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Compositori nei film: Maurice Jarre, nel cuore del racconto

Dal ‘Dottor Živago’ a ‘Lawrence d’Arabia’, è nel cinema di David Lean che il maestro francese ha trovato il luogo migliore per le sue indimenticabili ‘narrazioni’ sonore

Julie Christie è Lara nel ‘Dottor Živago’ di David Lean (1965)

Foto: Silver Screen Collection/Hulton Archive/Getty Images

Sta nei fatti l’azione decisiva dei compositori di colonne sonore rispetto ai film. Non è improprio dire che una nota può valere un fotogramma. I musicisti raccontati ne sono i testimoni. Ciascuno di loro ha saputo aderire al sentimento, al dramma, all’avventura, alla tensione, al riso e al sorriso, e a tutto il resto che era il cuore del racconto. A ciascuno, pur nella completezza, apparteneva però un predilezione: a Tiomkin l’avventura, a Rózsa la storia, a Mancini il sentimento, a Steiner la musica classica adattata. Maurice Jarre (1924-2009) fa parte di questa antologia nobile, è al livello dei nomi citati, anche lui ha saputo adattarsi a tutto ma credo che gli appartenga un segno particolare, potente: se senti una sua musica ti ritrovi lì dove vive il racconto.

Per arrivarci percorre una strada esemplare, comune a molti di questi musicisti, per chi non è nato in America. Formarsi nel loro Paese e poi il trasferimento alla Mecca del cinema. Jarre è nativo di Lione. Interessante è la sua formazione, come il suo passaggio alla Sorbona nella facoltà di ingegneria. Non si laurea, ma quell’applicazione gli sarà utile nel suo percorso artistico. Si iscrive al Conservatorio di Parigi concentrandosi in composizione e armonia, scegliendo le percussioni come strumento principale. Diventa direttore del Théâtre National Populaire e registra la sua prima colonna in Francia nel 1951. E poi, Hollywood. Dove porta anche la sua cultura tecnica, elettronica, se già negli anni ’80 scrive per orchestre favorendo la musica sintetizzata. Un segnale che sarà spesso presente nei suoi lavori, distribuito con equilibrio rispetto ai contenuti. La filmografia che lo riguarda è impressionante. Sono oltre ottanta i titoli che ha musicato. Quasi tutti nella memoria dei cinefili.

Di getto il primo segnale arriva dal tema di Lara, coi testi di Paul Francis Webster, il valzer rapinoso che attraversa Il dottor Živago (1965) di David Lean. Eseguito dai Mike Sammes Singer, tenne i primi posti delle hit parade del Regno Unito e degli Stati Uniti per quasi tutto il 1966. Per Jarre, David Lean è un compagno di viaggio propizio. Il musicista si è aggiudicato tre Oscar, tutti per le colonne di film del regista: per Lawrence d’Arabia (1962), Živago e Passaggio in India (1984). A fronte di 9 nomination. Chiamiamola “onomatopeia”. Ma se ascolti la sinfonia che accompagna Lawrence in cammello sulla via fra il Cairo e Aqaba, davvero ti sembra di essere sotto l’ “incudine del sole” del deserto del Nefūd. E il tema di Passaggio in India evoca quegli scenari e quella cultura.

A campione, alcuni titoli e la loro genesi. Il giorno più lungo (1962), a sostegno dello sbarco in Normandia che decise la guerra; Il treno (1964) di John Frankenheimer: eroismi della Resistenza francese; Parigi brucia? (1966) di Renée Clement: altro valzer memorabile; La figlia di Ryan (1970) del compagno David Lean: tema romantico e violento a contrasto, come può essere una storia irlandese; Topaz (1969) di Hitchcock: l’affaire di Cuba 1962, quando si sfiorò la guerra nucleare. E poi l’Italia, incarico importante, da parte di Luchino Visconti con La caduta degli dei (1969): l’ascesa e il tramonto del nazismo. Non era un tema semplice. Infine, la parentela del compositore con la letteratura nobile: Gli ultimi fuochi (1976) di Elia Kazan, dal romanzo incompiuto di Francis Scott Fitzgerald; L’uomo che volle farsi re (1975) di John Huston, dal libro di Rudyard Kipling, premio Nobel; Il tamburo di latta (1979) di Volker Schlöndorff dal testo di Günter Grass, altro premio Nobel. Maurice Jarre: il cinema gli deve molto.

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