Compositori nei film: Hugo Friedhofer, colonna (sonora) della Storia americana | Rolling Stone Italia
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Compositori nei film: Hugo Friedhofer, colonna (sonora) della Storia americana

Da ‘I migliori anni della nostra vita’ a ‘I giovani leoni’, la musica del compositore ha accompagnato alcuni dei più grandi momenti del ’900 USA

Fredric March, Myrna Loy e Teresa Wright nel film ‘I migliori anni della nostra vita’ di William Wyler.

Foto: RKO Radio Pictures/Getty Images

Il migliori anni della nostra vita, del 1946, firmato da William Wyler, è uno dei più grandi film americani. È la storia di tre reduci della seconda guerra mondiale e del loro difficile reinserimento nella vita borghese. Il film si portò via tutti i più importanti Oscar di quell’anno, otto. Indimenticabili furono le performance di Fredric March, migliore attore, e di Harold Russell, un vero reduce, mutilato delle braccia. Il tema dei reduci era molto sentito. Ed era conosciuto. L’America si addice ai reduci: c’erano stati quelli della Grande Guerra, poi ci sarebbe stato il Vietnam, poi il Golfo. Quella nazione non riesce a stare senza reduci. Il produttore era il geniale Samuel Goldwyn, che per la musica chiamò Hugo Friedhofer. Entrambi premi Oscar. Per un tema così importante e ardente occorreva un compositore che sapesse sostenerlo secondo i diversi registri: il dramma, il ricordo della guerra a fronte del nuovo status in pace, i rapporti famigliari che andavano ricostruiti dopo un’assenza lunga e pesante. Goldwyn e Wyler ritennero che Friedhofer possedesse i necessari requisiti.

Il prezzo del dovere è del 1953, è diretto da Melvin Frank e Norman Panama e racconta uno dei più grandi traumi della storia umana: l’atomica di Hiroshima il 6 agosto del 1945. Il “prezzo” è quello che paga Paul Tibbets, il comandante del B-29 che sganciò la bomba. Tibbets era il più esperto pilota militare d’America. Organizzò la spedizione da una base segretissima, dovette sottostare a impietose regole di disciplina e sicurezza che compromisero i suoi rapporti normali, a cominciare da quelli con sua moglie. A dare corpo e volto al comandante era Robert Taylor, uno dei divi massimi del cinema hollywoodiano, che comunque rinunciò agli atteggiamenti di “bellissimo” e fu all’altezza del ruolo. C’è un concetto che Tibbets esprime più volte: che quell’azione, terribile, sarebbe servita ad abbreviare la guerra e salvare tante vite, americane e giapponesi. Una tesi non sempre condivisa. C’è un pensiero diverso: l’America non aveva perdonato al Giappone l’attacco proditorio di Pearl Harbor. Per la musica la MGM chiamò Friedhofer. Le ragioni non sono dissimili da quelle espresse sopra.

I giovani leoni è un film del 1958 diretto da Edward Dmytryk, con Marlon Brando, Montgomery Clift e Dean Martin. Racconta un episodio della Seconda guerra mondiale. La parte finale è dedicata a un altro trauma della storia: gli americani entrano in un lager e si trovano di fronte a quell’inverosimile girone infernale. Il tedesco Christian Diestl (Brando) e l’ebreo americano Noah Ackerman (Clift), in modo diverso, provano lo stesso disgusto. Il film era tratto dal bestseller di Irwin Shaw, autore ebreo. Per due temi così decisivi nella storia del ‘900 il capo della Fox Darryl F. Zanuck, che produsse alcuni dei film tratti dai maggiori romanzi americani, scelse per le musiche Friedhofer. Sapeva di andare sul sicuro.

Nel 1960 Marlon Brando, allora la divinità imperante del cinema, dopo tanti straordinari ruoli di attore, con relativi Oscar e nomination, decise di mettersi dall’altra parte della cinepresa con I due volti della vendetta. Per quella sua prima e unica regia scelse un soggetto western da un romanzo di Charles Neider. Marlon letteralmente divora il film, è presente in quasi tutte le sequenze, secondo il suo metodo, che è sempre diverso dai registri convenzionali di tutti gli altri. Ritiene che basti inquadrare il suo volto e il suo corpo e il resto sia inutile. Per le musiche, che si adattassero a quella presenza e a quell’estetica quasi statica, scelse Hugo Friedhofer, che aveva conosciuto sul set dei Giovani leoni.

Quei titoli sono quattro riferimenti, non banali, che definiscono il talento e la considerazione di cui il compositore godeva. Bastano le musiche che accompagnano i titoli iniziali dei film: sono vere sinfonie. Hugo Friedhofer (1901-1981) era nato a San Francisco, ma i suoi genitori erano tedeschi. Dunque anche lui, come gran parte dei compositori da cinema di quell’epoca, fa parte di quella cultura, che aveva fatto sua e che avrebbe trasferito nei suoi spartiti. Friedhofer ha scritto oltre 250 colonne per film, cortometraggi e televisione. Ha collaborato con quasi tutti i grandi registi americani. Fra questi Hitchcock (Prigionieri dell’oceano), Hawks (Venere e il professore), Fleming (Giovanna d’Arco), Vidor (Gilda), Wilder (L’asso nella manica), Huston (Il barbaro e la geisha). Oltre all’Oscar per I migliori anni, ha ottenuto altre otto nomination.

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