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Daisy Edgar-Jones, quella faccetta un po’ così che fa impazzire il mondo

Consacrata da ‘Normal People’, la lanciatissima attrice inglese è ora protagonista su Disney+ di ‘Fresh’. Un’anti rom-com ‘cannibale’ che segue il dibattito attuale su uomini e donne. E dove quella faccetta lì funziona alla perfezione

Daisy Edgar-Jones in ‘Fresh’ di Mimi Cave

Foto: Disney+

Daisy Edgar-Jones mi ricorda tantissimo alcune mie ex compagne di liceo: minute, con gli occhioni grandi, quelle faccette un po’ così che sembrano sempre sul punto di mettersi a frignare, i capelli castani e la frangetta. Scialbette, pensavo ai tempi, supreme rappresentanti della classica attitudine da gattina morta che noialtre detestavamo, eppure capaci di attrarre chiunque come carta moschicida: tanto le ragazze, che desideravano carpire il segreto di cotanto fascino; quanto i ragazzi, che chissà, forse mossi da un desiderio di protezione o vattelapesca, pendevano dalle loro labbra. Magari è proprio per via delle mie antipatie adolescenziali che Daisy Edgar-Jones mi mette a dura prova: l’ho mal sopportata in Normal People pur riconoscendone la bravura (aperta parentesi: mal sopporto anche Sally Rooney, e le due cose sono inscindibilmente connesse); l’ho trovata perfetta in Fresh (dal 15 aprile su Disney+), sebbene il fastidio provato fosse il medesimo.

Nel debutto alla regia di Mimi Cave, con sceneggiatura firmata da Lauryn Kahn – un all-girls-team, e non poteva essere altrimenti – Daisy è Noa, donna tanto carina quanto sfortunata con gli uomini che, dopo una serie di appuntamenti deludenti, incappa casualmente in Steve, chirurgo plastico interpretato da un Sebastian Stan che è la vera rivelazione del film. Noa s’illude che da lì in avanti la sua vita sentimentale sarà finalmente in discesa, ma in un’epoca in cui la prima cosa che facciamo quando conosciamo un tizio è googlarlo, la poverina decide di fidarsi senza farsi troppe domande. E finisce nelle grinfie di un cannibale psicopatico che si mantiene asportando gradualmente pezzi del corpo a varie vittime per spedirli a una clientela altolocata di cannibali. Chiaramente il tutto è una metafora dell’ormai noto dibattito che ruota attorno alla donna-preda e all’uomo-carnefice, mi pare scontato sottolinearlo, così come mi pare scontato sottolineare che sarebbe stato un plot twist fighissimo se Noa avesse abbracciato la filosofia cannibale di Steve e si fosse dedicata allo smembramento delle amiche.

Miss Edgar-Jones tornerà a breve a far parlare di sé prima con la miniserie Under the Banner of Heaven insieme ad Andrew Garfield, basata sull’omonimo libro di non-fiction di Jon Krakauer (pubblicato in Italia da Tea con il titolo In nome del cielo – Una storia di fede violenta), firmata FX e in uscita il prossimo 28 aprile negli Stati Uniti su Hulu. Poi la ritroveremo al cinema il 15 luglio con La ragazza della palude, thriller ambientato nel profondo Sud degli Stati Uniti, basato sull’omonimo romanzo bestseller di Delia Owens: la regia è di Olivia Newman, mentre tra i produttori ci sono Lauren Neustadter e Reese Witherspoon.

Niente male per la piccola Daisy, nata a Islington nel 1998 e con una carriera relativamente recente, iniziata nel 2016 con la comedy drama britannica Cold Feet e proseguita con il film indipendente Pond Life (2018), nonché con la serie franco-statunitense War of the Worlds (2019), in Italia andata in onda su FOX e ora disponibile su Disney+. La svolta arriva nel 2020, quando viene appunto scelta, al fianco di Paul Mescal, per dare volto alla Marianne di Normal People, adattamento televisivo dell’omonimo romanzo di Sally Rooney, ruolo grazie al quale ottiene una candidatura ai Golden Globe e ai Critics’ Choice Television Award.

Daisy Edgar-Jones con Paul Mescal in ‘Normal People’. Foto: Hulu

Lo stesso anno, British Vogue la inserisce nella lista delle donne più influenti del 2020, che sarebbe pure legittimo domandarsi influente per cosa, alla luce della manciata di apparizioni fatte fino a quel momento, ma qui torniamo alla tesi di partenza, ed esattamente come nei problemi di trigonometria concludiamo con il classico CVD, come volevasi dimostrare.

La ragazza, tornata di recente single dopo la rottura con Tom Varey, al di là dell’indiscutibile bravura, al di là del suo essere britannicamente cool (vedi alla voce Kate Moss, Suki Waterhouse, Alexa Chung, Sienna Miller e compagnia cantante), ha quell’irresistibile faccetta lì, la faccetta giusta: quella che da teenager trovavo insopportabile, quella che due anni fa m’ha convinta a tagliarmi nuovamente la frangia. Cara Daisy, ti va di fare pace?

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