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Compositori nei film: Vangelis, l’epica e la gloria

‘Blade Runner’, ‘Momenti di gloria’, ‘Alexander’: tre epiche nelle mani di un greco nato per quel genere

Rutger Hauer in ‘Blade Runner’ di Ridley Scott

Foto: Warner Bros./Archive Photos/Getty Images

Talento fenomenale, basico, istintivo, tanto da ignorare la scrittura e la lettura delle note. Autore di musiche che fanno parte della colonna sonora dell’epoca recente, comprese le colonne nei film. Trattasi di Evangelos Odysseas Papathanassiou, nome in arte Vangelis. Il musicista ha toccato alcuni dei film spine dorsali del cinema. I titoli: Blade Runner, Momenti di gloria, Alexander. Sono titoli, in modo diverso, portatori di epica. E Vangelis è greco, dunque titolare dell’epica più grande, nata intorno all’Egeo una trentina di secoli fa.

Blade Runner di Ridley Scott (1982) è un canto tragico di epica del futuro. In una Los Angeles piovosa e sovrappopolata, il poliziotto Deckard dell’unità Blade Runner viene richiamato in servizio. La sua specialità è l’eliminazione di esemplari insubordinati di replicanti. Quattro di loro hanno raggiunto la Terra per tentare di infiltrarsi nelle industrie che li fabbricano. I replicanti sono identici agli esseri umani, tranne che per la durata limitata della loro esistenza e per l’apparente incapacità di provare sentimenti. Il film presenta una società multietnica e tratteggia i diversi personaggi, tutti pervasi da un’amarezza cosmica e afflitti da angosce esistenziali. Per descrivere in musica questa condizione umana non bastava un compositore convenzionale accreditato, ci voleva una vocazione mistica e antica, proprio per un’indicazione futura. Nella composizione il maestro alterna temi classici con suoni futuristici creati al sintetizzatore, per sostenere lo stile thriller voluto dal regista Ridley Scott. Vangelis chiamò un altro greco, Demis Roussos, che canta il brano introduttivo Tales of the Future.

Momenti di gloria, del 1981, di Hugh Hudson – premiato con quattro Oscar, a Vangelis compreso – è la storia di due atleti inglesi, Abrahams e Liddell, che alle Olimpiadi del 1924 a Parigi vinsero la medaglia d’oro nei cento e nei quattrocento. La storia percorre le tappe del progressivo avvicinamento di entrambi al successo, ne ricostruisce le motivazioni interiori e i profondi dubbi esistenziali. Hudson fornisce un quadro d’insieme della società dell’epoca riuscendo a evitare a ogni inquadratura il ritratto di maniera sull’Inghilterra del buon tempo andato. Vangelis soccorre con una colonna musicale in cui mostra di aver perfettamente compreso qual è il senso della partitura dell’intero film. Non rinuncia all’epicità, stemperandola però in una scrittura attenta a non perdere di vista l’aspetto intimo delle vicende narrate. E si affianca anche all’uso dei ralenti, strumento spesso a doppio taglio nei film che si occupano di argomenti sportivi, che invece si rivela attento a non scadere nel virtuosismo fine a se stesso ma è finalizzato alla restituzione di una dimensione emotiva e non all’esaltazione dell’uomo-macchina. La sinfonia iniziale dei titoli, dove gli atleti corrono nella risacca, biancovestiti, forti e sorridenti, è una delle musiche più rapinose e sì, epiche, del cinema. Usata e abusata in spot e servizi.

Alexander è un film del 2004, diretto da Oliver Stone. Il regista fa dell’eroe una personalità complessa, un tiranno “partecipativo”, un conquistatore spinto da ideali. Comincia il mentore Tolomeo, seguono poi le istruzioni di mamma Olimpia/Angelina Jolie. Poi tocca al padre Filippo provare a spiegare al giovane Alessandro come si sta al mondo. Nei primi mesi del 334 avanti Cristo Alessandro parte dalla Macedonia e, dopo undici anni, conquista dopo conquista, arriva in India. Si ferma solo perché i suoi comandanti si rifiutano di continuare. Muore nel 323, di malaria. Alessandro è uno degli uomini più importanti della vicenda umana. Ed era greco. Consegnarlo a Vangelis è come chiudere un cerchio magico, mitologico, epico, della storia.

Sembra che Vangelis (1943) in precocità valesse un Mozart, se è vero che già componeva a quattro anni. Da magnifico autodidatta, ha poi rispettato quella promessa. Suonando molti strumenti, fondando gruppi di ogni genere, realizzando album da primati di vendite. E poi naturalmente il cinema, che lo pone ai vertici musicali di quella disciplina. Tre epiche nelle mani di un greco nato per l’epica.

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