia è capitato che un regista si permettesse contaminazioni e licenze magari pesanti e ne uscisse comunque un film di qualità. È molto difficile che un film sia all’altezza del libro da cui è tratto. La memoria di getto mi evoca Il gattopardo, titolo che può dividersi la paternità fra Lampedusa e Visconti, e poi Furore, con le due firme di Steinbeck e Ford. Da citare è anche Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann, che ha completamente stravolto Shakespeare firmando comunque un capolavoro “da cinema”. Ma Spiderhead non fa parte di quei vertici.

Una struttura come quella rappresentata certo non è una novità nei film. Il tema è molto caro alla fantascienza. E anche qui vale un riferimento letterario, un master, una sorta di primo motore. Il nome è Aldous Huxley, scrittore e filosofo britannico che si interessava a temi spirituali e alla parapsicologia e che è stato protagonista di circoli accademici e uno dei leader del pensiero moderno. Scrisse un libro, Il mondo nuovo, che viene considerato un classico e che fa testo in quella chiave. Gli umani manipolano il proprio carattere con vari psicofarmaci. Lo scenario è una prigione distopica “truccata” da una patina di comodità che la fa apparire una vera utopia. Un luogo che ha dato agli scenografi la possibilità di inventare e stupire. Di fare “cinema”. Ma poi la scrittura non è stata all’altezza dell’originale cartaceo. Ma, ribadisco, non lo è quasi mai.